metro del Cairo

La linea metro del Cairo e i suoi famigerati vagoni intermedi

Il Cairo è una megalopoli impressionante. Come un buco nero, nel corso degli ultimi decenni ha attirato a sé e assorbito milioni di egiziani dalle campagne circostanti, estendendosi rapidamente e ingoiando i territori limitrofi. Di conseguenza, sono aumentati esponenzialmente tutti i problemi che assillano le grandi città, in primo luogo il traffico. La prima impressione (negativa) che il turista ricava è la spaventosa rete di ingorghi in cui si incappa in quasi in ogni strada della capitale. Non c’è arteria, anche minuscola, che non si intasi a causa dell’elevatissimo numero di mezzi a motore che la percorrono. I blocchi sono ovunque, anche nei luoghi in cui in teoria si dovrebbe scorrere con maggiore fluidità. E quando il traffico si blocca aumenta vertiginosamente l’inquinamento acustico, dato che gli abitanti del Cairo non sono famosi per la loro pazienza…

Malgrado le apparenze, il Cairo avrebbe una soluzione a questo problema. Possiede infatti una rete metro piuttosto estesa, anche se non molto articolata. Dalla fine degli anni Ottanta, infatti, si è proceduto alla realizzazione di tre linee di superfice che tagliano grossomodo a X il centro della città. Una quarta linea è attualmente in fase di sviluppo. Da ciò ne consegue che un rimedio agli ingorghi e al traffico caotico esiste.

La metropolitana è quindi l’unico modo intelligente di non avere nulla a che fare – per quanto è possibile – con il caos delle strade della capitale. I turisti, però, tendono a trascurare o snobbare questo mezzo di trasporto. Un po’ perché pochi ne conoscono l’esistenza. Molto perché si preferisce utilizzare i taxi, che sono estremamente a buon mercato e ti portano praticamente in capo alla luna. Ma c’è anche un altro motivo, più ambiguo, che scoraggia l’uso della linea metro del Cairo da parte degli stranieri.

La metro del Cairo è composta anche da vagoni che vengono riservati esclusivamente alle donne. Qui gli uomini sono banditi. In genere sono le carrozze intermedie, la numero 4 e la 5. La zona di ingresso a tali carrozze è ben segnalata, come si vede dalla foto. Ciò non impedisce alle donne accompagnate o a quelle che non approvano tale separazione, di prendere posto nei rimanenti vagoni. La regola vale solo per chi preferisce viaggiare – per ragioni proprie, culturali, religiose, o chissà che altro – senza avere alcun contatto con gli uomini.

Pertanto, qual è il comportamento più giusto da adottare da parte del turista straniero, quando intraprende un viaggio nella metro del Cairo? Gli uomini soli non hanno scelta: i vagoni iniziali e finali del treno sono praticamente la scelta obbligata e non c’è altro da dire. Le coppie, al contrario, incontreranno un pizzico di difficoltà. Cosa fare? Dividersi? O viaggiare insieme nei vagoni “misti”?

A rendere più ardua la decisione interviene anche quel senso di leggero disagio che ti prende quando entri in una carrozza in cui tutti gli uomini presenti, giovani e vecchi, iniziano a guardare la tua donna e non le staccano gli occhi di dosso per tutta la durata del viaggio!… Ecco, francamente è proprio questo il problema principale che affligge la linea metro del Cairo. Per evitare tali attenzioni, peraltro piuttosto blande, i turisti preferiscono disertare questo efficace mezzo di trasporto a favore di taxisti rapaci e assilanti.

Quando toccò a me affrontare la situazione, andò in modo clamorosamente differente. Io e mia moglie cercavamo un modo veloce e poco costoso di raggiungere il quartiere Copto. La simpatica signora che gestiva il nostro albergo ci consigliò di prendere la metropolitana e noi seguimmo il suo consiglio. Dopo aver a lungo girovagato, finalmente trovammo l’insegna di una fermata e ci infilammo all’interno della stazione. Come facciamo di solito, ci disponemmo più o meno a metà banchina, in corrispondenza dei vagoni centrali, dove è più facile trovare posto. Nessuno dei due si preoccupò di alzare il naso e fare caso al cartello che indicava quello spazio esclusivamente destinato alle “Ladies”.

Quando arrivò il treno salimmo sulla prima carrozza che si fermò davanti a noi. Una volta all’interno, piano piano, impercettibilmente, iniziò in me a farsi strada un leggero senso di inquietudine. Mi guardavo intorno e avvertivo qualcosa di strano. Avevo la sensazione di essere un po’ un pesce fuor d’acqua, un intruso, un clandestino, per di più guardato con ostentata indignazione da parecchie paia di occhi. Infine realizzai: ero in un vagone completamente affollato di donne, ragazze e bambine. Non un uomo era presente al di fuori del sottoscritto! Devo dire che nessuna signora, per quanto indignata da quell’inconsapevole invasione, provò a farmi notare l’equivoco. Nessuno, insomma, mi rimproverò per essere lì in quel preciso momento.

Al contrario, dando uno sguardo alla adiacente carrozza affollata solo da uomini, mi accorsi di essere al centro della loro – certo non benevola – attenzione. Mi osservavano tutti come se fossi un delinquente e il loro sguardo sdegnato era più pesante di una sentenza di morte!… Eppure anche da parte loro non ottenni altro che disapprovazione e poco più. Un sentimento che diventava sempre meno intenso man mano che il treno correva, fino a sparire quasi del tutto dopo due o tre fermate. Arrivati a destinazione, mi ricordo che uscii dal vagone agitato da una lieve apprensione, assolutamente ingiustificata. Nessuno si degnò di darmi più retta.

AIl ritorno, naturalmente, prendemmo un taxi.

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