Il traffico ad Hanoi: quando la realtà supera la leggenda…

Il caos prodotto dal traffico cittadino rappresenta indiscutibilmente il primo grande impatto emotivo con il Vietnam. E’ qualcosa che sconvolge, traumatizza, affascina, spaventa fino al midollo. Ogni strada, anche la più stretta e inadatta al transito, è invasa da una corrente continua di veicoli, in massima parte a due ruote, che la percorre senza soluzione di continuità, come un flusso sanguigno. Sembra quasi che il traffico sia la linfa vitale delle città vietnamite, e probabilmente, se qualcuno le osservasse dall’alto, lo penserebbe davvero.

Preceduto dai ricordi e dai racconti di chi ci era stato prima di me, che descrivevano le strade del Vietnam quasi fossero dei gironi infernali, devo confessare di essere giunto nel paese comprensibilmente prevenuto. Ma non mi aspettavo di assistere a qualcosa di decisamente ben peggiore rispetto alle più cupe aspettative. Avendo iniziato il viaggio da Hanoi, è stato proprio qui che ho avuto il mio “battesimo del traffico” vietnamita.

Hanoi è una metropoli molto vasta il cui nucleo vitale è concentrato in un’area piuttosto limitata. Il suo centro, infatti, coincide con la parte più attiva – da un punto di vista commerciale e turistico – della città. E’ qui – Hoàn Kiếm – che i turisti scelgono di pernottare, ma la vicinanza alle (ben poche) attrazioni della città non c’entra niente. Il motivo è molto più pragmatico, e lo spiegherò in un prossimo post. Per adesso basti dire che questa area, pur essendo caratterizzata da un reticolo di vie strette e anguste, è quella in cui si concentra la percentuale maggiore di traffico di tutta la città. Ed è un vero incubo per chi, appena arrivato, decide di compiere la sua prima passeggiata ad Hanoi…

Per dirla breve, appena tirato fuori il capo dalla confortevole insonorità del mio albergo, mi sono trovato immerso in una bolgia di rumori meccanici di ogni tipo. Davanti a me scorrevano due fiumi in piena di veicoli a 4 e 2 ruote, in un senso e nell’altro, che non sembravano avere mai né esitazioni né sosta. La densità di tale concentrazione era tale da non lasciarmi intravedere alcun varco utile in cui infilarmi per raggiungere il marciapiede di fronte. Gli stessi veicoli sembravano disporsi in ogni spazio in modo tale da sfruttare qualsiasi centimetro libero. Come ci riuscissero, senza tamponarsi, senza neppure dare l’impressione di sfiorarsi, era proprio un mistero!… La regola sembrava una sola: mettersi avanti a tutti, anche a costo di infilarsi in spazi risicatissimi.

Il dominatore unico delle strade di Hanoi (e del resto del Vietnam) è indiscutibilmente lo scooter. Ce ne sono di tutte le marche e di tutte le cilindrate; vengono guidati da uomini, vecchi, donne e ragazze indifferentemente; spesso sono l’unico mezzo di trasporto e quindi utilizzati da più persone; per molti, infine, rappresentano anche un efficace veicolo di lavoro, e quindi caricati con così tanta roba da riempire un furgone. I vietnamiti peraltro mostrano di saperci fare con questi mezzi a due ruote. Non si può dire che siano spericolati, senza dubbio, però mostrano una certa spregiudicatezza nel loro stile di guida. Sanno trovare un varco dove nessuno di noi si sognerebbe di passare neppure con una bicicletta. Riescono a sorpassare le automobili e i mezzi più pesanti indifferentemente da destra e da sinistra senza curarsi minimamente di controllare gli specchietti – che infatti in molte motociclette non ci sono.

Quanto al codice della strada, meglio stendere un velo pietoso… E’ probabile che in Vietnam venga considerato qualcosa di cui tenere conto solo in determinate (molto ristrette) circostanze. Un manuale di bon-ton, un’insieme di aspirazioni a cui è giusto tendere, senz’altro; ma certamente non adesso e non qui. I semafori, per esempio, sono i grandi dimenticati della circolazione stradale. E dire che funzionano regolarmente: non ne ho mai visto uno rotto o in manutenzione. Sono lì a creare qualche effetto psichedelico, con quel grazioso susseguirsi di rosso, giallo, verde, ma molti ne hanno dimenticato probabilmente il senso. A malapena – e non in tutti gli incroci – valgono per le automobili, e non per tutte, dal momento che che ho visto passare con il rosso parecchi taxi e macchine a noleggio. Servono a fermare, quei pochi secondi appena necessari, solo quelle grosse e lente. Per gli scooter, a quanto pare, non significano nulla.

Altra zona off-limits: le strisce pedonali. Per il turista occidentale l’unica superficie transitabile per attraversare una strada di Hanoi da un marciapiede all’altro. Se ne vedono molte, anche ben disposte agli incroci, ma è inutile dire che se non ci fossero sortirebbero lo stesso effetto. Nessun veicolo le rispetta! Mai, a meno che un poliziotto non sia nei paraggi. Il turista si piazza davanti ad esse e spera che automobilisti e scooteristi, in qualche modo, prendano atto della situazione e accennino, quantomeno, a rallentare… Ma non succede nulla. Il flusso procede con la stessa velocità e consistenza e non v’è il minimo segnale che prima o poi qualcuno ti farà passare. Da queste parti la cortesia stradale non è proprio contemplata…

Allora come si attraversa un incrocio ad Hanoi (e nel resto del Vietnam) limitando al minimo l’eventualità di farsi mettere sotto da uno scooter o da un Suv cinese di ultima generazione? Lo racconterò in un prossimo post.

 

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