Dieci buone ragioni per andare in Sri Lanka

Una vacanza di 15 giorni in Sri Lanka può sembrare una scelta perlomeno ardita. I tour operator italiani riservano a questa isola non più di 7-9 giorni; scartano quasi del tutto il mare locale ma associano la visita ad un soggiorno alle Maldive, data la vicinanza; si limitano a percorrere un itinerario ampiamente consolidato che comprende solo i luoghi più celebri (Colombo, Kandy, triangolo culturale).

Appare quindi quantomeno bizzarro destinare così tanto tempo alla visita di un paese così piccolo, come abbiamo fatto noi. Posso assicurare che non è così. Dopo esserci stati, posso affermare con assoluta certezza che 15 giorni dedicati esclusivamente a questo isola immersa nell’Oceano indiano sono appena sufficienti per imparare ad apprezzarne paesaggi, archeologia, natura, atmosfera e tradizioni.

Per questo motivo ho deciso di compilare un piccolo decalogo sulle ragioni per andare in Sri Lanka e scegliere di restarci qualche giorno in più.

1. Distanze limitate

Una strada interna presso Sigiriya

E’ indubbio che il fattore distanza è ciò che condiziona di più l’organizzazione di un viaggio. Maggiori sono le distanze, maggiori sono le risorse di tempo e denaro destinate a percorrerle. Il caso di Sri Lanka è esattamente il contrario. L’isola è relativamente piccola e le strade in buone condizioni. Ci si può muovere senza alcun problema anche con i mezzi locali, che collegano in modo capillare tutti i luoghi più importanti del paese. Certo, in questo caso è bene mettere in conto che i bus a lunga percorrenza non sono proprio il massimo della comodità e della pulizia. Sono quasi tutti sprovvisti di aria condizionata, spesso non presentano neppure i vetri ai finestrini, ammortizzatori scarichi e gomme lisce sono all’ordine del giorno. Tuttavia, organizzando brevi spostamenti, anche un viaggio fatto in questo modo può essere sostenuto con relativa serenità e una buona dose di divertimento. Altrimenti c’è la soluzione alternativa: prendere un autista a nolo, pagargli vitto, alloggio e benzina, e lasciare fare tutto a lui.

2. Paesaggi naturali

Un paesaggio boschivo a 1600 metri s.l.m.

Se c’è un aspetto che incanta è la varietà e bellezza dei paesaggi naturali di Sri Lanka. Un panorama mozzafiato ne segue un altro, quasi senza soluzione di continuità. Puoi trovarti su un treno, su un autobus, in auto, su un tuc tuc, ma puoi stare sicuro che da un momento all’altro si aprirà davanti a te un panorama fantastico che non potrai fare a meno di fotografare. Il bello di quest’isola è proprio la facilità di imbattersi in scenari che in altre zone del mondo è arduo raggiungere perchè troppo distanti dai centri abitati. Basta un tuc tuc, ripeto, per scoprire in pochi chilometri risaie, piantagioni sconfinate, foreste pluviali o giungle secche, campagne verdi e floride come mai si sono viste prima.

3. Le foreste e i parchi

Un esempio di foresta “aperta” nel sud del paese

Se c’è una cosa che affascina di quest’isola è la sua ricchezza botanica. Parlo di natura allo stato puro coniugata per tutta una serie di ecosistemi diversi. A cominciare dalle foreste. Che sembrano sconfinate, intricatissime, ricche di biodiversità. Coprono come un mantello fitto e compatto ogni rilievo e le montagne, i luoghi cioè in cui l’uomo non riesce a estendere la sua presenza agricola. Ce ne sono di vario tipo: foreste pluviali, foreste “aperte”, giungle in stile indiano, savane. In differenti combinazioni, queste varietà di boschi si possono trovare all’interno dei numerosissimi parchi presenti sull’isola. E anche qui la scelta su quale visitare è ardua. Si va dall’incredibile estensione (in rapporto alla superficie totale dell’isola) di Yala alle piccole enclave di elefanti di Minneriya e Udawalawe. Dalla foresta più fitta alla boscaglia arida. Una goduria per chi ama tutto questo.

4. Le piantagioni di tè

Una delle famose piantagioni in altura

Sri Lanka è la patria di alcune delle varietà più pregiate di tè al mondo. Qui Sir Lipton costruì il suo impero importando la varietà cinese e piantandola sui terreni scoscesi delle colline più alte e arieggiate del paese. Si accorse che il tè, a queste latitudini e altezze, risultava di migliore qualità e più profumato. Fu l’inizio di una trasformazione totale del paesaggio: le foreste di pini vennero eliminate a favore della nuova pianta, realizzando quelle eleganti e ordinatissime colline verdi in cui i filari di tè dominano dappertutto. Di paesaggi del genere Sri Lanka è piena. Non sarà difficile notarli, specie nella parte centrale dell’isola, dove il tè non è solo una risorsa economica ma anche un modo di vivere.

5. Cibo saporito

Il kottu in piatto, con i condimenti e le salse di appoggio

La gastronomia cingalese non è all’altezza di quella indiana o indocinese, però possiede alcuni piatti che sono molto apprezzati dai turisti e i buongustai. Diciamo subito che si basa al 90% sull’utilizzo di una risorsa primaria, tanto diffusa quanto comune in tutti i ristoranti e cucine private: il cocco. Questo frutto legnoso, che noi occidentali apprezziamo quasi esclusivamente d’estate, possibilmente in spiaggia, e che mangiamo maturo e croccante, qui viene utilizzato in tutte le sue fasi della crescita e in ogni sua parte commestibile. In parole povere, è l’equivalente della salsa di soia dei cinesi o della salsa di pomodoro degli italiani. Le pietanze degne di nota sono essenzialmente tre: il kottu, il generico riso e curry e le lenticchie rosse al curry. Di queste specialità e di molte altre parlerò diffusamente nel corso dei post successivi.

6. Elefanti e animali vari

I mansueti elefanti di Pinnawela, durante la discesa al fiume

Se c’è un posto al mondo in cui incontrare un elefante è una eventualità probabile, anzi possibile, diciamo quasi sicura, questo posto è Sri Lanka. Le riserve sono letteralmente invase da questi simpatici pachidermi. Qualsiasi safari vi propongano, state sicuri che un elefante, prima o poi, lo vedrete. E per chi desidera avere un incontro piuttosto ravvicinato, c’è sempre Pinnawela, l’orfanotrofio degli elefanti, un posto tanto bistrattato dalle guide turistiche quanto frequentato dai comuni mortali, dal momento che si giunge quasi al contatto diretto con quei pacifici bestioni. L’elefante è un simbolo imprescindibile di questa nazione, molto di più dell’improbabile leone che viene ancora rappresentato sulla sua bandiera. Lo stesso discorso potrebbe valere anche per le scimmie più diffuse, i macachi dal berretto, specie endemica di Sri Lanka. Si trovano dappertutto, sono veloci e dispettosi come ogni scimmia che si rispetti anche se mi è parso decisamente meno aggressive.

7. Archeologia interessante

Uno degli stupa giganteschi di Polonnaruwa

Per chi ama la storia e l’archeologia, Sri Lanka non ha nulla da invidiare a qualsiasi altro posto al mondo. Può vantare ben due capitali antiche, Anuradhapura e Polonnaruwa, con resti che risalgono anche al 200 avanti Cristo. La prima località è ricca di vestigia sopratutto religiose, le uniche rimaste in piedi dopo tanto tempo, mentre la seconda si caratterizza per una incantevole location, in riva a un lago artificiale, e per la presenza di scimmie dispettose e divertenti. Senza dimenticare naturalmente luoghi da Patrimonio Mondiale dell’Unesco come Sigiriya, la città sulla roccia rossa, uno dei posti più affascinanti di tutta l’Asia, la cui scalata metterà a dura prova gambe e vertigini.

8. Spiagge quasi deserte

La spiaggia di Nilaveli, completamente deserta

Avendo calcolato che in estate i monsoni sarebbero stati presenti prevalentemente a sud-ovest, abbiamo deciso di recarci al mare a sud-est. Quindi abbiamo volutamente trascurato spiagge come Mirissa e Unawatuna, rinomatissime nel mondo, perché ci sembravano località a rischio durante la stagione delle piogge – previsione che poi si è rivelata falsa, visto che quest’anno ha piovuto davvero pochissimo. Siamo andati quindi verso le località di mare dislocate presso Trincomalee, fino a 10 anni fa assolutamente interdette al turismo per via della guerra civile. Abbiamo trovato spiagge enormi e semi-deserte, quasi esclusivamente appannaggio dei bagnanti locali. I posti sono meravigliosi, certo, ma soffrono ancora di una mancanza evidente di servizi turistici essenziali quali luce e strade, specie a Nilaveli, dove stavamo noi. Nondimeno non dubito che nel giro di 5-6 anni diventeranno luoghi assolutamente all’altezza del turista più esigente.

9. Religiosità degli abitanti

Fedeli in preghiera dinnanzi ad un altare nel tempio del dente di Budda

La religione, in un paese in cui coesistono ben 4 confessioni diverse (buddisti, cristiani, induisti e musulmani), è un fattore primario nella vita della popolazione. Le pagode, le chiese, i templi e le moschee sono presenti ovunque. Alcuni sono edifici molto antichi e rappresentano un patrimonio artistico del paese. Altri sono relativamente nuovi, un po’ pacchiani, ma svolgono egregiamente il ruolo per cui sono stati eretti. La religiosità dei cingalesi, infatti, è molto elevata. L’abbiamo constatato personalmente durante la festa di Esala Perahera, una grande manifestazione religiosa buddista durante la quale il dente del Buddha viene portato in giro, a dorso di elefante, per le vie di Kandy. La città era letteralmente invasa da centinaia di migliaia di fedeli, provenienti da tutte le parti del paese, e posso assicurare che non tutti erano buddisti.

10. La gentilezza dei cingalesi

La simpatica signora che ci ha offerto una vera cena cingalese

Ultimo ma non ultimo: la gentilezza degli abitanti. Ci hanno accolto sempre con il sorriso, si sono sforzati di capirci quando cerchevamo aiuto, hanno reso fattibile ogni nostro desiderio senza mai scomporsi o irritarsi. Direi che questo aspetto del viaggio ci ha colpiti più di altri. E ha reso quei 15 giorni più sereni e rilassati di quanto pensavamo.

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