sarong indonesiano

Pregi e difetti del sarong indonesiano

Perché parlo del sarong? Perché prima o poi, se visiti l’Indonesia, sarai costretto a indossarlo. Se sei donna, niente di particolare: in definitiva si tratta di una gonna; se sei uomo è tutto un altro discorso. Il sarong indonesiano, tuttavia, non è solo una drappo di tessuto, più o meno pregiato, con cui coprirsi fianchi e gambe. E’ una tradizione di vita, un simbolo religioso e un indispensabile indumento adatto al clima del luogo.

A Bali il sarong è utilizzato in maniera più generalizzata che in altre parti dell’Indonesia. Lo indossano tutti, uomini donne e bambini, ed è caratterizzato da trame complesse e tessuti di ottima fattura. E’ praticamente obbligatorio per accedere ai templi, anche se hai i pantaloni lunghi. In alcuni posti, per la verità, lo impongono a prescindere, anche alle donne con la gonna lunga; all’ingresso del tempio si posizionano delle energiche signore che impediscono di procedere oltre se non si acquista – o si noleggia – un sarong qualsiasi. Da quanto ho capito, c’è un vero e proprio commercio di questi drapponi laceri e sporchi, ed è inutile sottrarvisi, a meno di rinunciare alle visite ai templi. L’ideale sarebbe di averne uno sempre a portata di mano, cosa che non abbiamo compreso subito, a dire il vero…

Il sarong indonesiano è quindi un drappo quadrato – all’incirca 150x 150 cm – che viene cinto in vita da una fascia in tessuto. In verità potrebbe anche autoreggersi, sempre che si sia in grado di capire quali sono i lembi adatti a fare un nodo. Al di fuori delle aree sacre viene venduto per le strade, sulle spiagge, nei mercatini. I prezzi sono dappertutto irrisori. I disegni sono sempre gradevoli, come dimostra l’immagine di questo post.

Come si indossa il sarong indonesiano

Consiglio di indossarlo lasciando lo spacco su un fianco laterale, in modo da agevolare i movimenti e facilitare l’areazione. Dopo pochi secondi dalla sua chiusura, infatti, avviene un fenomeno scontertante: la temperatura inizia a elevarsi pericolosamente. Si ha quasi l’impressione che lì dentro si produca un microclima in cui calore e umidità raggiungono picchi insopportabili, tanto da costringerti a tirar via i lembi o ad alzare la gonna al livello del ginocchio. Con buona pace dei motivi religiosi per cui lo avevi indossato.

Il mio consiglio – frutto di ripetuti e fallimentari esperimenti – è di cingerlo in modo da lasciare una spaccatura laterale. Quindi effettuare il nodo sul fianco e non – come si vede dalla foto – davanti. Da questa apertura, che si spalanca continuamente ad ogni passo, l’aria potrà passare più liberamente e circolerà anche all’interno dell’indumento. Nessuno se ne curerà, garantito. D’altronde, non c’è un manuale ufficiale su come si indossa regolarmente il sarong, non almeno per noi turisti…

Il sarong indonesiano può essere utilizzato anche come stuoia in spiaggia, o per proteggersi il collo, avvolto a mo’ di sciarpa, dai raggi del sole. E’ uno strumento versatile, insomma, che consiglio comunque di acquistare, possibilmente da qualche donnina povera del luogo; in tal caso, ovviamente, è assolutamene vietato contrattare.

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