The Grab, l’app indispensabile per muoversi in Vietnam (e non solo)

Una delle manifestazioni più evidenti della globalizzazione è la diffusione capillare delle app sui cellulari. Chiunque usa app, spesso le stesse app. Può cambiare la lingua, a volte qualche piccolo dettaglio grafico, ma l’utilizzo è identico, sia che si tratti di Google Maps o piuttosto di WhatsApp. Il che rende ancora più affascinante l’idea che i popoli siano ormai indissolubilmente uniti – anche contro la propria volontà – dagli stessi strumenti che fanno di tutto per scaricare sul proprio cellulare. In questo momento molti israeliani e palestinesi, probabilmente, stanno comunicando “Vengo per cena” con la stessa identica app.

E’ la beffa della storia. Più tendiamo a dividerci, ad evidenziare differenze di lingua, etnia, religione, razza, più inconsapevolmente diventiamo sempre più simili. Senza rendercene conto, siamo omologati nelle abitudini, nel consumo, nei desideri e perfino nella lingua, visto che l’inglese, per un motivo o per l’altro, è parlato da tutti, ma proprio tutti. Con buona pace di chi vomita improperi contro la globalizzazione e lo fa attraverso un telefono costruito in America, assemblato in Cina, con componenti coreane e taiwanesi; che utilizza un social sovranazionale che vende i tuoi dati a chicchessia; che paga con una carta di credito emessa da istituzioni finanziarie e banche che rappresentano probabilmente la manifestazione più evidente dei cosidetti “poteri forti”…

Ma lasciamo perdere questa digressione e torniamo alle app. Non tutte le app sono buone, si sa; molte non sono neppure utili. Ma fra tutte mi sento di segnalarne una che ho trovato, durante il mio soggiorno in Vietnam e Thailandia, estremamente efficace. Si tratta di The Grab, un servizio di noleggio auto con autista assimilabile, in qualche modo, a Uber. Ciò che però la caratterizza è che è utilizzata in tutto il Sud Est Asiatico (Singapore, Cambogia, Indonesia, Malesia, Myanmar, Filippine, Thailandia e Vietnam), risultando quindi uno strumento estremamente utile per muoversi liberamente all’interno di questi paesi.

Suggerisco di installare senza riserve questa applicazione sul proprio cellulare. E, una volta arrivati nel paese, acquistare una sim card a tempo (ce ne sono da 5 giorni a un mese per pochi spiccioli), inserirla nel proprio telefono e utilizzare senza problemi la linea 4G praticamente presente ovunque. Essere collegati a internet sempre e dovunque, ribadisco, è una delle grandi conquiste della globalizzazione, ed è una vera sciocchezza rinunciarci…

Come si usa The Grab

La scelta dell'auto in The GrabNaturalmente, la prima volta che si entra nell’applicazione bisogna registrarsi. Fornire i propri dati, farsi una foto (che sarà utile per essere riconosciuti dagli autisti) e fornire gli estremi di una carta di credito (anche prepagata). I servizi si acquistano da qui in poi, in maniera estremamente semplice e intuitiva.

Una volta aperta la prima schermata, dovremo fornire il luogo di destinazione (dove vogliamo andare). La ricerca è quella di Google, quindi è possibile digitare anche luoghi generici, edifici famosi, ristoranti, ecc., e immediatamente appariranno i consueti suggerimenti da parte del motore di ricerca. Una volta fissata la destinazione, occorre scegliere il tipo di automobile. Ce ne sono fondamentalmente di 4 tipi: taxi tradizionali, auto normali, auto premium (più lussuose), minivan da 6 a 9 posti e minivan da 6 a 9 posti luxury. A seconda del paese, esiste la possibilità di noleggiare perfino uno scooter (con autista o meno)!

Ecco la foto dell'autistaScelto il tipo di mezzo, ecco apparire sulla mappa una serie di macchinine stilizzate. Ciascuna di esse rappresenta un driver che staziona nelle vicinanze ed è disponibile ad accettare la prenotazione. Basta cliccare su una macchinina e subito apparirà il volto dell’autista, la sua valutazione generale e un pulsante per prenotare. A questo punto, finalmente, appare il prezzo totale del servizio. Che in alcuni paesi è davvero irrisorio. Non abbiamo però ancora prenotato: dobbiamo cliccare sull’ultimo pulsante per dare il via all’operazione.

A questo punto non resta altro che aspettare. La mappa evidenzia subito la macchinina che abbiamo scelto e il percorso che sta compiendo per raggiungerci, indicando perfino i tempi di attesa. Non c’è bisogno di guardare in continuazione il display, temendo di perdere di vista l’auto; ad un certo punto l’app fornisce un’alert che ti avverte che la macchina è arrivata. Quando ciò avviene, non resta che entrare e lasciarsi trasportare verso la destinazione. L’autista sa già dove andare, voi sapete quanto dovete pagare. Tutto qui.

I vantaggi di The Grab

Il primo e più evidente vantaggio di questa applicazione è la sua capillare diffusione, specie in alcuni paesi. L’idea di restare a piedi è inimmaginabile, posso garantirlo, anche nei luoghi più sperduti e remoti. A volte la scelta tra più drivers è talmente vasta da mandare in confusione…

Il secondo vantaggio è di ordine pratico: con The Grab si può fare a meno di parlare con l’autista. Non è necessario indicare a voce la destinazione, come si fa con i taxi: tutto è già stato chiarito in precedenza, il pericolo di fraintendimenti o equivoci è ridotto a zero. Anche l’importo è fissato una volta per tutte e non si presta a nessuna contestazione. Nessun autista, del resto, può fare il furbo. Il sistema della valutazione finale del servizio consente di segnalare, quasi in tempo reale, se l’individuo si è comportato bene o male. E se qualcuno sbaglia viene automaticamente messo fuori dall’applicazione.

L’ultimo vantaggio che vorrei segnalare è di ordine più generale e non riguarda direttamente noi turisti. Iniziative come The Grab, secondo me, rappresentano i nuovi volani dello sviluppo di un paese. Inventano nuovi lavori dove prima non c’era nulla. Fanno nascere nuove esigenze. Generano pertanto nuove fonti di guadagno, creano nuovo indotto e, in definitiva, maggiore benessere. Sono la vera rivoluzione sociale ed economica di cui la gente ha davvero bisogno, al di là della propaganda o dell’ideologia vuota di cui i politici, spesso, si riempono solo la bocca.

 

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