Grilli e larve fritte: lo spuntino tipico di Dali

Mangiare gli insetti è una usanza abbastanza diffusa nel sud est asiatico. Deriva probabilmente dall’abbondanza della materia prima, dato che ci troviamo in zone umide e ricche di biomassa, e da tradizioni alimentari specifiche. Non immaginavo però che i cinesi ritenessero grilli e larve fritte lo snack perfetto da passeggiata pomeridiana. A Pechino mi era capitato di trovare alcune bancarelle che mostravano scorpioni e coleotteri vari infilzati su spiedini. Ma mi era stato assicurato che si trattava per lo più di attrazioni per turisti occidentali; gli abitanti di Pechino si guardavano bene da assaggiarli…

A Dali, invece, mi sono accorto che uno degli spuntini più amati della città è proprio il cartoccio di grilli e larve fritte. Questi insetti vengono venduti un po’ dappertutto, specie in quei mega store di alimenti con i tavoli al centro e le attività commerciali disposte lungo tutti e quattro i lati. Gli spuntini sono esposti verso l’ingresso, non di rado direttamente sulla strada, per rendere più fruibile l’acquisto e l’asporto della pietanza.

Larve e grilli vengono cotti secondo l’usanza locale: fritti e/o glassati e fritti. Assumono così una consistenza croccante, direi perfino appetitosa se non fosse per il rigetto che ispira la loro natura. Sono tenuti in caldo su lastroni di metallo e rivoltati frequentemente con delle palette da muratore.

Ho visto parecchi cinesi acquistare tale squisitezza. Ma non turisti cinesi. Ripeto, quelli che vengono dal nord nutrono lo stesso nostro profondo disgusto per questo tipo di alimenti. Come noi, dedicano al fenomeno una curiosità divertita e scostante, e qualche scatto fotografico; nessuno si presta neppure ad un assaggio di prova. I locali, invece, sembra ne siano molto golosi. Sgranocchiano grilli e larve come se fossero patatine. Non è raro vedere dei giovanissimi seduti su qualche panchina, magari dentro un tempio confuciano, mentre scherzano e ridono con i loro cartoccetti in mano.

Un’altra prelibatezza locale, in questo caso visibile all’ingresso dei ristoranti, sono le ninfe di libellula. Conservano vivi questi insetti lacustri dentro bacinelle di plastica ripiene d’acqua. Pare che sia il modo migliore per preservarne la freschezza. Sono cucinate anch’esse saltate e fritte o nelle zuppe di noodles. Tra tutti gli artropodi in circolazione, sono quelli che francamente fanno più schifo. Ci si chiede chi può avere lo stomaco per ingerire quell’insetto, di dimensioni comunque raguardevoli, con quel ventre così gonfio e prominente…

Ad ogni modo, non vedo cosa ci sia di sbagliato a mangiare insetti come grilli, cavallette, larve e ninfe varie. A quanto pare sono ricchi di proteine e poveri di grassi, quindi contengono nutrienti sani e perfettamente digeribili. Senza dimenticare che sono un alimento sostenibile, visto che sono perfettamente riproducibili in allevamenti controllati. Infine, si tratta di un cibo ecologico: a differenza della carne, per la cui produzione è necessaria una grande varietà di pesticidi (per il foraggio), antibiotici e conservanti, gli insetti sono a prova di sostanze nocive: in pratica sono come natura li fa, puliti e genuini.

Forse sarebbe il caso di cominciare ad assaggiarne qualcuno, la prossima volta che vi recate in Asia. Per farci l’abitudine, diciamo così, non si sa mai…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *