Da Lijiang a Shangri-La: la via più breve (per adesso)

Il viaggio in Cina del 2017 è stato pensato, programmato, realizzato con un unico grande obiettivo: raggiungere Shangri-La. Una meta da sogno, un po’ leggenda, un po’ mito; l’idea stessa del luogo remoto, quasi irrangiungibile, inafferrabile, sfuggevole come solo una città inventata di sana pianta può esserlo. Della storia di Shangri-La parlo in questo articolo. Per adesso preferisco raccontare come si raggiunge una città nascosta  dai primi contrafforti dell’Himalaya, a ridosso del quasi inaccessibile Tibet, partendo da una idea piuttosto balzana venuta in mente a me e mia moglie qualche mese prima, a Roma, sfogliando riviste e siti internet.

Shangri-La è ancora l’emblema del luogo sperduto per eccellenza. Il motivo principale, a parte il mito che la circonda, sta nella difficoltà a raggiungerla. Al contrario di gran parte dei luoghi “fuori mano” della Cina, Shangri-La non ha ancora una ferrovia che la congiunge al resto delle altre città. Possiede altresì un aeroporto, è vero, ma il costo del biglietto da Kunming o Lijiang è proibitivo in qualsiasi stagione dell’anno.

Non resta che la strada, una lunga striscia d’asfalto a una carreggiata che s’inerpica lungo i 1000 metri abbondanti di dislivello che la separano da Lijiang; questa spettacolare via di comunicazione s’infila in molti tratti dentro canyon profondi e boscosi fiancheggiando un fiume che, man mano che si procede verso l’alto, si riduce sempre più in un torrente. E’ una strada panoramica nel vero senso del termine, non c’è che dire, e vale la pena percorrerla.

L’autobus, quindi, è l’unico mezzo di trasporto che conduce a Shangri-La. Impiega circa 6 ore, compresa la sosta in una stazione di servizio che abbiamo trovato piuttosto male in arnese – almeno per gli standard cinesi. Il mezzo è sufficientemente moderno, riscaldato, provvisto di sedili morbidi e affossati così tipici dei bus cinesi. Un viaggio comodo, quindi, che diventa anche spettacolare se si riesce ad ottenere un posto davanti, subito sopra l’autista. Per ottenere questi fortunati 4 posti i turisti farebbero carte false, posso assicurarlo, e quindi io consiglio di prenotare in anticipo il proprio viaggio sull’autobus per Shangri-La.

Cosa che bisogna fare subito, a mio avviso, una volta arrivati a Lijiang (sempre che l’itinerario sia lo stesso che abbiamo compiuto noi, da sud a nord, beninteso). La stazione di Lijiang da cui partono i mezzi per il nord è relativamente vicina alla città vecchia, quindi è possibile raggiungerla agevolmente a piedi. Una volta dentro bisogna armarsi di una buona dose di pazienza e sopportare una fila che in alcune ore della giornata può essere molto lunga. A peggiorare la situazione interviene anche la difficoltà a farsi capire. Gli impiegati agli sportelli non parlano una parola di inglese. Esiste però una specie di ufficio, posto in mezzo alla sala principale, dentro cui staziona un addetto molto sveglio che si esprime in un inglese elementare ed è in grado di dare le informazioni essenziali.

Noi ci siamo rivolti senza indugio a lui perché non riuscivamo neppure a interpretare i pannelli informativi che ci venivamo mostrati. Il giovane si è dimostrato subito all’altezza della situazione e senza che glielo chiedessimo, intuendo evidentemente quale sarebbe stata la nostra difficoltà nel comunicare con gli addetti, ha scritto su un foglio di carta la destinazione, il giorno e l’orario di partenza in cinese. Con questo prezioso documento ci siamo recati allo sportello e lo abbiamo mostrato alla signorina che faceva i biglietti. Non c’è stato bisogno di dire una parola in più da parte di entrambi: nel giro di pochi secondi avevamo in tasca i nostri biglietti con il numero di prenotazione 3 e 4; quindi eravamo riusciti ad avere un posto in prima fila sul bus per Shangri-La, missione compiuta!

Il giorno della partenza occorre recarsi in stazione con molto anticipo. I controlli all’ingresso sono molto scrupolosi, come del resto in tutta la Cina, e potrebbero rallentare qualsiasi operazione. L’immagine di questo post lo testimonia ampiamente. Solo per giungere davanti ai cancelli d’ingresso abbiamo dovuto attendere almeno 2 ore! Riusciti finalmente a penetrare nell’affollatissima sala d’aspetto, bisogna aspettare la chiamata ufficiale da parte dell’altoparlante. Che ovviamente si esprime in cinese. Non c’è verso di carpire qualche informazione supplementare dagli impiegati che gironzolano tutto intorno. Loro, con un sorriso a mezza bocca un po’ scocciato, si limitano a indicarti il grande display nero che campeggia sopra le nostre teste.

Questo pannello informazioni è una sorta di rebus complicatissimo che – a secondo dei casi e della tua predisposizione d’animo – può affascinarti o, al contrario, può gettarti nello sconforto più cupo. Io mi trovavo nel primo stato d’animo e quindi mi sono dedicato pervicacemente all’interpretazione di ciò che scorreva davanti ai miei occhi.

Alla fine di lunghe osservazioni sono giunto a capire come funzionava quell’attrezzo. Da una parte è indicata la destinazione, espressa sia in cinese (caratteri molto grandi) che in inglese (caratteri appena intelleggibili). Poi è riportato l’orario di partenza e un numero. E’ stato quel numero che ha impegnato molto le mie facoltà mentali. Alla fine ho capito: è il numero del tornello di ingresso all’area parcheggio, dove aspettano i bus. La stazione di Lijiang ne ha almeno 6, davanti ai quali si affollano i viaggiatori che provano in tal modo di raggiungere il proprio mezzo prima degli altri e assicurarsi i posti (non prenotati) migliori.

Quando finalmente viene chiamata la corsa, bisogna recarsi al tornello indicato e tirar fuori non solo il biglietto ma anche il passaporto. Senza mostrarlo continuamente, ad ogni richiesta, in Cina non si può viaggiare. Quindi tenetelo a portata di mano.

Questo modo di viaggiare, ad ogni modo, ha i giorni contati. Ho letto che stanno ultimando la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità che congiungerà Kunming al Tibet. Quando il treno prenderà il posto dell’autobus probabilmente i viaggi saranno più veloci ed efficienti, senza dubbio. Tuttavia verrà meno la magia dell’avventura che il bus ancora oggi assicura. Spariranno disagi e difficoltà, è vero, ma il piacere di arrivare nella città sperduta di Shangri-La con i mezzi un po’ di fortuna, nessun treno proiettile potrà mai darlo.

 

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