trekking a Chiang Mai

Come organizzare un trekking a Chiang Mai

Chiang Mai è la seconda località più visitata della Thailandia. Visitata ogni anno milioni di turisti per una serie di ragioni che, sommate, giustificano ampiamente il trasferimento da Bangkok. Una delle quali, forse la più importante, è la possibilità di organizzare un trekking nei dintorni della città. Chiang Mai, a parte le indubbie attrattive legate al cibo, ai mercati e ad alcuni templi molto suggestivi, è famosa per la sconvolgente bellezza del suo patrimonio naturale. Foreste impenetrabili, cascate, risaie, etnie misteriose, boschi di bambù, riserve naturali… Ce n’è per tutti i gusti. Un trekking a Chiang Mai, pertanto, è l’attività che nessuno dovrebbe escludere dai propri programmi di viaggio, una volta arrivato fin lassù.

Non sorprende quindi che il trekking nella foresta sia l’attività di gran lunga prevalente in città. Dappertutto sorgono piccole agenzie di viaggio, alcune al limite della catapecchia, che mostrano enormi cartelli su cui vengono illustrati i vari trekking offerti. Esistono infatti molte varianti. Si va dalla semplice passeggiata in periferia, da svolgersi preferibilmente in giornata, ai viaggi-avventura di parecchi giorni. Lo scopo primario, ufficiale, di tutte queste proposte è quello di offrire l’esperienza di una avventura nella foresta, completa di tutto ciò che serve a renderla indimenticabile. Lo scopo secondario, altrettanto importante, è quello di foraggiare, in un modo o nell’altro, tutte le attività accessorie, marginali, che fanno da contorno all’escursione vera e propria. Di conseguenza, è difficile trovare un tour che non abbia, grossomodo, le stesse attività o itinerari identici.

Come si sceglie, dunque, un trekking a Chiang Mai? Come barcamenarsi tra migliaia di offerte, tutte allo stesso modo ricche e seducenti, sperando che non si risolvano poi in una esperienza deludente? Non c’è una regola aurea, valida per ogni occasione e soprattutto in grado di evitare fregature. Occorre semplicemente farsi un giro e vagliare le miriadi di proposte. Riservando maggiore attenzione, ovviamente, agli elementi dell’escursione che interessano di più e, cosa non meno imprescindibile, tenendo in debito conto le proprie capacità fisiche di poterla sostenere. Ci sono trekking, infatti, che sono davvero faticosi e disagevoli.

I criteri che abbiamo adottato io e mia moglie, in quel lontano 2005, erano piuttosto banali:

  1. trekking breve (non più di una notte all’aperto);
  2. poche salite e discese, cioè, in definitiva: trekking poco faticoso;
  3. qualche attrazione complementare, tanto per dire “l’abbiamo fatta anche noi!”;
  4. costo contenuto.

Il primo punto era (ed è ancora) quello più semplice da vagliare. Ogni agenzia offre una ampio parco di escursioni che vanno, come già accennato, dalla gita in giornata al tour di 4-5 notti. In mezzo ci sono tutte le proposte intermedie. I trekking più acquitato sono quelli da 1 e da 2 notti nella foresta. Non di più. Noi avevamo 4 giorni a disposizione. Fra andata e ritorno a Bangkok e un paio di giorni per visitare la città, non avevamo altra alternativa che sceglierne uno brevissimo, 2 giorni e 1 notte. Che, devo dire con il senno del poi, è stata la scelta più idonea al nostro grado di preparazione e sopportazione…

Il secondo punto è stato risolto guardando le foto dei cataloghi dei viaggi passati. Ogni agenzia, infatti, ti pone subito sotto il naso il suo voluminoso libro delle escursioni programmate, con immagini di viaggi da cui è agevole capire cosa ci aspetta. Questi cataloghi, composti essenzialmente da grandi foto ormai sbiadite e stropicciate, mostrano turisti che – sempre sorridenti e rilassati – percorrono sentieri, foreste, incontrano indigeni locali, fanno il bagno in paradisiaci laghetti, dormono sotto enormi zanzariere, ecc.. Dalle immagini sembra che non esista la benché minima difficoltà: i sentieri appaiono larghi e agevoli, le tende spaziose e pulite, le cucine da campo comode e ricche di cibo commestibile. Soprattutto, ciò che a prima vista non si coglie, ma che poi diventerà la prima preoccupazione dell’intera escursione, sembra sempre che il tempo sia ottimale, terso e sereno. Mai una nuvola in cielo. Mai un accenno, seppur minimo, ad una goccia di pioggia…

E’ stata mia moglie che ha scelto il tipo di trekking: ha optato per quello che, dalle immagini, sembrava offrisse meno saliscendi e sentieri impervi. E mai scelta è stata più errata!…

Il terzo punto si risolveva praticamente da solo. Tutte le agenzie offrono infatti un pacchetto completo di attività accessorie al trekking vero e proprio, che comprendono essenzialemente:

  1. un “elephant riding”, ovvero una passeggiata a dorso di elefante. Questa escursione è offerta in due varianti: una semplice escursione della durata di poche ore, tanto per farsi un’idea; il trasferimento da un punto all’altro dell’itinerario del trekking, che potrebbe compiersi a volte anche nel corso di due giorni;
  2. una passeggiata tra le risaie che sorgono ai margini della foresta;
  3. la visita ad una o più cascate con relativo bagno nei laghetti sottostanti;
  4. il/i pernottamenti presso villaggi appartenenti alle numerose etnie locali, con pasti e intrattenimento compresi;
  5. un “bambù rafting” per il corso di uno dei fiumiciattoli che irrorano la foresta pluviale. Anche in questo caso, a seconda della durata del trekking, la discesa del fiume sulle zattere di bambù potrebbe costituire un vero e proprio trasferimento tra una tappa e l’altra del trekking.

Infine, il quarto punto: contenere i costi. All’epoca non avevamo obiettivamente molto denaro da spendere in questo genere di attività. Ci preoccupava molto l’aspetto economico, come del resto immagino un po’ tutti. Contenere la spesa, quindi, era il nostro principale obiettivo.

Il che ci ha costretti a scegliere il tour che – a conti fatti – si è rivelato il più sconclusionato e peggio organizzato di tutti. Costava davvero pochissimo – e ciò avrebbe dovuto allarmarci – ma allora non avevamo alcuna esperienza di queste problematiche. Se da un lato ci siamo resi conto subito che sarebbe stata una colossale sfacchinata, dall’altro l’idea di avventurarci all’interno della foresta pluviale (prima volta in vita nostra) ci ha fatto dimenticare i disagi e le difficoltà alle quali stavamo andando incontro.

E così, felici come due ragazzini al loro primo giro sulla ruota panoramica, abbiamo pagato e ci siamo predisposti all’imminente trekking nella foresta del giorno dopo.

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