Saqqara

Visita a Saqqara: la piramide a gradoni e la mastaba

Quando abbiamo deciso di visitare Saqqara, con la sua celebre “prima piramide” a gradoni, non pensavamo che sarebbe stato un buco nell’acqua. Eppure i segnali di una perdurante sfiga che ci perseguitava da quando avevamo messo piede in Egitto erano chiari.  A Giza trovammo sia le piramidi che l’edificio che custodiva le barche sacre chiusi per restauri. Il che mi aveva gettato nello sconforto, dato che naufragava miseramente una fetta importante del mio viaggio in Egitto.

Il giorno dedicato all’escursione a Saqqara non ci aspettavamo un risultato altrettanto disarmante. La piramide di Djoser, il primo modello mai elaborato di questo tipo di edificio funebre, si presentava come dall’immagine di questo post. Un disordinato accrocco di impalcature, molte delle quali piuttosto malmesse, ne avvolgevavano un terzo dell’intero edificio. L’ingresso, pertanto, era interdetto. I lavori erano appena iniziati (avrebbero coperto interamente di sostegni la piramide nel giro di pochi mesi) e – a quanto mi risulta – sono ancora in corso.

L’ingresso della Mastaba di Saqqara

In migliori condizioni abbiamo trovato la Mastaba, eretta come monumento funerario per i funzionari e dignitari della I dinastia. Il grande edificio, che si ergeva sulla sabbia accecante del deserto come una specie di muraglia a rilievi verticali, era presidiata da un signore che, a quanto pare, non aveva alcun titolo a stare lì. Sulle prime abbiamo pensato ad un guardiano, e quindi lo abbiamo salutato cortesemente e siamo entrati nell’edificio. Ma non appena ci siamo accorti che ci seguiva, iniziando a recitare a pappagallo una litania in stentato inglese che assomigliava ad una descrizione storica del luogo, abbiamo capito la verità. Si trattava della solita guida improvvisata la quale, senza neppure chiedercelo, aveva iniziato ad offrirci i suoi servizi.

Che non fosse il guardiano ce ne siamo accorti anche dal fatto che in un angolo, in una delle zone meglio protette dal sole, giaceva quasi inanime un individio che ronfava beatamente ed esibiva il cartellino ufficiale emesso dal ministero del Turismo. E’ iniziata quindi una visita condotta a spasso spedito allo scopo di scrollarci di dosso lo scocciatore. Mia moglie, per rendere più chiaro il concetto, ha tirato fuori la guida della Lonely Planet e ha iniziato a leggere i passi riguardanti Saqqara e dintorni. Il tipo, tuttavia, non ha battuto ciglio, evidentemente giudicando il libro meno preparato di lui. E ha continuato a seguirci e borbottare qualcosa in inglese.

Un corridoio all’interno della Mastaba di Saqqara

Il tampinamento è proseguito per tutta la passeggiata all’interno della Mastaba, e in maniera anche abbastanza asfissiante. Non c’era luogo, per quanto angusto, in cui questo tenace signore non si infilasse per mostrarci un vaso, una colonna, un soffitto, qualche geroglifico, come se solo lui ne conoscesse l’esistenza. La faccenda diventava perfino comica quando ci faceva cenno di guardare da una parte e ci indicava qualcosa che, evidentemente, era della massima importanza osservare… e spesso si trattava di un coccio o un frammento di struttura che non aveva alcun valore né artistico né quantomeno architettonico.

A quel punto l’imperativo era di liberarcene senza dargli modo di chiederci del denaro. Bisognava trovare una scappatoia efficace. E mia moglie Paola, con grande acume, l’ha individuata semplicemente fintando di voler fare una foto d’insieme al monumento. E’ uscita fuori, si è allontanata quanto basta per prendere lo scatto, e poi mi ha fatto un cenno di seguirla. Io mi sono precipitato fuori, sganciandomi finalmente dall’inopportuno individuo che continuava a parlare in un inglese incomprensibile.

Una volta fuori, ecco il miracolo! Il tipo non ci ha seguiti. Non si è avventurato nell’accecante bagliore del deserto rischiando di esporsi al caldo opprimente di quella tarda mattinata di giugno. Evidentemente il gioco non valeva la candela. Come il suo collega addormentato, a quell’ora del giorno era meglio restare al riparo, possibilmente all’ombra, senza sprecare inutili energie per inseguire due turisti dal braccino corto e visibilmente incavolati.

Paola su muro che circonda la piramide di Djoser

Del resto, come dargli torto? Fuori l’atmosfera era divenuta quasi rovente. Il calore emanato dalle pietre e dalla sabbia era davvero insopportabile. Tale da non consentirci altro che un giro veloce, quasi al trotto, tra il Serapeum – anch’esso, in parte, chiuso al pubblico – e qualche altra tomba semi sconosciuta.

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