Malioboro street

Malioboro Street, l’arteria vitale di Yogyakarta

Malioboro street è la via principale di Yogyakarta. Da sempre quindi è il luogo più trafficato e frequentato della città. Quasi tutti gli alberghi sorgono qui, o comunque nelle sue vicinanze. Locali, ristoranti e warung contendono lo spazio ad attività commerciali di ogni tipo: dai negozi di batik ai supermercati, dalle innumerevoli bancarelle di vestiti ai centri commerciali veri e propri. Per non parlare dell’adiacente mercato, che domina un’intero lato della via. Insomma, a Malioboro street non manca niente.

Lo stesso nome della strada, Malioboro, ha un che di esotico e di misterioso. Se togliessimo una vocale, equivarrebbe esattamente a quello di una marca di sigarette! E in effetti, in un primo momento, l’idea di una storpiatura basata su un preesistente commercio di tali prodotti mi aveva sfiorato. Ma m’ingannavo, naturalmente. Sempre di storpiatura si tratta, questo sì, ma del nome del governatore britannico di inizio Ottocento, che si chiamava appunto Malborough.

Le "andong", carattetistiche carrozzelle di Malioboro street
Le “andong”, carattetistiche carrozzelle di Malioboro street

Malioboro street è l’arteria vitale dell’economia di Yogyakarta e vale la pena passarci almeno un intero pomeriggio, passeggiando su e giù o concedendosi un giro sulle caratteristiche carrozzelle trainate da cavalli (andong). Questi mezzi di trasporto, che si aprono a fatica un passaggio tra la folla e il traffico automobilistico, rappresentano forse l’aspetto più romantico e nostalgico della città di un tempo. Ma non è l’unico. Al di là della strada sorge infatti il simbolo del passato coloniale indonesiano, il forte Vredenburg, a lungo utilizzato come caserma olandese. Oggi invece è divenuto il Museo Nazionale della lotta per l’indipendenza indonesiana.

Al termine della via si apre una grandissima piazza al centro della quale sorge il Kraton (o Keraton), ovvero il palazzo del sultano. In due giorni che sono stato a Yogyakarta non sono mai riuscito a trovarlo aperto: una volta sono arrivato troppo tardi; un’altra era in corso la visita ufficiale di non so quale presidente straniero. Ciò mi ha seccanto alquanto, devo dire, visto che anche a Jakarta, qualche settimana prima, non ero riuscito a vedere l’Hobbit di Flores per via di una chiusura, all’ultimo momento, del museo che lo espone.

Sembra comunque che il Kraton valga una visita. Il complesso è uno dei più antichi dell’isola di Giava e i suoi edifici sono considerati uno degli esempi più riusciti dello stile monumentale giavanese. Oggi, il Kraton è un pezzo di storia e tradizione vivente. Continua ad essere usato sia come casa del Sultano sia per altre importanti funzioni cerimoniali e culturali della corte di Yogyakarta. E’ quindi piuttosto frequente che rimanga chiuso al pubblico.

Ma il meglio di sé Malioboro street lo offre la sera, quando si assiste alla proliferazione di warung  su ogni centimetro quadrato libero di marciapiede. E’ un fenomeno comune, in Indonesia, ma qui assume i contorni di una invasione. Del resto, è facile capire perché. Gli abitanti di Yogyakarta amano mangiare fuori casa la sera. In famiglia, certo, ma anche in compagnia di parenti e amici, arrivando a comporre, alle volte, gruppi di parecchie decine di persone.

Per questi avventori i warung sono il posto ideale dove mangiare abbondantemente e a basso costo. I locali non sono altro che dei tavoli bassi, disseminati confusamente all’interno di un’area, a volte davvero minuscola, coperta da un semplice telone. Tutto qui. Si mangia accovacciati per terra. La cucina è sempre a vista e gli odori, si può immaginare, sono terribili, specie con certi livelli di umidità… Ma ciò non scoraggia nè i locali né quantomeno i turisti che sempre più volentieri preferiscono mangiare in questi ambienti anziché raggiungere luoghi meno affollati e un tantino più puliti.

Il warung, malgrado i costi ridotti, per taluni rappresenta una spesa al di sopra delle proprie possibilità. Ci sono persone, che palesemente appartengono alle fasce più povere ed emarginate della società, per cui i soldi bastano appena ad acquistare un po’ di cibo al mercato serale. Ma niente paura, il piacere di trovarsi in un luogo così “alla moda” non può essere rovinato dalla semplice mancanza di denaro. A Malioboro street è sufficiente esserci, in un modo o nell’altro.  Ed ecco quindi che molte persone si adattano, di accontentano, si ritagliano il loro piccolo spazio all’interno del quale vivere un momento di convivialità e relax.

Una famiglia che si concede un pick-nik sul marciapiede divisorio di Malioboro street
Una famiglia che si concede un pick-nik sul marciapiede divisorio di Malioboro street

Questo spazio potrebbe essere ovunque. Non solo i resti dei marciapiedi non ancora occupati da bancarelle, warung o motociclette. Perfino i divisori in cemento tra una carreggiata e l’altra, quasi in bilico tra i due flussi di traffico, sono dei luoghi idonei allo scopo, come dimostra la foto sopra. Per questa famiglia, peraltro dignitosissima, non importava granchè la precarietà della sistemazione scelta. Erano a Malioboro street, in pieno struscio serale, e ciò era l’importante.

 

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