I magnifici templi di Prambanan

Dopo Borobudur, la seconda meta obbligata nei pressi di Yogyakarta è Prambanan. Anche questo sito è patrimonio mondiale dell’Unesco ed è – giustamente – una delle aree archeologiche più visitate dell’Indonesia. Rispetto a Borobudur, che consiste in un unico, maestoso edificio isolato, Prambanan è un complesso di templi disseminati in un’area piuttosto vasta; i tre maggiori sono vicini l’uno all’altro, racchiusi in un recinto sacro che rende la visita agevole e piuttosto rapida. Il resto del sito comprende altre costruzioni, alcune delle quali sono in perenne restauro; molte altre ancora, invece, sono ridotte a cumuli di pietre per via dei numerosi terremoti che devastano periodicamente la zona.

L’ingresso al complesso è piuttosto salato: 330.000 rupie, l’equivalente di 21 euro circa! Si può risparmiare qualcosa acquistando un biglietto abbinato con Borobudur, è vero; nondimento è estremamente difficoltoso riuscire a combinare le due visite nella stessa giornata senza poter contare su un autista privato. Le due aree, infatti, non sono per nulla vicine l’una all’altra, tanto che la maggior parte dei turisti (e noi tra essi) preferiscono dedicare ai due siti due mezze giornate distinte.

Mentre Borobudur è un luogo che appartiene indifferentemente alla cosmogonia sia induista che buddista, Prambanan è al cento per cento induista. I tre grandi templi che lo caratterizzano, infatti, sono costruiti nello stesso stile che è possibile ammirare in molte parti dell’India. Le forme a guglia, i livelli, i fregi, le strette balconate contornate di bassorilievi e le minuscole celle votive sono tutti elementi che potremmo definire classici. Del resto, i tre edifici sono dedicati alle più importanti divinità del pantheon induista; Shiva, Brahma e Vishnu. Tre pesi massimi, potremmo dire, che a Prambanan beneficiano di queste magnifiche e degne dimore.

Uno dei quattro ingressi al tempio di Shiva
Uno dei quattro ingressi al tempio di Shiva

Il tempio più grande è quello di Shiva, alto addirittura 47 metri. Imponente, snello e spaventosamente fotogenico. Si distingue per gli eleganti bassorilievi che raccontano le vicende del Ramayana, il poema epico indù. E’ possibile scalarlo e visitarlo in tutte le sue parti più nascoste, è naturale, tuttavia non è facile muoversi tra i suoi stretti corridoi e all’interno delle sue stanzette anguste. La ragione è l’estremo affollamento del parco arheologico. Rispetto a Borobudur, frequentato in massa anche dai locali e dalle scolaresche, Prambanan è dominio assoluto dei turisti stranieri. Che in qualche modo, sembrano preferire questo sito all’altro, forse per la vicinanza a Yogyakarta, non so…

Fatto sta che per avere accesso al primo livello del tempio più grande ho dovuto attendere almeno mezzora! Un flusso praticamente ininterrotto di gente in andata e ritorno riduceva lo spazio praticabile lungo le 4 scalinate principali. Per non parlare dell’approccio alla piccola stanza votiva, dove troneggia una statua della divinità tutto sommato abbastanza modesta. La fila per entrare era lunghissima e non sembrava scorrere mai. E il sole, quel giorno di settembre, picchiava davvero implacabile sulle nostre teste!

I due templi laterali, molto più piccoli, sono invece più praticabili. I sancta santorum sono praticamente deserti ed è possibile perfino trovare qualche scalino libero dove sedersi e riposare. Io consiglio di visitarli entrambi, anche se a prima vista sembrano identici. I bassorilievi che li caratterizzano sono sempre molto suggestivi, malgrado sia difficile capire ciò che le storie rappresentano. Tuttavia, posso assicurare che troverete sempre uno scorcio panoramico da cui poter scattare qualche bella foto.

I resti d i un tempio crollato dopo un terremoto
I resti d i un tempio crollato dopo un terremoto

Il resto del parco archeologico – a parte quello che assomiglia ad un minuscolo zoo che ospita molti cervi pomellati e qualche casuario – offre solo una bella camminata in un giardino lussureggiante e ben tenuto. Ogni tanto si intravedono nuovi templi, più piccoli e soprattutto più recenti, in quanto a realizzazione, rispetto ai tre visti poco prima. Ma la maggior parte di essi è inibita alla visita, perché pericolanti o in via di (lentissimo) restauro. Alcuni, come dimostra la foto sopra, sono ridotti ormai a una massa di pietre levigate e coperte di vegetazione disperse per terra. Abbiamo appreso dalla guida che esistono progetti concreti per ricostruire ciò che un tempo queste pietre tenevano assieme; ma non sembra che questa esigenza sia ritenuta impellente…

 

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