Come muoversi ad Ayutthaya e vedere (quasi) tutto

L’antica capitale thailandese, Ayutthaya, come ho già accennato qui, è la classica meta di un giorno da Bangkok. Facilmente raggiungibile dalla capitale, sia in treno che in bus, è un luogo fantastico a cui dedicare qualche ora del proprio tempo perché ne vale davvero la pena. Ma come raggiungere la zona dei templi dalla stazione? Come muoversi al suo interno, visto che il parco è vastissimo e intricatissimo?

Esistono vari modi per spostarsi da un punto all’altro del parco, alcuni tradizionali, altri decisamente originali. Ma se c’è una cosa da ritenere indiscutibile è che i thailandesi sono dei veri geni nell’arte di trasportare le persone. Qualsiasi cosa che sia in grado di caricare della gente va bene. Se possiede delle ruote è meglio. Ma non tutti sono ideali per muoversi ad Ayutthaya, a dispetto dei tentativi degli autoctoni di dimostravi il contrario. Direi quindi che prima di tutto è il caso di offrire una breve descrizione di quali mezzi è possibile trovare nei pressi dell’area, evidenziando di ciascuno i rispettivi pregi e difetti.

Il primo e più comune è il tuk tuk. Diffuso qui come in qualunque angolo della Thailandia, basta che ci sia una strada appena transitabile. Il mezzo si rivela ben presto il più idoneo a scarrozzarvi in lungo e in largo per l’area archeologica e oltre. E’ agile, s’infila dove nessun altro osa andare; riesce a superare agevolmente qualsiasi blocco di traffico; è abbastanza divertente – quando lo smog non è a livello tale da soffocare.

Tuttavia, a mio parere non è il caso di prenderne uno proprio alla stazione di Ayutthaya. Non perché non ce ne siano, anzi, tutt’altro. Il piazzale è zeppo di veicoli, ammassati alla rinfusa, con i loro proprietari a caccia forsennata di turisti che escono dalla stazione. Il problema di fondo è che la stazione è piuttosto distante dalla zona dei templi; prendere un tuk tuk qui equivale a sborsare una cifra comunque alta, a dispetto di qualsiasi contrattazione, e sobbarcarsi un viaggio molto lungo. Non vale la pena. Per questo suggerisco di fare qualche passo in direzione della strada principale e fermare al volo un Songthaew.

Un songthaew per le strade di Phitsanulok

Cos’è un songthaew? E’ il mezzo illustrato nella foto. In pratica un pickup attrezzato con sedili laterali, spesso di durissimo legno, e una tettoia per ripararsi dal sole/pioggia. Rispetto ai tuk tuk copre distanze molto più estese, come quelle tra una cittadina e un altra. A mio parere sono i mezzi ideali per farsi trasportare all’ingresso principale dell’area archeologica di Ayutthaya. Oltre non possono andare. Ma come si prende un sogthaew? A volte non è necessario fare proprio nulla, è il songthaew che prende te! L’autista si accosta e, incurante del fatto di avere già della gente a bordo, inizia a seguirti a passo d’uomo chiedendoti dove vuoi andare. Ma il percorso in genere è fisso: da un punto A a un punto B. Quindi basta sincerarsi dove l’autista è disposto portarti; sulla strada principale di Ayutthaya quasi tutti i songthaew vanno proprio all’area archeologica, quindi non c’è alcun timore di sbagliare. La tariffa è decisamente più contenuta di quella praticata dai tuk tuk,  almeno in questa zona della città.

Arrivati davanti al grande piazzale del parco archeologico occorre fare una scelta cruciale. Da lì si intravedono i pinnacoli degli stupa e alcuni di essi appaiono molto, ma molto lontani. Come raggiungerli tutti senza lasciarci le suole dei sandali nuovi appena acquistati? E qui rientra in gioco il tuk tuk. Gli autisti, da queste parti, sono molti di più e molto meno esigenti di quelli che stanno alla stazione. La concorrenza sfrenata fa in modo che i prezzi crollino a tutto vantaggio dei turisti. Dopo una contrattazione mai troppo estenuante, ci si mette d’accordo sul prezzo, il tragitto e più o meno la durata dell’intero giro. Il driver quasi sempre conosce perfettamente i gusti dei turisti, quindi li conduce ai monumenti più importanti e tralascia quelli meno significativi; consiglio quindi di lasciare fare a lui.

Un mezzo alternativo, ma ben più faticoso, è la bicicletta. Mezzo ideale a garantire la totale libertà di movimento, è vero, ma da queste parti, con l’umidità al 90%, il sole a picco o peggio, la pioggerellina battente, non ritengo sia la scelta migliore. Ma de gustibus, ovviamente… Molti turisti la noleggiano in numerosi esercizi specializzati, e a quanto ho visto i costi sono inversamente proporzionali alla vicinanza dall’area archeologica. Le bici sono di tutti i tipi: classiche, senza cambio, mounten bike, alcune anche a pedalata assistita. Non c’è alcun pericolo che ci venga un colpo, a parte a causa del caldo: l’area di Ayutthaya è completamente piatta, e tolti alcuni rilievi, probabilmente non naturali, e qualche ponticello, la strada non riserva salite proibitive.

Elefanti in attesa di clienti

Infine, devo fare un accenno all’ultimo mezzo disponibile, l’elefante. Ad Ayutthaya alcune agenzie offrono un tour dei templi a dorso di questo placido pachiderma. Come si vede dalla foto, il baldacchino posto sulla schieda dell’animale ospita una specie di poltronetta imbottita per due persone con un vistoso ombrellone sopra. La posizione è abbastanza comoda, bisogna ammettere, ma a lungo andare le gambe cominciano a formicolare e, nell’impossibilità di scendere, si è costretti a sopportare il disagio finchè il tour non si conclude. Per non parlare del vago malessere, tipo mal di mare, che l’andatura ondeggiante del pachiderma trasmette…

 

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