Marocco 2007: come si rovina un viaggio perfetto per una distrazione

Questo è il resoconto dettagliato di come è iniziata la nostra vacanza in Marocco del 2007. E delle circostanze che ne hanno determinato il suo successivo svolgimento. Il destino, una buona dose di sfortuna e una improvvida distrazione hanno però deviato il corso degli eventi rispetto alle nostre legittime aspirazioni. Trasformando una vacanza perfetta in un viaggio completamente diverso. Ma ecco come è andata.

Nel 2007, dopo molti rinvii, abbiamo organizzato la nostra vacanza estiva in compagnia di una coppia di amici di lunga data, Giovanni e Giovanna. Non si trattava di una scelta avventata o frutto del caso. Eravamo due coppie perfettamente affiatate da tempo immemore, avendo già realizzato insieme due impegnativi viaggi estivi, uno nella Grecia continentale e l’altro addirittura in Turchia. Viaggi che si potrebbero definire più propriamente delle avventure, dato che prevedevano il minimo indispensabile per farli funzionare: un volo aereo e il noleggio di un’auto. Nient’altro.

Ciò, in sostanza, rispondeva ad un ideale di viaggio che allora condividevamo tutti e quattro. Tale ideale si poggiava su alcuni criteri fondamentali, il primo dei quali, imprescindibile, era il perseguimento del risparmio ad ogni costo (date le nostre rispettive condizioni economiche, non propriamente floride). Il secondo faceva affidamento sull’esigenza di vivere la nostra vacanza in modo libero, spensierato, sbarazzino, privo di vincoli di ogni genere. L’idea di base infatti era quella di preparare solo un itinerario di massima, che comprendesse al massimo un paio di destinazioni importanti e nient’altro, e poi affidarci all’ispirazione del momento. In Grecia e Turchia era andata benissimo. Pensavamo che sicuramente sarebbe stato lo stesso per il Marocco. Il terzo criterio, ufficioso ma ben noto a tutti, era di limitare il più possibile i voli aerei, data la nota idiosincrasia per queto tipo di spostamenti di un elemento della combriccola (di cui non farò il nome).

Il Marocco era in cima alle nostre preferenze da molti anni. E si prestava bene, almeno allora, ad un viaggio fai-da-te in assoluta libertà. Per progettarlo nelle sue linee esseziali ci abbiamo messo il tempo di una cena qui a casa mia. Per trovare voli e automobile a nolo anche meno. In men che non si dica eravamo in possesso dei quattro voli aerei di andata e ritorno per Casablanca (con Air Maroc) e dell’auto che ci aspettava in aeroporto. Tutto il resto era destinato all’improvvisazione e a quella sana quanto elettrizzante spregiudicatezza che caratterizzava il nostro approccio a qualsiasi viaggio. Gli alberghi li avremmo presi strada facendo, tappa per tappa, magari contrattando ferocemente come era avvenuto 6 anni prima in Turchia.

Il giorno della partenza il programma prevedeva di trovarci tutti a Fiumicino, al check-in dell’Air Maroc. Noi provenivamo dall’Eur e avevamo ottenuto il passaggio dal padre di mia moglie. Loro, al contrario, si sarebbero affidati alle ferrovie metropolitane. Tutto a posto, quindi, regolato come al solito al millimetro e al secondo. Due modi diversi, ma ampiamente rodati, per raggiungere l’aeroporto della capitale, nulla di più. Eppure, proprio quel giorno, è successo l’imponderabile.

Noi siamo arrivati in orario. Ci siamo accostati proprio davanti all’ampio corridoio su cui si affacciavano i check-in della compagnia aerea marocchina e ci siamo messi ad aspettare pazientemente. Ma il tempo passava e degli altri due nessuna traccia. Allora abbiamo telefonato, pensando a qualche disguido dell’ultimo momento. D’altronde il tempo per rimediare c’era, la nostra naturale prudenza ci aveva imposti di fissare l’appuntamento con largo anticipo rispetto all’orario di partenza. Nondimeno, ciò che abbiamo appreso da quella telefonata ci ha gettati nello sconforto e nella più assoluta indeterminatezza.

Ecco in due parole cosa era successo. I due sventurati, pochi minuti prima, erano stati vittima di una disavventura che sfiorava i limiti del verosimile! Stavano aspettando il trenino per Fiumicino e, non so per quale motivo, ad un certo punto Giovanna si è voluta rilassare distendendosi su una panchina e poggiando la testa sul suo zainetto. Quando è arrivato il trenino i due sono saltati in piedi e sono corsi a prenderlo. Tuttavia, così facendo, si sono dimenticati di prendere lo zainetto, che è rimasto sulla panchina. Quando se ne sono accorti era troppo tardi: il trenino si era già mosso e non c’era modo di saltare giù al volo. In quello zainetto c’erano soldi, voucher e – cosa più importante – i due passaporti!

Giovanni e Giovanna sono scesi alla fermata successiva e sono tornati subito indietro. Prima, però, hanno allertato il fratello di Giovanni, Antonio, pregandolo di precipitarsi subito alla stazione Trastevere e raggiungere la banchina su cui, poco prima, avevano dimenticato il prezioso zainetto. Cosa che lui ha fatto immediatamente, come è facile intuire. Ma quando è giunto a destinazione, non ha trovato più nulla. In quel breve lasso di tempo, non più di un quarto d’ora, lo zainetto si era volatilizzato, sparito, perduto per sempre. E con esso tutte le residue speranze di vacanza estiva.

Non sono serviti a nulla i pervicaci quanto goffi tentativi dei nostri amici di recuperare in qualche modo la situazione. In un primo momento, rivolgendosi direttamente alla polizia ferroviaria, hanno tentato di capire se e come fosse possibile ottenere una carta che sostituisse il passaporto, magari a tempo determinato, valida solo per ottenere il via libera all’ingresso in Marocco. Ma nulla, questa eventualità, almeno con certi paesi del mondo, allora non era neppure contemplata. Per nulla scoraggiati da questo primo stop, sono andati direttamente in questura, questa volta per capire se fosse praticabile una emissione straordinaria, di emergenza, di due nuovi passaporti. Ma anche qui niente da fare, un altro buco nell’acqua. Infine, presi dalla disperazione, hanno pensato perfino di raggiungere comunque l’aeroporto e di tentare di imbarcarsi con le proprie carte d’identità, fidando in una diceria secondo il quale per il Marocco sarebbe bastato anche questo tipo di documento.

Il che, ovviamente, era una sciocchezza. Il documento personale d’identità, oggi come allora, viene considerato valido in Marocco solo per le comitive dei viaggi organizzati. I viaggiatori singoli, invece, sono tenuti, oggi come allora, a esibire il proprio passaporto in corso di validità e con scadenza non inferiore ai 6 mesi. Quindi fine dei discorsi. Non c’era più nulla da fare. Il viaggio era definitivamente perduto. E per quell’estate il Marocco lo avrebbero visto tutt’al più solo in televisione.

Io e mia moglie, nel frattempo, vivevamo questi concitati eventi in diretta telefonica. E man mano che passava il tempo cresceva in noi lo sgomento e l’incertezza. Cosa avremmo dovuto fare? Rinunciare al viaggio era fuori discussione, naturalmente. Aspettare fino all’ultimo secondo utile, sperando in una risoluzione miracolosa della vicenda, era una opzione poco percorribile. Tanto valeva fare il check-in ed entrare nell’area delle partenze. E pensare ad un piano B che in quel momento non escludeva affatto i nostri due amici dal programma di viaggio. In qualche modo pensavamo che le cose si sarebbero risolte. Non quel giorno, ovviamente, e probabilmente neppure in quello seguente. Ma eravamo intimamente convinti che Giovanni e Giovanna avrebbero ottenuto, prima o poi, una qualche tipologia di documento idoneo al viaggio. A noi non restava altro che metterci in attesa, rimandare i programmi, procrastinare gli spostamenti all’interno del paese, magari anche tagliare una tappa di viaggio e ridurre l’itinerario.

E così io e Paola siamo partiti da soli per il Marocco. All’arrivo, una volta sbrigate le formalità di ingresso, siamo andati a prendere l’auto che, sulla carta, avrebbe dovuto essere abbastanza capiente da poter ospitare 4 persone e relativi bagagli. Invece ci siamo visti recapitare una Dacia Logan 1.4 che a mala pena bastava per due persone! Ma convinti come eravamo di poter continuare l’avventura insieme ai nostri amici, non ci siamo preoccupati. L’idea, quel pomeriggio del 2007, era di attendere ancora un poco prima di iniziare a spostarsi verso la prima destinazione, ovvero Meknes. Pertanto, una volta ottenute le chiavi della macchina, ci siamo diretti verso un autogrill e lì abbiamo consumato il nostro prima pranzo marocchino. Con il cellulare sempre a portata di mano, in attesa di notizie che, con il passare del tempo, erano sempre più sconfortanti…

Siamo rimasti in quel bar fino quasi a sera. Alla fine – erano le 18:30 mi pare – Giovanni ci ha chiamato e, con la voce spezzata dall’emozione e dalla delusione, ci ha pregati di non attenderli più. Era finita. Non sarebbero venuti in Marocco, quell’anno, con noi. Da quel momento eravamo soli alle prese con un viaggio che, sulla carta, era stato disegnato per quattro persone. E che noi, con un groppo alla gola, dovevamo risolverci a far iniziare. Così abbiamo pagato e ci siamo diretti verso Meknes.

 

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