Bufali sulla spiaggia, un incontro ravvicinato

Andare in spiaggia, avviarsi verso il bagnasciuga, mettere i piedi in acqua e godersi il panorama è l’attività preliminare più gradita quando si va al mare. Ci offre l’opportunità di guardarci intorno, di saggiare la temperatura dell’acqua, di controllare lo stato del mare in vista dell’imminente bagnetto. Tutto secondo una regola non scritta ma sancita dall’abitudine. Ciò che non ti aspetti, tuttavia, è che da un momento all’altro un branco di bufali ti costringa ad abbandonare precipitosamente la posizione. E’ ciò che avviene ogni giorno, tra le 9:00 e le 10:00, sulla spiaggia di Selong Belanek, a ovest di Kuta Lombok.

La situazione appena descritta è forse l’evento più eccitante di una giornata passata in spiaggia, sotto un sole implacabile, tra un bagno e una surfata. Come ho gia accennato in un precedente articolo, Selong Belanek è una località piuttosto distante da Kuta e per potersela godere appieno occorre programmare una permanenza di una intera giornata. Per noi, dopo giorni e giorni di visite, escursioni, trasferimenti, gite, traversate, era il luogo giusto dove fermarsi un giorno intero e godersi il sano ozio da spiaggia.

La marea lambisce i lettini

Arrivati presto, ci siamo subito confrontati con il fenomeno più caratteristico di questa parte dell’isola, la marea. La foto è piuttosto chiara: la mattina la marea invade quasi completamente la spiaggia, arrivando persino a lambire i lettini e gli ombrelloni. In questo momento, quindi, è bene lasciare tutte le proprie cose sopra i lettini ed evitare di utilizzarli finchè non siano di nuovo agibili.

Il fenomeno dura francamente pochi minuti. In breve, lentamente ed impercettibilmente, il mare si ritira; ogni onda si ferma sempre più distante, il bagniasciuga si espande, la sabbia si asciuga. Il paesaggio intorno si trasforma, lasciando intravedere particolari che prima era impossibile scorgere. Guardandosi intorno, anche il villaggio sasak vicino risulta finalmente raggiungibile. Le barche, che prima ondeggiavano placidamente sulle onde, adesso sono tutte tirate a riva.

E’ proprio in questo magico istante, quando decidi finalmente di raggiungere il mare per il primo degli innumerevoli bagni giornalieri, ecco che avviene l’incontro che non ti aspetti. Da sinistra, infatti, inizi ad avvertire un sordo scalpiccio, una specie di rombo cupo e sommesso che ti mette un po’ in agitazione. Da queste parti, infatti, i terremoti, le eruzioni vulcaniche e gli tzunami sono più che una rara eventualità… Ti volti e scorgi tra le barche una mandria di bufali procedere nella tua direzione. Bufali sulla spiaggia! Tra tutte le esperienze più strane vissute durante i miei viaggi, questa è la più improbabile di tutte!

I bufali che arrivano dal villaggio

La visione mi ha lasciato senza parole. Tanto da non sapere cosa fare. Visto che ero sulla loro direttrice di marcia, avevo due alternative: o procedere verso il largo, o tornare all’ombrellone e arraffare il cellulare, l’unico dispositivo che mi ero portato quel giorno a mare. Ho deciso ovviamente per la seconda soluzione e sono riuscito ad immortalare la scena del passaggio dei bufali sulla spiaggia di Selong Beranek. Come del resto hanno fatto tutti i turisti presenti.

Il passaggio, peraltro, è avvenuto in modo molto rapido e disciplinato. Gli animali, evidentemente abituati a quegli incontri mattutini, ci hanno degnato dell’attenzione normalmente destinata alle mosche o ai granchi. Per loro l’unica cosa che contava era superare quella lunga striscia di sabbia bagnata per raggiungere un’area poco distante, più in alto, dove la foresta tornava a dominare ogni cosa. Laggiù, evidentemente, c’erano i pascoli tanto agognati e i bagni di fango a cui questi bovini tengono tanto…

Un’altra piacevole consuetudine, piuttosto diffusa su tutte le spiagge di Lombok, è la vendita di prodotti alimentari cucinati dagli abitanti del villaggio. Al nostro arrivo, l’unico esercente presente era un venditore di pannocchie di mais. Si era appostato sotto un ombrellone e aveva iniziato ad abbrustolire le sue pannocchie, spargendo intorno un odore piacevolissimo ed irresistibile. E difatti il mio amico Sergio non ha potuto resistere… Questo simpatico signore, che ovviamente non parlava neppure una parola d’inglese, vendeva anche bevande sufficientemente fresche. E’ stato per noi un punto di riferimento importante nel corso della giornata che, come si può immaginare, è divenuta ben presto caldissima e assolata.

Tonnetti arrosto sulla spiaggia

Altra gradevole abitudine, la vendita di pesce arrostito offerto dalle donne del villaggio. Queste signore, verso mezzogiorno, iniziano a passeggiare tra i lettini dei turisti reggendo sulla testa un paniere o un cesto di plastica. Questo involucro contiene del pesce appena arrostito, presentato in una duplice forma: o intero, infilzato longitudinalmente da una bacchetta di legno; o a tranci, sempre su una bacchetta. Il pesce in questione è una specie di tonnetto piccolo, o una palamita locale, le cui dimensioni non sono tali da scoraggiarne il consumo. D’altronde, il profumo che questo cibo emana, specie all’ora di pranzo, convince anche i più restii a provarlo.

Io e mia moglie non ci abbiamo pensato due volte. Ci siamo gettati su quel pranzo improvvisato come lupi affamati e devo dire che ne è valsa la pena. Il pesce era piuttosto abbrustolito, a dire il vero, ma essendo freschissimo e sapientemente speziato, è stato apprezzato appieno da entrambi. Alcuni turisti spagnoli nostri vicini di ombrellone, appena ci hanno visto acquistare il pesce, si sono finalmente decisi a fare lo stesso. In verità, poco prima, sembravano piuttosto riluttanti, combattuti tra la fame – stuzzicata dall’odore – e il timore di mangiare qualcosa di assolutamente privo di controllo. Il nostro esempio evidentemente ha rimosso gli ultimi scrupoli. E ha dato il via a una serie di nuove adesioni a catena, ombrellone dopo ombrellone, per cui alla fine la donna della foto è riuscita a vendere tutto il contenuto del suo cesto di plastica.

Ma dopo aver pranzato, bevuto coca cola, fatto l’ennesimo tuffo tra le onde, essersi crogiolati al sole a rischio di ustionarsi seriamente… cosa resta da fare a Selong Belanek? Io consiglio caldamente una bella passeggiata sulla spiaggia. Il luogo è talmente bello e in alcune sue parti incontaminato che vale la pena mettersi un cappello sulla testa, coprirsi con una maglietta, portarsi dietro un dispositivo qualsiasi per fare delle belle foto e iniziare a camminare. Ad un certo orario, peraltro, il bagnoasciuga si è così allargato da permettere lunghe passeggiate su un terreno compatto e solido, quindi meno faticoso della sabbia asciutta.

Il villaggio sulla spiaggia di Selong Beranek

Ci sono ovviamente due direttrici. Una, verso destra (nord-ovest) richiede di percorrere la spiaggia nella sua interezza e può risultare molto lunga e faticosa. E’ per camminatori forti, seriali, che non temono il sole a picco e la monotonia del paesaggio. La direzione opposta, invece, conduce direttamente al villaggio. Ed è quella che ho preso io.

Come altre volte, non ho incontrato quasi anima viva. L’unico essere vivente era un cane bianco che mi ha seguito per un pezzo, lasciandomi al mio destino una volta superato il blocco delle barche tirate a riva. Procedendo oltre, sono arrivato alla fine della spiaggia, dove una boscosa collina si ergeva di fronte ad essa, e qui ho trovato una sorpresa. Un rivolo d’acqua che si insinuava prima sulla sabbia e poi proseguiva verso l’interno. Sembrava un fiumiciattolo, ne aveva tutte le caratteristiche, salvo per un fenomeno interessante: l’acqua era salata!

Il ruscello generato dal flusso di marea

Cosa stava succedendo? Niente di particolare, in realtà. Quel rivolo di acqua argentina non era altro che un flusso di marea. Che a quell’ora continuava a rifluire e quindi, attraverso il canale di sabbia, tornava al mare. Percorrendo il ruscello, infatti, mi sono trovato improvvisamente davanti ad una ampia depressione di sabbia compatta. In lontananza si intravedeva un laghetto sulle cui sponde sorgeva un altro minuscolo villaggio con le sue capanne e le barche sulla riva. Questo enorme bacino, dunque, veniva allagato due volte al giorno e permetteva ai pescatori del villaggio di raggiungere agevolmente il mare aperto.

Il bacino interno formato dalla marea

 

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