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Mangiare in Cina: le insidie del vassoio rotante

Uno degli elementi distintivi di un ristorante cinese, sia in patria che all’estero, è quasi certamente il vassoio rotante. Ovvero quell’arnese circolare, realizzato di norma in vetro, legno o plastica, su cui vengono disposti i piatti di portata. Il suo scopo, logico e intuitivo, è quello di agevolare la distribuzione del cibo tra i commensali.

E’ talmente connaturato con la cultura cinese che è divenuto oramai un simbolo nazionale. Sembra quasi che appartenga alla Cina da millenni, come le lanterne rosse o il kung-fu. Peccato però che non sia proprio così. Il vassoio rotante non è per niente cinese. Esso, in realtà, si chiama “Lazy Susan” ed è una invenzione occidentale, peraltro piuttosto recente. E per avvalorare tale affermazione, dico soltanto che in Cina la pigra Susan viene chiamata “giradischi”, termine che dimostra senza ombra di dubbio quanto recentemente sia arrivato nel paese.

Breve storia del vassoio rotante

Secondo Wikipedia, la Lazy Susan è stata inventata nientedimeno che da Thomas Jefferson, politico, scienziato e architetto statunitense nonché terzo presidente degli Stati Uniti d’America. Secondo la tradizione, sembra che lo abbia realizzato per indurre la figlia Susan, appunto, a mangiare più pietanze. Da allora sono stati brevettati molti tipi di vassoi rotanti. Il modello più simile a quello comunemente usato oggi è del 1891, brevettato da una certa Elizabeth Howell, che disponeva anche di un bordo che impediva alle briciole di cadere sul tavolo sottostante.

La Lazy Susan, malgrado le premesse incoraggianti, con il tempo ha perso gran parte della sua popolarità. Poteva finire nel dimenticatoio delle invenzioni brillanti se non fosse stato per un certo George Hall, produttore di salsa di soia, che lo reintrodusse, riprogettato, per servire i numerosi ristoranti cinesi della baia di San Francisco. Da allora il vassoio rotante divenne praticamente onnipresente in tutti i ristoranti cinesi d’America e in breve attraversò l’Oceano Pacifico e giunse finalmente in Cina.

Questa è la storia. Che serve da pretesto per raccontare come si svolge in Cina un pasto intorno al diabolico vassoio rotante. Perché i cinesi saranno anche stati gli ultimi a utilizzarlo, è vero, ma fin da subito hanno creato una serie di regole e di convenzioni su come bisogna comportarsi al suo cospetto.

La regole del galateo del vassoio rotante

Nella tradizione cinese, la persona più importante del gruppo si siede sempre di fronte all’ingresso da cui provengono i piatti. Tutti gli altri si accomodano ai suoi lati. Rispettando peraltro un criterio piuttosto comune: più vicino si sta a quella persona, più alto è lo status; al contrario, quanto più vicino ci si trova all’ingresso tanto minore è la propria posizione sociale.

Ogni volta che viene portato in tavola un nuovo piatto, nessuno osa servirsi finché non sia la persona più importante – o più anziana – del desco a farlo per primo. Per agevolare l’operazione, il vassoio viene girato in senso antiorario in modo da porre la pietanza proprio di fronte a questa persona. La tradizione prevede infatti che sia lui (o lei) il primo ad assaggiare ogni nuovo piatto. Compiuto il rito, il tavolo girerà di nuovo in senso antiorario per assicurarsi che anche tutti ricevano il nuovo piatto. L’ultimo a ricevere la sua parte sarà proprio quello che è seduto più distante da questa persona.

Se si desidera il bis, occorre aspettare pazientemente che il piatto faccia un giro completo per consentire a tutti i commensali di provarlo almeno una volta. Inoltre, è rigorosamente vietato riempire fino all’orlo il proprio piatto. Bisogna servirsi sempre di piccole  quantità, praticamente degli assaggini; vista la quantità media di ogni piatto di portata, infatti, non c’è alcun pericolo di non trovarne più al secondo o al terzo giro. Ruotare la Lazy Susan all’indietro o in senso orario per accorciare i tempi di attesa è un’altra cattiva abitudine da evitare a tutti i costi.

L’immagine di questo post è relativa alla nostra prima cena a Ruichang. Eravamo appena arrivati e, neppure il tempo di conoscere i genitori di Suzhan, futura moglie di Guido, che ci siamo trovati subito a tavola. Ci siamo seduti tutti intorno ad un tavolo rotondo che mostrava al centro la famigerata Lazy Susan, pronta a ospitare piatti su piatti e a girare vorticosamente. Ebbene, nessuna delle regole descritte pocanzi è stata seguita o rispettata nel corso di quella cena.

Il padre di Suzhan, sulla carta la persona più “onorevole” del gruppo, se n’è stato quasi tutto il tempo sulle sue, spesso al telefono, e ha mangiato come un uccellino. Probabilmente i pensieri per l’imminente cerimonia gli avevano chiuso lo stomaco. Il compito di ordinare le pietanze, come avviene quasi sempre in Cina, è stato svolto egregiamente dalle donne del gruppo: Suzhan e le sue cugine hanno da subito monopolizzato l’attenzione del cameriere e hanno fatto tutto da sole, senza neppure sentire l’opinione degli altri commensali.

Inutile dire che il risultato è stato eccellente. La cena era ottima, davvero, e ben equilibrata nelle sue componenti di carne, verdure e pesce.

 

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