Salita al Piccolo Picco d’Adamo

Ciascuno di noi si ripropone, una volta nella vita, di tentare l’azzardo, affrontare la prova all’apparenza impossibile, andare oltre le proprie (supposte) possibilità. Ciò avviene a maggior ragione durante le vacanze, quando le inibizioni scemano e le ansie quotidiane sono messe a tacere. Non è un caso che gran parte delle sciocchezze che si fanno nella vita, si concentrano quasi tutte durate le vacanze o i viaggi.

Lo Sri Lanka, da questo punto di vista, è la terra delle imprese impossibili. Riserva al suo interno una mezza dozzina di luoghi e situazioni che mettono a dura prova anche gli animi più temprati. Ce n’è per tutti i gusti. L’erta arrampicata alla Rocca di Sygiria, per esempio, è un classico esempio di prova fisica; l’entrata al tempio del Dente d’Oro, a Kandy, durante la festa del Esala Perahera, dal canto suo, è una esperienza destinata anch’essa a lasciare il segno… Di tutte queste avventure parlerò in seguito, e con dovizia di particolari. Qui invece voglio raccontare la mia ascesa al Piccolo Picco d’Adamo, avvenuta un assolato e afoso giorno di agosto del 2018.

In primis, facciamo chiarezza sul luogo. Questo picco è in effetti non più di una collina appena appena più aguzza del normale. Si chiama piccolo Picco d’Adamo per differenziarsi dal “vero” Picco d’Adamo, se vogliamo l’originale. Quest’ultima località, infatti, è meta di un pellegrinaggio alla volta di un santuario posto proprio in cima. Il percorso è lungo e impervio e richiede di iniziare l’ascesa in piena notte e raggiungere la vetta entro e non oltre il sorgere del sole. Per i turisti si tratta di una prova molto faticosa, non solo per il tempo di percorrenza – almeno 4-5 ore – ma per le condizioni sia climatiche che ambientali da affrontare. Inoltre, in alcuni periodi dell’anno la quantità di pellegrini è tale da rendere la scalata – e la conseguente discesa – un vero tragitto a ostacoli.

Nessun tour operator locale inserisce il Picco d’Adamo all’interno della sua offerta. Non più almeno. Al contrario, il “Piccolo” Picco d’Adamo risponde perfettamente alla domanda turistica che richiede oggi avventure moderate, divertenti, di breve durata e sopratutto poco impegnative. Pertanto, da qualche anno sempre più persone si recano a Ella non solo per i suoi splendidi dintorni o per le piantagioni di tè, ma anche per tentare l’ascesa al Piccolo Picco d’Adamo.

Ella Rock, di fronte al Piccolo Picco d’Adamo

L’avvicinamento al Picco avviene per gradi. Il driver – o il tuc tuc locale – ti deposita presso una ampia strada sterrata che si inerpica in salita lungo una collina boscosa. Alla prima curva appare un panorama splendido e allo stesso tempo fuorviante. Lontano, nella foschia, spunta un monte piuttosto spelacchiato e scosceso. Viene spontaneo pensare quindi che si tratti della nostra meta finale. Un filo di angoscia inizia a percorrere le nostre menti… Quel monte, in effetti, sembra oggettivamente impossibile sia da raggiungere che da scalare. Niente di tutto questo: non è lui la meta della nostra escursione. Si tratta dell’Ella Rock, un grosso sperone di roccia che farà semplicemente da sfondo a tutta l’ascesa.

Con una facile camminata di un quarto d’ora si raggiunge una spianata con un bivio. Una strada in salita conduce all’ingresso di un albergo di lusso costruito sulle pendici di una collina in perfetto stile locale. Un’altra, in discesa, porta al Picco. La maggior parte dei turisti – compresi noi, devo ammetterlo – pensa che per raggiungere un punto più elevato si debba per forza salire… Il buon senso ci suggerisce questa ovvia soluzione, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Il sentiero giusto è proprio quello in discesa! Basterà infatti percorrerlo per qualche decina di metri per accorgersi che, dopo un paio di svolte, la strada ricomincerà a salire, e questa volta sempre più ripidamente.

Dopo qualche minuto la via in terra battuta s’interrompe. Il percorso adesso è davvero in salita e solo una ripida scala di pietra, in molti punti piuttosto malridotta, conduce verso la vetta, sparendo presto alla vista in mezzo alla vegetazione. Qui occorre mettercela tutta, seriamente. La scalinata, di per sé, non sarebbe gran cosa, sopratutto per i più allenati. Il problema è il caldo e l’umido soffocante, che ti fanno penare ogni respiro e movimento. Bisogna quindi andare sù con passo lento e regolare, come fanno gli scalatori, e dosare bene energie e fiato perché l’ascesa, da un punto di vista squisitamente tecnico, è appena iniziata!

Lo strapiombo al di sotto del Piccolo Picco d’Adamo

Dopo una dozzina di zigzag, con la vegetazione che progressivamente diventa sempre più rada e gli scalini sempre meno riconoscibili, si giunge finalmente ad un punto che, a prima vista, appare la meta tanto agognata. E’ l’ennesimo abbaglio, determinato probabilmente dal desiderio di trovare un terreno in piano ove riposarsi. Ci troviamo invece in un vallone posto a metà tra due colline. A destra c’è l'”ultimo miglio”, ovvero gli ultimi 50 metri di ascesa per raggiungere la vetta del Piccolo Picco d’Adamo. A sinistra si trova una altura meno frequentata ma altrettanto impervia.

La maggior parte dei visitatori si arresta su questa spianata per prendere fiato e dare un’occhiata al panorama tutto intorno. Che è notevole, non c’è che dire, e vale da solo il prezzo (fisico) della scalata. Ma occhio a dove mettete i piedi. Il luogo, infatti, si protende a picco su un abisso sottostante di parecchie centinaia di metri. Non ci sono parapetti o balaustre di sicurezza. Qui è tutto come è sempre stato, naturale, selvaggio, pericoloso in maniera quasi seducente. Molti locali non sembrano preoccuparsi troppo dello strapiombo e si protendono il più possibile sul vuoto pur di scattare il selfie perfetto… Cosa che a noi turisti fa venire la pelle d’oca solo a guardarli!

I due altari sulla sommità del Piccolo Picco d’Adamo

La cima del Piccolo Picco d’Adamo è indiscutibilmente la meta finale a cui tutti ambiscono. Nondimeno, si tratta di un luogo abbastanza misero e deludente.  Due altarini improvvisati, divisi da un disco di pietra con un cilindro in mezzo (probabile lingam) sono tutto ciò che attende il visitatore provato dalla salita e ormai a corto di fiato. Molto meglio il panorama, che da qui è incomparabile. Non solo è possibile osservare l’Ella Rock, proprio di fronte, in tutta la sua imponente bellezza, ma aguzzando la vista è facile scovare tra le nebbie della lontananza anche le Rawana Falls e altri luoghi famosi del circondario. Questo sperone di roccia, inoltre, proprio per la sua posizione si presta a favolose foto panoramiche a 360 gradi.

Le guide raccomandano di tentare l’ascesa la mattina, meglio sul presto se possibile, perché nel corso della giornata il tempo quasi sempre si guasta e i temporali sono molto frequenti. Il che rappresenta, come è facile immaginare, una ulteriore difficoltà di questa escursione che altrimenti sarebbe declassata a semplice passeggiata collinare. Quando piove il terreno si sfalda, i gradini della scalinata diventano estremamente scivolosi, dove prima c’era solida terra battuta adesso c’è fango e pozzanghere. Consiglio pertanto di lasciar perdere se il tempo è piovoso; dal momento che la località si trova a pochi chilometri dal centro di Ella non sarà difficile organizzare una nuova escursione in una giornata più adeguata.

 

Area 360°

Panorama dal Piccolo Picco d’Adamo (scorri da sinistra a destra per vederlo)

 

Panorama dalla collina prospicente al Piccolo Picco d’Adamo (scorri da sinistra a destra per vederlo)

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