Quattro passi a Polonnaruwa, antica capitale dello Sri Lanka

Il parco archeologico di Polonnaruwa, patrimonio mondiale dell’Unesco, si trova idealmente al centro di quello che viene definito il triangolo culturale di Sri Lanka. Essendo uno dei siti storici più estesi dell’isola, la visita richiede non meno di una mezza giornata abbondante. A patto di avere una auto e un autista esperto, naturalmente, perché altrimenti i tempi possono dilatarsi indefinitivamente. A Polonnaruwa infatti le testimonianze storiche, architettoniche, religiose degne di attenzione sono disseminate in un’area che è impensabile coprire a piedi.

L’alternativa, naturalmente, è di affidarsi ai numerosi tuc tuc, che stazionano all’ingresso variamente autorizzati, o alla bicicletta. In tutte e due i casi bisogna mettere in conto la calura infernale che invade l’area sopratutto nelle ore centrali della giornata. A tale proposito, è bene ricordarsi di portarsi un cappello e la crema solare, per evitare spiacevoli scottature. Come esperienza personale, consiglio di cospargere la crema anche sulla parte superiore dei piedi: nel corso delle visite, infatti, è obbligatorio togliersi scarpe e calze e la probabilità di ustionarsi non riguarda solo la pianta dei piedi, come è facile intuire.

L'ingresso al Palazzo Reale di Polonnaruwa
L’ingresso al Palazzo Reale di Polonnaruwa

L’ingresso al parco è salatissimo: 25 dollari! Ma come succede in situazioni analoghe, dopo aver compiuto un lungo e scomodo tragitto in auto per arrivarci, a pochi viene voglia di eccepire alcunché, e si finisce per pagare senza fiatare. Da qui in poi occorre dosare al meglio energie fisiche e morali, perché da subito ci si accorge che c’è molto da vedere. L’area appare esageratamente vasta e priva di indicazioni chiare. In realtà il parco propriamente detto è costituito da due zone distinte: il Palazzo reale e il Quadrilatero. Il primo complesso si incontra subito all’ingresso, è vero, ma si fatica a capire cosa si stia guardando realmente. I resti di questo edificio, che pare fosse strutturato addirittura su 7 piani, sono davvero ridotti ai minimi termini. In sostanza, a parte due torrioni di mattoni scorticati e in rovina, sono rimaste solo le fondamenta degli edifici.

Una vasca di raccolta dell'acqua piovana
Una vasca di raccolta dell’acqua piovana

Più interessanti e meglio conservate sono le vasche di raccolta dell’acqua che si trovano poco lontano. Pochi le visitano, perché non sono proprio visibili dalla zona più frequentata del sito. Bisogna infatti spostarsi verso le mura esterne del Palazzo Reale e scendere una scalinata che conduce ad un’area collocata su un livello lievemente inferiore. Le due vasche presenti, risalenti con ogni evidenza a due periodi storici diversi, sono finemente decorate ai lati con rilievi di elefanti e altri animali. Contengono ancora, come si può notare, dell’acqua stagnante, raggiungibile grazie ad un ingegnoso sistema a gradoni. Il colore poco attraente testimonia il grado di siccità che Sri Lanka stava attraversando nell’agosto del 2018.

L'interno della Sale delle udienze a Polonnaruwa
L’interno della Sale delle udienze a Polonnaruwa

Il primo vero monumento di un certo rilievo è la cosidetta Sala delle udienze, quella illustrata nell’immagine principale di questo post. Una costruzione che colpisce subito per il suo aspetto non proprio convenzionale. Appare infatti come una piattaforma a più livelli, tutti decorati a rilievi, sulla sommità della quale sorgono dei bizzarri spuntoni di roccia che da lontano assomigliano a pali di pietra piantati un po’ a caso. Ovviamente non si tratta di questo. Sono invece due ordini di colonne, disposti longitudinalmente rispetto alla disposizione dell’edificio, che un tempo dovevano sostenere un tetto probabilmente di legno. Il colpo d’occhio è magnifico; peccato per la folla che lo invade regolarmente a qualsiasi ora della giornata.

Il monumento infatti sembra essere molto apprezzato dai turisti cingalesi, che amano percorrerlo al suo interno seguendo un percorso che coinvolge i due corridoi virtuali composti dalle colonne. Il tutto rigorosamente in senso orario, naturalmente, secondo la tradizione buddista. La maggior parte di essi, ho notato, indossa abiti bianchi, ovvero gli abiti generalmente destinati alle occorrenze religiose. Il motivo è semplice: essendo questa un’area con molti edifici buddisti, i cingalesi in visita approfittano dell’occasione per fare i turisti e allo stesso tempo portare qualche offerta a templi e statue sacre.

Il flusso di turisti si muove implacabilmente verso una nuova area, poco distante, il cosidetto Quadrilatero. In realtà la forma quadrata non è immediatamente intuibile; deriva questo nome dal fatto che i principali edifici che lo compongono poggiano tutti le proprie fondamenta su una base di pietra su per giù quadrata. A parte il nome eccessivamente esemplificativo, se vogliamo, il Quadrilatero è il vero centro vitale di tutte le attrazioni di Polonnaruwa. E’ qui che bisogna concentrare la propria attenzione di turisti un po’ distratti e un po’ tramortiti dal caldo, perché alcuni monumenti sono indubbiamente unici nel loro genere e interessantissimi.

Prima però una raccomandazione. Il Quadrilatero è considerato interamente un’area sacra. Quindi soggetto alle regole di comportamento e al rispetto destinati ai luoghi religiosi. In poche parole, occorre consegnare le scarpe fuori dall’area (o metterle nello zainetto, a patto di chiuderlo ermeticamente), coprirsi le spalle e le gambe nude con pareo o sarong, scoprirsi la testa quando si entra in un tempio (malgrado il sole a picco). Non inganni la confusione che regna dappertutto: gli addetti al rispetto delle regole sono parecchi e si confondono tra i turisti. Basta sgarrare un tantino e si viene redarguiti subito, e piuttosto pesantemente…

L'interno del Vatadage, con i 4 Buddha in meditazione
L’interno del Vatadage, con i 4 Buddha in meditazione

I monumenti interessanti, come anticipavo, sono molti e non è il caso di farne una lista dettagliata qui. Ne citerò solo tre, quelli che hanno colpito di più la mia immaginazione. Il primo è senz’altro il Vatadage, un inconsueto tempio di forma circolare con all’interno quattro statue del Buddha seduto in meditazione. Al centro sorge un blocco di mattoni molto antico, a giudicare dallo stato di erosione. Sono i resti di un piccolo “dagoba”, uno stupa a forma di “mammella” tipico di Sri Lanka. La regola prescrive che si giri intorno al blocco circolare per tre volte, sempre in senso orario. Dei 4 Buddha, molto antichi a giudicare dalla foggia e dalla posizione, solo quello della foto è decentemente conservato; gli altri tre appaiono ormai in differenti stadi di decomposizione.

Il Vatadage visto dal tempio posto di fronte a esso
Il Vatadage visto dal tempio posto di fronte a esso

Di fronte al Vatadage sorge un tempio forse ancora più antico. Sono rimaste in piedi solo le pareti e qualche porta ad architrave, ma l’ultima sala conserva ancora l’effige di un Buddha in piedi davvero notevole. Da qui, come si vede nella foto, è possibile guardare uno dei corrispondenti Buddha del Vatadage. Il che, ovviamente, non è un caso. Si noti inoltre la spettacolare fattura delle mura, i cui blocchi sono incastrati l’uno nell’altro con una precisione estrema.

La torre a forma di Zuggurat di Polonnaruwa
La torre a forma di Zuggurat di Polonnaruwa

Il secondo monumento che desidero segnalare è una torre che sorge isolata in un angolo del Quadrilatero. E’ il Satmahal Prasada, e con ogni evidenza non assomiglia a nessun edificio sia religioso che civile mai costruito da queste parti. La sua struttura a forma di Ziggurat, infatti, è costituita da 6 piani progressivamente digradanti (erano sette in origine), Una specie di piramide a gradoni, insomma, più facile da incontrare molto più a Ovest, in Mesopotania. Come sarà venuto in mente, ai costruttori di Polonnaruwa del XI secolo, di erigere un edificio di questo tipo? Da chi o da cosa avranno preso l’ispirazione? E’ un mistero che non solo ha incantato me ma, a quanto pare, continua ad assillare storici e archeologi…

Il Libro di pietra
Il Libro di pietra

Il terzo monumento a cui dedicare attenzione si trova proprio accanto alla torre. E’ una lastra monolitica di pietra su cui sono incise lunghe righe di testo in alfabeto cingalese. E’ il cosidetto Libro di pietra di Polonnaruwa, una lastra di granito di 8 metri per 1 in cui sono raccontate, per filo e per segno, le gesta di non so quale grande re di Sri Lanka del XII secolo.

Il Rankoth Vehera, stupa tipico di Sri Lanka
Il Rankoth Vehera, lo stupa solitario di Polonnaruwa

Infine, sarebbe un delitto non segnalare un altro monumento estremamente interessante che sorge più a nord rispetto al Quadrilatero. Si tratta del Rankoth Vehera, un enorme stupa di 54 metri raggiungibile solo con l’auto, in tuc tuc o – per chi ce la fa – con la bicicletta. Questo tempio è l’emblema stesso dell’architettura religiosa cingalese, per originalità di forme e dimensioni. Non ci sono templi simili in altre parti del mondo, lo posso assicurare. Appare all’improvviso come una montagna rossa, perfettamente tondeggiante, imponente e maestoso in mezzo alla foresta secca che lo circonda. Non è neppure il più grande dell’isola – ad Anuradaphura ce ne sono almeno tre più grandi – ma il primo impatto fa davvero impressione. Nel mio caso il Rankoth Vehera è stata l’ultima tappa prima di abbandonare il parco propriamente detto e recarci a Gal Vihara, poco distante, di cui parlerò in un prossimo articolo.

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