Le statue di pietra con lo zuccotto di Miyajima

La gita a Miyajima si compone di tre momenti fondamentali: la visita al santuario, la passeggiata per le vie del villaggio (con relativo pasto) e la salita ai vari monasteri che si trovano sulla collina boscosa. Sono tre momenti che è bene sapersi scaglionare nel corso della giornata perché i tempi possono dilatarsi considerevolmente mentre le distanze non sono così trascurabili come appaiono da una occhiata frettolosa alla mappa.

Ho già parlato dell’originalità del santuario di Itsukushima, che cambia aspetto allo scorrere delle maree; la visita ai suoi immediati dintorni è il passo successivo che quasi tutti i turisti compiono prima di infilarsi in qualche ristorante e assaggiare una delle numerose specialità culinarie dell’isola. L’escursione inizia dopo aver passato un grazioso ponticello di pietra all’apparenza molto antico (ma non lo è affatto, naturalmente). Oltre questo ponte inizia quella parte del villaggio non affetta dalle attività commerciali espressamente studiate per turisti.

Da qui in poi si entra in un mondo più sereno, meno trafficato, dove la vita scorre a prescindere dalle orde di visitatori che scorazzano più in là.  Una strada stretta e pittoresca percorre il litorale, fiancheggiata da magnifici boschi secolari; un’altra, più impervia, s’inerpica verso una serie di edifici semi-nascosti dalle fronte degli alberi che sembrano tutto meno che monasteri.

Una delle lughe scalinate che conducono ai templi sulla collina

E’ qui che si possono trovare alcuni dei monumenti più antichi e venerati di Miyajima. I templi sulla collina – che i giapponesi chiamano piuttosto ampollosamente “Monte” Misen –  sono raggiungibili solo affrontando lunghe scalinate. Sono piccoli capolavori di architettura sacra perfettamente integrata nella natura. Il loro carattere buddista è testimoniato dai cilindri della preghiera rotanti, disposti sui lati, e dalla quantità davvero industriale di statue di Buddha, collocate all’interno e all’esterno di ogni edificio.

Fra tutti questi segnalo il complesso buddista di Daisho-in, posto proprio in cima al monte Misen. Non solo perché è uno dei più antichi dell’isola (risale al XII secolo), ma per la presenza di centinaia di statuette di pietra che indossano uno zuccotto di lana! Sì, proprio così: un vero e proprio cappellino invariabilmente bianco-rosso che risalta in modo quasi comico una volta che ci si presta attenzione. Si tratta in realtà delle rappresentazioni dei 500 discepoli di Buddha, tutti ritratti seduti ma con espressioni e posizioni diverse l’una dall’altra. La loro funzione, a quanto ho capito, è quella di preservare le anime dei bambini morti precocemente.

Ma è lo zuccotto di lana che lascia perplessi. Perché queste statue sacre vengono abbigliate in questo modo? Per non prendere freddo? E perché in alcuni momenti dell’anno, al contrario, non ce l’hanno? Non sono riuscito a trovare una risposta decente.

 

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