Perché prendere un autista a Bali (e tenerselo ben stretto)

Il mattino del 9 agosto 2016 un individuo secco e dinoccolato dai capelli scomposti si è presentato alla mia amica Daniela presso l’aeroporto internazionale di Bali. Il soggetto – di età indefinita e piuttosto male in arnese – si è definito autista, e per provarlo ha mostrato un pulmino a 7 posti posteggiato lì vicino.

Dopo una breve contrattazione, svolta in lingue conosciute solo a loro, i due contraenti si sono accordati: Gedé – così si chiamava il tipo – ha concordato un prezzo per scarrozzare Daniela e Sergio dall’aeroporto internazionale di Bali a quello dei voli interni. Laggiù avrebbero raccolto gli altri due membri del gruppo, cioè io e mia moglie, che provenivano da Jakarta, e tutti insieme avrebbero proseguito per Ubud, meta finale di quella prima giornata balinese.

Da quel giorno in poi Gedè è diventato il nostro autista ufficiale a Bali. Piano piano, grazie a una simpatia un po’ casereccia ma mai invadente, ci ha convinto a estendere i suoi servizi a quasi tutti i quattro giorni destinati alla visita dell’isola. Servizi che non si sono limitati al mero accompagnamento con un mezzo a quattro ruote. Al contrario, Gedè è stato in grado di capire, anticipare e soddisfare tutti i nostri desideri. Il suo “big program” – come lo definiva lui piuttosto pomposamente – ha coinvolto molti luoghi di Bali che altrimenti non avremmo potuto raggiungere e altrettante attività culturali che neppure conoscevamo. Senza di lui il nostro soggiorno a Bali sarebbe stato quanto meno complicato, lo posso affermare con sicurezza.

Un autista a Bali è davvero utile

Ecco quindi perché prendere un autista a Bali. Come Gedè ne esistono a centinaia. Si specializzano nello scorazzare i turisti un po’ dove vogliono questi ultimi, un po’ dove le esigenze del business locale lo richiedono; ma tutto in forma piuttosto soft, delicata, senza forzature.

Come Gedè, questi autisti/guide/anfitrioni/accompagnatori stazionano gli aeroporti dell’isola in attesa di individuare il turista isolato, magari giovane e poco danaroso. Una volta focalizzata la vittima, inizia l’abbordaggio vero e proprio, basato invariabilmente sull’offerta di un semplice passaggio con la propria vettura. Ciò che conta, in questo stadio, è che il turista salga sulla macchina e che sia a disposizione quelle due-tre ore necessarie a raggiungere la prima meta del viaggio, in genere l’albergo.

In quel lasso di tempo si compie l’opera di convincimento: al primo semaforo l’autista tira fuori un album accuratamente preparato, spesso commentato in varie lingue, in cui vengono elencati tutti i luoghi più interessanti di Bali e le sue attrattive folkloristiche, culturali, naturalistiche. Una serie di immagini patinate, a volte un po’ logore e sbiadite, testimoniano quante occasioni di divertimento, di esplorazione, di accrescimento personale offre questa isola meravigliosa.

La strategia dà i frutti sperati in pochi minuti. La speranza del turista fai-da-te, che programmava di muoversi in piena indipendenza con i mezzi pubblici, la bicicletta o lo scooter a nolo, crolla miseramente davanti a quelle immagini. L’isola sembra diventare più grande, le sue strade più tortuose, il traffico soffocante e pericoloso… Non ci vuole molto per capire che in quei templi, dentro quelle caverne, su quei vulcani, presso quelle cascate, non ci puoi arrivare da solo, avessi anche 10 giorni di tempo a disposizione. Appare chiaro fin dall’inizio, sfogliando malvolentieri l’album che hai di fronte, che ti occorre urgentemente un autista: oggi, domani, dopodomani e tutti i giorni che decidi di restare a Bali. E amen.

Contrattare sempre, ma con misura

Non c’è altro da fare che accettare una estensione del servizio. Bisogna quindi prepararsi per la contrattazione, che a queste latitudini è quanto di più simile ad un incontro di boxe tra un peso piuma e un peso massimo. Il turista, naturalmente, è il peso piuma.

L’arte di contrattare è un dono che noi occidentali non possediamo. Proponiamo un prezzo e subito ci pentiamo di quanto abbiamo appena detto: o ci sembra troppo alto – e quindi non ci abbiamo guadagnato nulla – o troppo basso – e quindi offende il nostro naturale senso della misura. Gedè e i suoi colleghi, invece, procedono con il vento in poppa senza tentennamenti o deviazioni; alla fine comprendono benissimo fino a dove è opportuno spingersi: ci hanno appena radiografato, sanno perfettamente quanto possiamo spendere. E alla fine vincono sempre loro.

Nel nostro caso, anche grazie alla presenza di Daniela, valentissima negoziatrice, abbiamo spuntato prezzi tutto sommato ampiamente soddisfacenti sia per noi che per lo stesso Gedè. Per una giornata intera, che comprendeva la visita di tre-quattro luoghi turistici, il ristorante per il pranzo e qualche altra amenità, spendevamo non più di 40 euro in quattro. Una cifra più che abbordabile e al contempo dignitosa per il nostro Gedè.

 

 

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