I venditori bambini di Kuta Lombok

La simpatica ragazzina che appare nell’immagine di questo post è una delle figure più emblematiche della variagata fauna commerciale di Kuta Lombok. E’ una rappresentate di quei venditori bambini che si incontrano un po’ dappertutto sulle spiagge, per le strade, nei locali pubblici della cittadina. Una presenza riscontrabile in altre parti dell’Indonesia, specie quelle a più alto flusso turistico, ma a Kuta Lombok più accentuata  – e proccupante – del solito.

La presenza dei turisti è innegabilmente un fattore di vitale importanza per gli abitanti della cittadina e del suo circondario. Per chi si è già gettato a capofitto nel business del turismo i vantaggi sono più che ovvi, e non è il caso di parlarne ulteriormente. Ma per uno che riesce a trovare un posto al sole in questo prolifico mercato, ce ne sono almeno 10-20 che ne rimangono inevitabilmente al margine. Per costoro ciò che resta sono le briciole, gli avanzi del banchetto, poco o nulla rispetto a quanto guadagnano gli operatori già affermati, o comunque i primi arrivati.

Non rimane altro che ridursi alla vendita di prodotti e servizi marginali, al limite dell’inutilità, in un mercato in cui il confine tra commercio ed elemosina è appena definibile. A Kuta Lombok tale pratica è riservata in gran parte alle donne. Si aggirano tra i turisti esibendo una mercanzia fondamentalmente modesta che va dall’immancabile batik ai gioielli artigianali ai manufatti di legno o pietra. Sono oggetti che vengono venduti in tutti i mercati locali, esattamente gli stessi ai quali il più delle volte non viene destinato neppure di uno sguardo.

Nelle mani di queste timide signore, tuttavia, possono suscitare due reazioni opposte. Ad alcuni possono sembrare oggetti ancora più scadenti e mediocri di quanto non lo siano già abbastanza. Ad altri, al contrario, possono apparire come manufattii originali, introvabili, resi preziosi proprio perché si immagina creati proprio da queste donne indigene. La verità sta nel mezzo, come al solito, e sta a ciascuno di noi regolarsi come più gli piace.

Il discorso cambia – e di molto – quando i venditori per strada sono bambini. E qui le motivazioni emotive e psicologiche prendono il sopravvento. Ad essere onesti, banbini venditori in giro non se ne vedono per gran parte del giorno. Ciò fa pensare – o sperare – che siano comunque impegnati in attività più consone alla loro età, come la scuola e il gioco. I primi bambini muniti del loro immancabile banchetto portatile, appeso al collo, comunciano ad emergere dagli anfratti del villaggio verso l’ora di cena. E’ il momento propizio perché solo in questo lasso di tempo tutti i turisti di Kuta Lombok convergono simultaneamente verso il centro alla ricerca di ristoranti e locali pubblici.

L’approccio è condotto seguendo una precisa strategia di marketing. La vittima potenziale, infatti, è individuata con la stessa minuziosa cura con la quale i grandi felini scelgono la loro preda. Che quasi sempre è l’individuo più debole del gruppo. Fra i turisti, infatti, i più vulnerabili al fascino dei bambini, specie se molto piccoli, sono le signore di mezza età e quelle più anziane. La tattica è semplice: il bambino si avvicina e inizia a costruire una tela di simpatia ed emotività che avvolge inerosabilmente la propria vittima. Utilizza tutte le subdole armi che i cuccioli hanno nel loro repertorio: gesti, toni di voce, sorrisi soavi, sguardi teneri, veri e propri approcci fisici, come appoggiarsi al cliente o mettergli una mano sul collo.

Posso assicurare che nel giro di pochissimi minuti è tutto finito. La signora, ormai avvinta dal fascino dei piccoli vampiri, non riesce a opporre alcuna difesa, si abbandona al languido piacere di questa compagnia invadente e un po’ fracassona e si lascia fare di tutto e di più. Ed è disposta ad acquistare qualsiasi cosa, anche un braccialetto da surfista, e ad indossarlo con l’orgoglio e la sfrontatezza di una adolescente.

Questa tattica ha maggiore effetto quando l’assalto avviene simultaneamente da parte di più bambini. Ma c’è chi si distingue per una strategia di marketing più innovativa. Come la piccola commerciante della foto. Essa utilizzava un approccio solitario, delicato, per niente invadente, basato su un’arma micidiale: un sorriso praticamente irresistibile. Noi, malgrado la ferma intenzione di non incoraggiarla, non abbiamo resistito neppure due minuti alla sua avance gentile. Non solo le abbiamo comprato tutto ciò che ci sbandierava davanti al naso… Abbiamo preteso perfino un selfie!

 

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