La Città Proibita, ecco come visitarla senza avere rimpianti

Parlare in un solo articolo della Città Proibita sarebbe folle e riduttivo allo stesso tempo. Mettiamola così: si tratta di un argomento vasto e intellettualmente complicato che esula dalle mie (scarse) compentenze. Ciò che posso invece fornire sono alcune informazioni “di servizio”, chiamiamole così, utili a chi dovesse programmare la visita del complesso ma non avesse la minima idea di cosa lo aspetta.

Un suggestivo tetto di uno dei palazzi della Città Proibita

Visitare il complesso della Città Proibita è più una prova di coraggio e di resistenza che una semplice gita turistica. Gli ostacoli che bisogna superare, infatti, sono molti e si infittiscono man mano che si procede. Il primo dei quali, senza alcun dubbio, è la folla. Oceanica, opprimente, assolutamente disorganizzata e il più delle volte indisciplinata. E’ la vera prova di fede che bisogna superare; sperando di non cadere in qualche gorgo o perdersi in mezzo a flussi di persone che si dirigono in luoghi in cui non avresti mai voluto andare…

Per questo motivo consiglio di programmare prima ogni passo affinché sia possibile affrontare questo impegno nel modo meno traumatico possibile. E io, forte della mia personale esperienza di quel lontano agosto 2010, posso forse fornire qualche dritta utile. Allora fu di grande aiuto il mio amico Guido, che essendo perfettamente al corrente di cosa avremmo affrontato, ci evitò il massimo possibile dei disagi. Ma lui stava già in Cina da parecchio tempo, conosceva l’ambiente e – cosa non trascurabile – era findanzato con una cinese (la sua futura moglie), a cui poteva attingere per informazioni, traduzioni, negoziazioni, intermediazioni…

Ad ogni modo, ecco cosa bisogna sapere prima di affrontare la visita alla Città Proibita di Pechino.

Scegliere il periodo giusto

Uno scorcio del primo cortile all’interno della Città Proibita

Sembra una banalità, ma in questo caso è una scelta vitale. L’eccessiva folla, ripeto, può scombussolare programmi e stato psichico. La regola aurea è la seguente: NON visitare la Città Proibita in quei giorni, o periodi, in cui viene invasa dai turisti cinesi. Quindi evitare i giorni del weekend e quelli festivi (per i cinesi). Inoltre, dal momento che l’affluenza più massiccia si verifica a cavallo tra le 10:00 e le prime ore del pomeriggio, sarebbe una buona idea recarsi nella Città Proibita di prima mattina. Sarà più agevole compiere il tragitto, all’interno di essa, senza dover aspettare di mettersi in coda per ogni minima sciocchezza. Inoltre, ricordarsi che il lunedì il complesso è chiuso (tranne nel caso di festività cinese).

Acquistare il biglietto online

Un altro momento di crisi è quando ti avvicini all’ingresso e ti accorgi che c’è una fila interminabile alle biglietterie. Anche quando ci andai io, mi ricordo, la confusione era totale, accentuata dalla brutta abitudine di alcuni cinesi di non rispettare minimamente le file (come racconto più diffusamente qui). L’attesa in coda potrebbe diventare intollerabile, specie sotto il caldo sole d’agosto o nel freddo umido dell’inverno cinese. Consiglio quindi di acquistare il biglietto in anticipo, online, sul sito ufficiale della Città proibita o tramite un’agenzia di viaggi credibile, come Ctrip.

Attenzione a dove si entra e dove si esce

La Città Proibita si snoda lungo un asse che va da sud a nord. Si entra quindi dalla porta sud, quella collocata di fronte a piazza Tienanmen, e si esce dalla porta nord, quella che si affaccia sul parco pubblico di Jingshan. Quel è il problema? Che a sud i trasporti sono numerosi (la fermata metro è a pochi passi dall’ingresso); a nord, invece, ci si trova improvvisamente in una area molto trafficata in cui non si intravvede, neppure con il cannocchiale, nessun simbolo di metropolitana. E in effetti non c’è alcuna metro da queste parti. Esistono però numerosi autobus che conducono nei luoghi più turistici. Senza dimenticare i taxi, che a Pechino, malgrado i rincari degli ultimi anni, sono ancora relativamente a buon mercato per le nostre tasche.

Portarsi appresso solo il minimo necessario

Una comitiva di turisti cinesi

La Città Proibita si estende su un’area di circa 150 mila metri quadrati e conta oltre 9000 palazzi. Pensare quindi di visitare tutto, specie nelle poche ore che abbiamo a disposizione, è una follia. A meno di non essere in perfetta forma fisica e di viaggiare leggeri, come si suol dire. Uno zainetto leggero e la macchina fotografica dovrebbero essere l’unico nostro fardello. Un ombrello può proteggere dai raggi del sole, come fanno i cinesi, ma anche un buon cappello a larghe falda va benissimo. Non dimenticare di portarsi almeno una bottiglia d’acqua.

Ristoranti e caffetterie

Oltre all’acqua, indispensabile, è consigliabile portarsi anche qualcosa da mangiare. I posti all’interno del complesso che offrono bevande e cibo sono numerosi, è vero, ma è possibile, anzi probabile dover sottostare a lunghe code per ottenere un pasto insipido o una bibita tiepida. Ad ogni modo i luoghi dove potersi riposare e gustare il proprio pasto non mancano di certo. Basta non utilizzare impropriamente scalini e ripiani dell’asse centrale del complesso, di solito maggiormente presidiati da custodi e guardiani. I palazzi laterali, specie quelli meno visitati, sono perfetti per imboscarsi un attimo e trovare un momento di ristoro.

Fotografia

Questo è uno dei punti chiave di tutta la faccenda. Riuscire a scattare delle buone foto (o riprese video) del complesso e delle sue meraviglie, per alcuni equivale alla missione della vita! Io stesso sognavo da tempo il momento in cui avrei immortalato, con la mia gloriosa Nikon D80, alcuni dei più iconici e spettacolari scorci della terra. Avevo preparato tutto, schede SD, obiettivi, copri-luce e fissato le combinazioni fuoco/diaframma più idonee, a secondo della condizione di luce. Non vedevo l’ora di iniziare… Ma al momento di passare all’azione mi sono reso conto che lo scatto perfetto, con molta probabilità, non sarebbe mai uscito dalla mia macchina fotografica quel giorno.

Uno degli eleganti ponticelli sui canali interni della Città Proibita

Ancora una volta è l’eccessiva concentrazione di folla che rovina tutto. I panorami, per propria natura, non sono a rischio. La vastità di certe aree è tale che, anche se fossero piene zeppe di umani accalcati l’uno all’altro, ci sarebbe ancora sufficiente materiale da riprendere senza eccessivi patemi. Il problema sorge quando invece bisogna ritrarre dei monumenti specifici, delle aree più anguste, come porte, scalinate, arcate, interni di palazzi. Qui occorre armarsi di una buona dose di pazienza, faccia tosta, resilienza, e un pelo di sfacciata maleducazione per riuscire a conquistare la posizione migliore.

Si tratta, come è facile immaginare, di una guerra senza esclusione di colpi. E quando parlo di colpi non intendo in senso metaforico. Davanti a certi ambienti chiusi, come le varie sale del trono, si scatena una battaglia senza quartiere per ottenere lo spazio necessario e sufficiente a scattare la foto tanto desiderata. I cinesi, in questo, non hanno rivali. Sono capaci di pestare, urtare, smanacciare, spintonare con una determinazione che lascia sbigottiti. Tanto da non poter opporre alcuna reazione utile. Ho visto arzille signore che mi scavalcavano senza ritegno sgusciandomi persino sotto le ascelle pur di trovare un posto il più vicino possibile al soggetto da riprendere. In alcuni casi mi sono visto costretto ad allargare gambe e gomiti pur di respingere i ripetuti tentativi di sfondamento a cui ero soggetto.

Ad ogni modo, noi occidentali abbiamo un vantaggio sui cinesi non trascurabile. Essendo mediamente più alti, possiamo far valere un allungo maggiore. Consigio quindi di scattare le foto innanzaldo la fotocamera al di sopra del mare di teste che si ha di fronte. E’ il modo più semplice – e meno traumatico – di portare a termine efficacemente la missione.

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