I tesori di Ayutthaya: la testa di Budda tra le radici di un ficus

Per chi avesse intenzione di andare ad Ayutthaya in giornata – come abbiamo fatto noi – la scelta dei luoghi da visitare è praticamente obbligata. Il sito infatti è vastissimo, ricopre un’area sconfinata che in parte coincide con la cittadina vera e propria. Il risultato è che molte attrazioni sono davvero distanti l’una dall’altra. Identificare chiaramente cosa vedere e cosa trascurare è quindi di vitale importanza se vogliamo rendere la giornata proficua. Stando alla mia esperienza personale, direi che concentrarsi sul parco archeologico propriamente detto, quello per intenderci situato all’interno dell’isola compresa tra i tre fiumi, forse è la decisione più ragionevole.

Il che non significa che non ci sarà da scarpinare. L’isola ha una superficie di circa 5 chilometri quadrati, e percorrerli avanti e indietro sotto il sole cocente di quelle lande non è proprio il caso. Direi quindi di escludere i piedi o la bicicletta e affidarsi al ben più prosaico tuk-tuk. Con questo mezzo, senz’altro scarsamente ecologico e piuttosto scomodo, specie su terreni impervi, è possibile tuttavia raggiungere tutti i luoghi più caratteristici di Ayutthaya senza disidratarsi troppo e azzerando i tempi.

Due degli stupa meglio conservati di Ayutthaya
Due degli stupa meglio conservati di Ayutthaya

Non starò qui a descrivere per filo e per segno tutte le attrazioni che rendono Ayutthaya così celebre. Non sono in grado di farlo e, a dirla tutta, non mi ricordo neppure il nome di un tempio o di un luogo particolare. Ciò che voglio rappresentare, in questo articolo, è la sensazione di magia e bellezza che un’area archeologica può donare a chi la visiti, anche a coloro i quali non siano molto preparati dal punto di vista storico e artistico. Le guide (umane e cartacee) possono aiutare, certo, ma lo stupore e la meraviglia che certi monumenti continuano a infondere in noi profani, è qualcosa di unico.

Il volto del Budda teneramente avvolto dalle radici del ficus
Il volto del Budda teneramente avvolto dalle radici del ficus

Sono molte le attrazioni che attireranno il nostro sguardo. Ma mai nessuna può competere con la testa del Budda che fa capolino tra le radici di un ficus. Questo è forse il momento più elettrizzante di tutta la visita. La testa si trova a qualche centinaio di metri dall’entrata del parco, presso un complesso di templi diroccati e poco appariscenti. E’ con ogni evidenza la parte superiore di una statua il cui busto è andato perduto. Probabilmente è caduta a terra ed è stata poi avviluppata dalle radici di un ficus. La pianta, crescendo, nel tempo, l’ha sollevata dal terreno e collocata nella posizione in cui oggi milioni di turisti la fotografano.

La prima impressione indurrebbe a pensare che qualcuno o qualcosa abbia ficcato a forza quella testa tra le radici del ficus. mentre è del tutto evidente che è opera della natura. Il miracolo – se di miracolo si può parlare – è che queste possenti radici, che in altre situazioni stritolerebbero qualsiasi materiale, hanno limitato la loro azione a quello che appare un delicato e protettivo abbraccio votivo, lasciando scoperto il volto del Budda.

Per scattare una foto decente a questa meraviglia occorre armarsi di una buona dose di pazienza e notevole faccia tosta. La folla che staziona davanti al ficus, infatti, può raggiungere una densità preoccupante, impendendo di fatto di occupare la migliore posizione possibile. Farsi lango tra decine e decine di persone, tutte animate dallo stesso scopo, può comportare, nell’ordine: spintoni, pestoni, strattonate, compressioni, intimità fuori luogo. Insomma, tutta una serie di interazioni tra umani che in altre circostanze rifuggeremmo senza pensarci due volte.

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