Il monastero dei gatti saltanti sul lago Inle

Il monastero Nga Phe Kyaung rappresenta una meta quasi obbligata nel cirucuto turistico del lago Inle. Si tratta infatti di un bel edificio interamente costruito in legno di teak che si erge in un punto molto suggestivo del lago. All’interno spiccano alcune statue in legno e intarsi dorati piuttosto elaborati. All’esterno, la vista sul lago è impareggiabile (se non piove a dirotto…).

Ma la caratteristica più celebre di questo luogo altrimenti sacro non è la sua architettura né la sua storia nè quantomeno la sua funzione religiosa. Qui, fino a poco tempo fa, i protagonisti assoluti della scena erano alcuni gatti saltanti. Proprio così, gatti acrobati, insomma, addestrati a bella posta per divertire i turisti. Non nascondo che è stato questo il pretesto con cui Sonny ci ha attirato laggiù, facendoci percorrere il lago in tutta la sua lunghezza sotto un cielo che più plumbeo non si poteva. Ma tant’è… L’idea di ammirare le improbabili acrobazie dei piccoli felini era troppo allettante.

Racconto la mia esperienza forzando a proposito la coniugazione dei verbi al passato. A quanto pare, la tradizione dei gatti saltanti di Nga Phe Kyaung è ormai un ricordo! Da quanto ho appreso dalle persone che ci sono andate dopo di noi, gli spettacolini che vedevano i gatti come protagonisti di fantastiche acrobazie sono stati drasticamente proibiti. Ma sembra che i gatti siano rimasti dov’erano. Continuano a presidiare il tempio, sonnecchiando e litigando tra di loro come avviene in qualsiasi altra parte del mondo.

Torniamo al lontano 2011. Appena entrati nella vasta sala principale del monastero, la prima cosa che ci ha impressionato è stato l’elevato numero di gatti presenti. Se ne vedevano dappertutto e forse ce n’erano fin troppi, rispetto al consueto, complice forse la brutta giornata di pioggia battente. I felini occupavano senza alcuna animosità tutti gli spazi in cui, più o meno, erano in grado di raggomitolarsi e farsi un sonnellino. Solo in un punto si intravedeva un gruppetto più vivace degli altri, ed è lì che ci siamo diretti.

Una donnina dall’età indefinita si è avvicinata a Sonny. I due hanno brevemente confabulato e quindi siano stati invitati a sederci in semicerchio intorno ad uno spazio in cui alcuni felini sembravano in febbrile attesa di qualcosa. La donna ha tirato fuori un cerchietto del diametro di circa 20 centimetri e ha iniziato ad agitarlo davanti al muso di un gatto. Costui, all’inizio, non sembrava propenso a fare alcunché; continuava a restare acquattato osservando con il minimo di attenzione dovuta il cerchietto che si agitava dinnanzi. Solo l’improvvisa comparsa di un frammento di cibo nelle mani dell’addestratrice ha convinto il micio a darsi da fare.

In effetti, le piroette compiute da questi animali erano notevoli. Come si vede dalla foto, essi potevano raggiungere anche il metro e mezzo di altezza! In realtà, il salto era notevolmente agevolato da un rapido gesto avvolgente della donna, ma questo non ne pregiudicava la performance. Il primo gatto, che era anche il più grosso, si è esibito in una serie sempre più spericolata di salti a ripetizione che riempivano il monastero di grida di apprezzamento da parte dei turisti e i locali presenti. Gli altri gatti, chiamati ad esibirsi a loro volta, non hanno mostrato la stessa maestria. Un paio di essi si è cimentato nell’acrobazia, mostrando però gravi lacune in quanto a precisione e tempismo. L’addestratrice, ad ogni modo, riusciva sempre a compiere il gesto più idoneo a far sì che il gatto, in un modo o nell’altro, compiesse l’operazione egregiamente.

Gli artisti intenti a ripassare i movimenti poco prima dell'esibizione...
Gli artisti intenti a ripassare i movimenti poco prima dell’esibizione…

Un paio di felini, infine, si sono rifiutati categoricamente e, in barba a qualsiasi sollecitudine, anche la più rude, non ne hanno voluto proprio sapere. Con quell’atteggiamento distaccato ed elegante in cui solo i gatti sono maestri, hanno abbandonato la scena, e senza alcun considerazione per spettacolo e spettatori, si sono appallottolati e hanno iniziato a ronfare saporitamente.

Alla fine dell’esibizione siamo stati costretti a lasciare un obolo, ufficialmente per il monastero, ma sono quasi certo che si trattava di un compenso per la domatrice di gatti. Una donna, in effetti, quando fino a poco tempo fa il compito di far saltare i gatti toccava esclusivamente ai monaci. Ma i tempi cambiano e tale pratica è stata considerata disdicevole per l’autorevolezza e la dignità di un religioso. In ogni caso, lo speccatolo dei gatti saltanti adesso non c’è più. Forse io e mia moglie siamo stati gli ultimi ad ammirarlo.

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