Andare in Egitto, cronaca di una ossessione decennale

Non puoi ritenerti un viaggiatore serio, con la V maiuscola, se non decidi di visitare l’Egitto. Puoi recarti ovunque, anche in capo al mondo, ma se lasci fuori l’Egitto – e lo fai intenzionalmente, in nome di motivazioni extra-turistiche – allora resterai per sempre un viaggiatore metaforicamente azzoppato. L’Egitto non è una destinazione di viaggio qualsiasi, facciamonece una ragione. E’ un viaggio e un pellegrinaggio allo stesso tempo, perché l’Egitto rappresenta, che ci piaccia o meno, uno dei luoghi simbolo della nostra civiltà.

Andare in Egitto non è dunque una questione di come, ma solo di quando. Prima o poi, ripeto, bisogna andarci. Malgrado il paese non sia proprio una delle mete più tranquille del mondo, per usare un eufemismo. Sono arcinote le vicende recenti e passate che hanno macchiato la reputazione di questo paese. In particolare, il timore più grande è ancora oggi rappresentato dal terrorismo, che ha causato in varie località decine di morti proprio tra i turisti. E’ quindi comprensibile se l’Egitto non sia considerato in cima alla lista delle nostre mete preferite.

Tuttavia bisogna riconoscere che l’Egitto non è proprio il posto più remoto del mondo. Per noi italiani sta dietro casa, per così dire, a 2 ore e mezza di volo dal Cairo. E’ già una destinazione cloux di tutti i tour operator del mondo – basti pensare alle migliaia di pacchetti per il Mar Rosso e le Crociere sul Nilo che esistono in circolazione. E’ indubbio che dal punto di vista turistico in senso stretto, è una delle mete più complete e affidabili che ci sia in circolazione. Dunque fattibile, sì, ma come? E’ davvero possibile andarci da soli, progettando il viaggio da casa, via internet, senza dover acquistare prima pacchetti più o meno cari per questo quel servizio?

Malgrado le difficoltà logistiche e la sequela di attentati che lo hanno scosso, l’Egitto è in grado di superare anche le più vivide paure. Almeno nel mio caso lo ha fatto. Le suggestioni che procura, infatti, vanno al di là di ogni comprensibile diffidenza. Basti pensare alle Piramidi di Giza. Non penso ci sia qualcuno che non abbia mai coltivato, magari nel proprio intimo, il desiderio di osservarle dal vivo, avvicinarsi ad esse, magari appurare se siano così grandi e maestose come ci appaiono nei documentari.

E che dire dell’idea di navigare sul Nilo, il lungo fiume che attraversa innumerevoli stati africani, e assistere così a scene di vita quotidiana che si ripetono sempre uguali da millenni. Oppure entrare idealmente nella tomba di Tutankamen, più o meno ricostruita nel Museo Egizio del Cairo, e ammirare la sua celebre maschera d’oro… O magari, per i meno avventurosi, lasciarsi andare per una settimana ai molli ozii che solo certe località del Mar Rosso sanno offrire: mare cristallino, sole in abbondanza anche in inverno, alberghi all inclusive dotati di tutte le comodità immaginabili.

Piramidi, Nilo, Tutankamen e Mar Rosso sono solo alcune delle grandi attrazioni che tutti, viaggiatori o meno, conoscono perfettamente. E sono anche tappe imprescindibili di un qualche ipotetico, magari irrealizzabile, itinerario di viaggio. Nel mio caso erano autentiche ossessioni che mi intossicavano la mente e andavano a coinvolgere i programmi di viaggio estivi. Ogni anno pensavo: è arrivato il momento di andare in Egitto. E poi, immancabilmente, ripiegavo su qualche altra meta, più distante, certo, ma al momento più fattibile.

L’ossessione è iniziata nel 2003, dopo il viaggio in India. Realizzato un po’ per conto nostro, un po’ grazie ai servizi di una agenzia locale, quel viaggio mi convinse che forse era davvero possibile visitare paesi altrettanto “difficili”. L’Egitto era uno di questi e fin da subito, mi ricordo, mi constrinsi a elaborare un itinerario di massima che mi consentisse di andare laggiù senza però dover sottostare alle limitazioni, le ristrettezze, i tempi contingentati di un viaggio di gruppo. Avevo tutto pronto, lo giuro, ma ogni volta succedeva qualcosa che mi costringeva a fare un passo indietro. Una volta l’attentato a Sharm-el-Sheik (2005), che provocò parecchie vittime tra i turisti; un’altra la rivoluzione durante la primavera araba, nel 2011, che scosse l’Egitto così come altri paesi dell’area… insomma, non riuscivo a trovare il momento giusto per andarci.

L’ossessione quindi continuava, anno dopo anno, sempre più pressante e sconfortante. Possibile che non riuscissi a trovare una occasione, un pretesto, un minimo appiglio per trovare il modo di recarmi in Egitto? Ero stato dappertutto e non ero in grado di fare quel piccolo balzo di 2 ore e mezza che da Roma mi avrebbe condotto al Cairo? Ma ecco che la finestra giusta si è aperta nel febbraio del 2012. E tutto è diventato improvvisamente possibile, accessibile, direi perfino semplice. Ma di questo ne parlerò in un prossimo articolo.

 

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