Il tuc tuc, unico vero simbolo dello Sri Lanka

Se c’è qualcosa di universalmente riconoscibile in grado di rappresentare lo Sri Lanka, questo è il tuc tuc. E’ davvero l’emblema per eccellenza di questo paese e secondo me dovrebbe essere raffigurato nella bandiera nazionale.

Il tuc tuc cingalese non è formalmente dissimile da qualsiasi altro tuc tuc asiatico. Anch’esso trae origine dal modello globalizzato dell’Ape Piaggio, qui denominato Apè, riveduto e (poco) corretto da alcune versioni indiane che non ne hanno alterato funzioni e struttura. Il tuc tuc cingalese è il mezzo di trasporto per eccellenza; d’altronde in Sri Lanka non esistono taxi come i nostri, quindi questa moto coperta a tre ruote a due posti rimane l’unico modo per spostarsi all’interno delle città, dei paesi e persino tra una località e l’altra. Alcuni presentano anche l’insegna “Taxi” sul tettuccio, tanto per dare più autorevolezza alla loro funzione.

A considerare quanti tuc tuc ci sono in giro e la densità relativa per chilometro quadrato, sembra quasi che il tuc tuc rappresenti ben più di un semplice mezzo con cui accompagnare le persone dietro congruo pagamento. Questa Apetta sgangherata rappresenta probabilmente l’embrione di una imprenditoria privata che assicura, sia pure con le dovute cautele, una forma di moderata prosperità economica. Possederne uno assicura come minimo una occupazione stabile: un bene molto ricercato nei paesi in via di sviluppo.

In Sri Lanka, peraltro, tutti prendono il tuc tuc. Famiglie, donne sole, impiegati, scolari, turisti, uomini d’affari. Le motorette stazionano lungo i marciapiedi, davanti agli alberghi o agli uffici, presso i mercati e in qualsiasi punto ci sia la possibilità di incontrare potenziali clienti. Insieme a questi, chiamiamoli stazionari, ci sono un equivalente numero di tuc tuc che percorrono incessantemente le strade alla ricerca di persone da prendere al volo. Il loro numero è tale, in alcuni punti, che per decine di metri è impossibile scorgere qualcosa di diverso da un tappeto continuo di tettucci neri e carrozze colorate – in genere rosse o verdi.

Guidare un tuc tuc è un’attività a tempo pieno. Non è raro vedere la notte un mezzo parcheggiato nell’oscurità e scorgere al suo interno il proprietario che dorme. Se svegliato, state sicuri che si metterà immediatamente a vostra disposizione e vi condurrà dove volete. In un’altra occasione ho visto un autista in compagnia di una donna e un bambino appena nato: era la sua famiglia che ogni tanto lo andava a trovare, magari per rifocillarlo, e lui dedicava a loro i pochi scampoli di tempo che aveva liberi.

Come si prende il tuc tuc in Sri Lanka? A differenza dei loro colleghi thailandesi, i tassisti cingalesi sono meno ossessivi. Ti vengono accanto e ti chiedono se hai bisogno di un passaggio ma non insistono se rifiuti. Davanti agli hotel è possibile trovarne più di uno e scegliere a chi dare la propria fiducia. Per le strade basta un cenno e state certi che il fortunato tassista farà i salti mortali per prendervi al volo. Tutti gli hotel, infine, possiedono una lista di tassisti di fiducia; è sufficiente chiederne uno e in meno di un battito di ciglia lo vedrete apparire come d’incanto.

Trattare è semplice. I cingalesi, in genere, contrattano abilmente ma non alzano mai la voce; mantengono sempre un atteggiamento calmo e dimesso che – paradossalmente – li favorisce nella trattativa. Ai turisti chiedono mediamente il doppio che agli autoctoni, è ovvio, ma si tratta comunque di cifre assolutamente ragionevoli. In genere, per una corsa in una città grande come Colombo o Kandy, pretendono non meno di 300-400 rupie. In una località piccola la somma scende a 150-200 rupie. Per un passaggio da un paese ad un altro, diciamo 10-20 km di distanza l’uno dall’altro, la cifra passa a 500-800 rupie. Ci si può accordare anche per un servizio giornaliero completo basato su un itinerario di massima; il compenso in questo caso non dovrebbe superare le 2000-3000 rupie.

Ad ogni modo, prima di prendere un tuc tuc, invito a valutare bene un aspetto a mio parere fondamentale. Se il tragitto è minimo, oggettivamente realizzabile a piedi, e ci troviamo in una città intasata e trafficata come Colombo o Kandy, consiglio vivamente di lasciare perdere. Smog, rallentamenti e rumori sono una esperienza che è bene non fare, potrebbe rovinarvi la giornata. Una camminata, peraltro, non potrà fare che bene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *