Pinnawela, l’orfanotrofio degli elefanti

E’ da qualche anno che Pinnawela, l’orfanotrofio degli elefanti dello Sri Lanka, non viene quasi più inserito nei tour dell’isola. Una volta era considerata una tappa imprescindibile, fortemente richiesta da grandi e piccini; assistere al bagno dei pachidermi e alle loro buffe evoluzioni in acqua era considerato uno spettacolo da non perdere e nessuno voleva rinunciarvi.

Al momento di fissare l’itinerario del mio viaggio con Manjula, la nostra guida locale, sono rimasto quindi sorpreso dall’assenza dal programma di viaggio di questo luogo simbolo. Lui, come tanti altri tour operator, lo aveva semplicemente omesso, e solo dopo molte insistenze si è deciso ad inserire una mezza giornata a Pinnawela, poco distante da Kandy. Ciò mi ha giustamente messo in allarme: se neppure la mia fidata guida di viaggio considerava Pinnawela degno di una visita, forse qualche motivo davvero importante c’era…

I miei dubbi sono aumentati quando siamo arrivati in loco. Mi aspettavo qualcosa tipo riserva naturale, o comunque una specie di area protetta… Niente di tutto questo. Pinnawela, in primo luogo, è una cittadina. Con i suoi abitanti e le sue attività commerciali.  Un agglomerato urbano assolutamente convenzionale, insomma, senza alcuna attrattiva degna di rilievo. Il percorso obbligato prevede di seguire una lunga strada invasa da turisti e gente del luogo, in discesa, che si perde tra le case basse e i negozi. Oltre l’ultima curva si intuisce la presenza di un corso d’acqua. Il segnale più evidente però che non si tratta di un paese come tanti altri è la presenza di enormi masse di escrementi, depositati un po’ dappertutto, dalla caratteristica forma “a polpetta”.

Escrementi di elefante in mezzo alla strada e un negozio di prodotti derivati da essi
Escrementi di elefante in mezzo alla strada e un negozio di prodotti derivati da essi

La prima spiegazione, la più ovvia, è di attribuire questi resti al passaggio di enormi branchi di bovini, vacche o bufali. D’altronde è proprio la scena tipica a cui si assiste in luoghi come questo, non sarebbe proprio una sopresa veder transitare, in pieno centro, animali da pascolo e relativi proprietari. Ciò che sovverte radicalmente ogni nostro preconcetto, al contrario, è la consistenza e la dimensione di questi agglomerati di feci. A parte il fatto che obbligano le persone a tenerne in debito conto, per non finirci con i piedi dentro, sono la testimonianza più che evidente del passaggio di enormi erbivori in zona. Enormi come elefanti, appunto. E ben presto l’intuizione diventa certezza. Gli elefanti di Pinnawela percorrono questa strada urbana varie volte al giorno per raggiungere il fiume sottostante.

Questa “cacca”, peraltro, non resta troppo tempo in mezzo alla strada. Viene raccolta e messa da parte da appositi addetti. Dalla cellulosa che si ricava dagli escrementi degli elefanti, infatti, si produce una carta che poi viene venduta, cara e salata, in molti negozi della cittadina. I prodotti derivati dalle fibre mal digerite dai pachidermi sono molteplici: quadernetti, cornici, ombrellini, custodie per cellulari, ecc.. I turisti affollano gli stand mossi più da curiosità che da effettiva volontà di acquistare qualcosa. Ma ciò non intacca minimamente la fiducia dei negozianti: d’altronde, il loro è un business dai risvolti molto vantaggiosi. E’ fondato sul prodotto di scarto più classico che esista, elargito generosamente e sopratutto gratuitamente, più volte al giorno, e immediatamente raccolto e opportunamente riciclato.

Lo splendido panorama del fiume Maha Oya
Lo splendido panorama del fiume Maha Oya

Alla fine della strada ecco che si apre un panorama mozzafiato. Un fiume sorprendetemnte vasto e tranquillo lambisce il villaggio ed è letteralmente disseminato di elefanti che fanno placidamente il bagno. Al di là, la sponda opposta mostra una vegetazione rigogliosa, caratterizzata da un muro di altissime palme; a valle, il corso d’acqua si frantuma in più rivoli che si perdono in mezzo a isole di bambù tra cui pascolano alcune vacche bianche. Numerosi aironi, sia bianchi che grigi, stazionano presso i gorghi in attesa di prede.

L’atmosfera sarebbe perfino idilliaca se non fosse per l’eccessiva concentrazione di turisti e curiosi che affollano la riva e impediscono di godersi pienamente la bellezza del luogo. Tutti sono animati dalla ferma intenzione di accaparrarsi il posto migliore per poter assistere all’evento più importante della giornata: il passaggio degli elefanti da e per il fiume. Di conseguenza, ogni minimo spazio disponibile ai lati della strada, sui marciapiedi, sulle terrazze, sul più insignificante spuntone di roccia, viene preso d’assalto e difeso tenacemente.

La folla di Pinnawela ammassata sulla riva del fiume
La folla di Pinnawela ammassata sulla riva del fiume

Ma come si trascorre, praticamente, una giornata a Pinnawela? Ecco qualche consiglio per non sprecare il proprio tempo in inutili attese o in appostamenti sbagliati. L’Orfanotrofio degli elefanti di Pinnawela si trova a monte del villaggio, su una collina al di là della strada principale che porta a Kandy. Gli elefanti vengono divisi in gruppi omogenei, per età e sesso, e condotti al fiume a turno per il bagno giornaliero. Di conseguenza, è possibile assistere al loro transito almeno 4 o 5 volte al giorno. Perdere un passaggio non è un dramma: basta armarsi di pazienza e aspettare il prossimo turno, ricordando peraltro che ogni turno è composto da una andata e un ritorno, quindi due passaggi. Se si perde il primo transito verso il fiume, si può rimediare con il ritorno; lo scenario è lo stesso, i pachidermi sono tutti uguali, solo la direzione è invertita.

Una famiglia di turisti locali a Pinnawela
Una famiglia di turisti locali a Pinnawela

Gli elefanti sono quasi tutte femmine. I maschi, infatti, vengono scortati separatamente e in orari più discreti, in modo da evitare problemi con gli umani. Quando giungono al fiume, i pachidermi si disperdono a loro piacimento tra i flutti ma non si allontanano mai troppo dalla riva. E’ qui, infatti, che anse e baiette naturali creano piscine in cui l’acqua è più profonda e piacevole (dal loro punto di vista, naturalmentae). Un addetto con un potentissimo idrante provvede ad innaffiare copiosamente gli animali che non riescono – o non vogliono – immergersi. Alcuni sembrano non gradire eccessivamente questa doccia e tentano di sottrarvisi; altri invece se la godono senza ritegno, restando fermi al loro posto con le proboscidi inarcate sulla testa.

Si potrebbe stare ore e ore a osservare quei grossi, buffi, docili animali compiere i propri riti quotidiani a base di docce, spruzzi reciproci, strofinamenti, immersioni e tutto il resto del campionario di comportamenti di cui sono capaci. Gran parte del tempo, in realtà, se ne va proprio così, scattando foto, ammirando il panorama, consumando qualche samosa o frittella veloce presso gli esercenti locali. Ma se devo dire quali sono i momenti più interessanti, direi essenzialmente due.

Il passaggio degli elefanti

Il momento cloux, come già anticipato, è il passaggio degli elefanti. I pachidermi vengono radunati a monte (per l’andata) o su uno spiazzale presso il fiume (per il ritorno) e poi “invitati” più o meno gentilmente a mettersi in moto. I turisti sono quindi obbligati a mettersi da parte, stringersi sui pochi marciapiedi esistenti o ammucchiarsi sulle terrazze o i luoghi sopraelevati offerti dalle case tutt’intorno. Il posto più idoneo a godersi lo spettacolo è senza dubbio un cancello a livello poco distante dal fiume. La barra che si abbassa è sufficientemente solida da costituire un ottimo ostacolo a qualsiasi (eventuale) forzatura; e allo stesso tempo sufficientemente discreta da permettere di osservare tutto con calma avendo il massimo della visibilità possibile.

Il transito degli elefanti in direzione del fiume
Il transito degli elefanti in direzione del fiume

Il fattore entusiasmante – o, a seconda dei casi, terrorizzante – è che i pachidermi, pungolati dai loro guardiani, ti passano così vicino che potresti perfino toccarli! Di sicuro sei a portata della loro proboscide. Non di rado, infatti, qualcuno viene rudemente esaminato da tali estensioni sempre in cerca di qualcosa di buono da sgranocchiare. Gli elefanti, infatti, ormai abituati a quella massa umana, sanno che non di rado qualche bocconcino prelibato è sempre possibile ottenerlo – o rubacchiarlo. Quindi evitare categoricamente di consumare qualsiasi tipo di cibo durante la processione.

Spesso qualche animale si attarda presso un mucchio di spazzatura o un cespuglio, sperando sempre che nasconda qualcosa da mettere sotto i denti. Altri tendono ad allargarsi, scegliendo forse un percorso alternativo che conoscono solo loro. Tali manifestazioni di indisciplina sono brutalmente soppresse grazie al fulmineo intervento dei numerosi guardiani che li scortano. Questi, armati di lunghe aste con un pungolo in cima, dispensano abbastanza generosamente inpietosi colpetti su cosce e glutei a cui i pachidermi, come folgorati da una scarica elettrica, reagiscono prontamente. E tornano subito in riga. Fa impressione, a dire il vero, vedere quanto temano quel misero bastoncino appuntito, loro che potrebbero spezzarlo senza alcuna difficoltà con una semplice pressione della proboscide.

In fuga verso la sponda opposta

L’altro momento gustoso dell’orfanotrofio degli elefanti di Pinnawela – per chi abbia però la capacità di notarlo – è la serie quasi ininterrotta di tentativi di abbandonare il fiume per approdare sulla sponda opposta, dove è presente una vegetazione molto allettante (dal loro punto di vista, naturalmente). Ripeto, bisogna farci caso, osservare attentamente il comportamento di ogni bestione e i suoi movimenti, alcuni dei quali sembrano casuali, altri lo sono molto meno.

Due elefanti tentano la "fuga" a Pinnawela
Due elefanti tentano la “fuga” a Pinnawela

Ecco quali sono gli elementi che aiutano a capire cosa sta succedendo. Un paio di elefanti, quasi senza darne a vedere, cominciano ad allontanarsi verso il centro del fiume, dove l’acqua è più rapida e meno profonda. Lo fanno con noncuranza, un passo alla volta, fermandosi spesso per innaffiarsi o per racogliere un po’ d’erba. Sembra un atteggiamento del tutto naturale, dettato dalla necessità di trovare zone meno affollate, quindi nessuno ci fa caso, neppure i guardiani. Invece è un piano accuratamente progettato e messo in pratica con scientifica accuratezza! Continuando in questo “stop and go”, tre metri alla volta, riescono a non accentrare l’attenzione su se stessi e su quanto stanno facendo. E piano piano raggiungono la sponda opposta ricca di piante ed erba da mangiare.

A questo punto uno dei guardiani si accorge della fuga e corre ai ripari. Non attraversa il fiume in linea dritta, come sembrerebbe più sensato, ma compiendo un ampio giro semicircolare, in modo da prendere i due elefanti da un lato. E’ un sistema che funziona a perfezione perché conduce subito al risultato sperato: non appena i due evasi si accorgono dell’arrivo del guardiano (e relativo arpione), immediatamente tornano indietro, quasi di corsa, e si accodano al resto del branco.

Passano pochi minuti e la scena si ripete. Ed è sempre lo stesso elefante a dare il via all’ennesima tentata evasione di giornata. Di nuovo inizia la lenta pantomima che serve a sviare l’attenzione; in pochi minuti altri elefanti si associano all’impresa, anche loro facendo finta di nulla; in breve, ecco che altri tre o quattro elefanti sono dall’altra parte del fiume e un nuovo guardiano – penso imprecando – è costretto a sobbarcarsi il compito di riportarli indietro.

Nel corso della mattinata in cui io sono stato all’orfanotrofio degli elefanti di Pinnawela ho contato almeno quattro episodi del genere. Tutti abortiti miseramente per il pronto intervento degli addetti. Devo dire che ho provato un po’ di pena per questi animali, così amati, coccolati, vezzeggiati, ma in definitiva costretti a subire rigide regole e tempi contingentati. Una vita fortunata, certo, visto che si tratta di animali salvati da morte certa o strappati a destini ben peggiori, ma condotta sempre a fil di pungolo. E quindi come non provare un sentimento di simpatia per coloro i quali, una volta tanto, riescono a raggiungere una decina di minuti di libertà e – probabilmente – di felicità?

Panorama di Pinnawela (senza elefanti)

Panorama di Pinnawela (senza elefanti)

 

 

 

 

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