Il lento corso della vita sul Mekong

Il Mekong è uno dei fiumi più lunghi dell’Asia. Attraversa ben 6 paesi (Cina, Myanmar, Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam); lungo il suo percorso passa dagli ambienti montani e boscosi del Tibet alle paludi e alle foreste tropicali dell’Indocina. E’ anche una via di comunicazione importante, specie in quelle aree che non possiedono ancora infrastrutture alternative. In Laos, a Luag Prapang per la precisione, il grande fiume assume ancora questa vitale funzione: basta affacciarsi da uno dei tanti locali che si sporgono sulle sue acque per rendersene conto.

L’attività che si svolge lungo i suoi flutti, tra una riva e l’altra, qui è davvero frebbrile. Centinaia di lunghe barche a motore percorrono le sue acque, avanti e indietro, collegando la cittadina all’apparente nulla che sta dall’altra parte. Il panorama che si ha di fronte, infatti, è un blocco unico ondulato e boscoso, a volte appena percettibile attraverso la tenue nebbiolina presente la mattina e all’imbrunire. E’ quest’ultimo, in effetti, il momento migliore per scattare una foto spettacolare del paesaggio che ci si trova di fronte… Sempre che il clima ce ne dia l’opportunità, ovviamente.

Molti turisti amano trascorrere le ultime ore del pomeriggio guardando il sole che scende rapidamente dietro l’orizzonte e colora il grande fiume di sfumature sfavillanti. I locali hanno perfettamente capito questa esigenza. Hanno disseminato la riva di bar, ristoranti, sale da tè e altri esercizi commerciali, tutti dotati, invariabilmente, di un belvedere sul Mekong. Alcuni sono più strutturati, con molti tavoli, luci, spazio sufficiente per muoversi; altri sono dei baracchini arrangiati, a volte un tantino pericolanti, dove è possibile trovare posto non più di 4-6 persone per volta.

Il Mekong al tramonto

Il tramonto dunque offre il momento più magico ed emozionante per osservare il grande fiume indocinese. Ma anche in altre ore è possibile trovare spunti di interesse osservando il lento corso della vita sul Mekong. E’ di giorno, infatti, che si apprezza quanto questo fiume sia vitale per gli abitanti del circondario e per i loro affari. Io e mia moglie, in uno dei rari momenti che non avevamo quasi nulla da fare, ci siamo appostati su un terrazzino di un ristorante senza pretese e ci siamo goduti almeno 3 ore di quell’intensa vita sociale che stava avvenendo appena sotto i nostri piedi.

Dal posto in cui eravano noi potevo osservare piccole lance a motore, con lo scafo stretto e una piccola tettoia di giunchi a poppa – poco utile, del resto, contro la pioggia che ci martellava a tratti. Questa imbarcazione, molto diffusa in Laos e altrove, è utilizzata preferibilmente per il trasporto di poche persone e per tratti relativamente brevi. Basa il suo successo sulla forma a lancia, certamente, e sul principio della velocità: più va veloce, infatti, meno rischi ci sono di ribaltarsi lateralmente a causa della corrente del fiume. Da quanto abbiamo capito, erano il mezzo utilizzato nei villaggi circostanti, la loro forma di taxi collettivo, per intenderci.

Malgrado la forma angusta e stretta, le lance che osservavamo noi allora erano piene zeppe di persone e intasate all’inverosimile di pacchi e borse di plastica. Ne arrivavano di continuo, vomitando sulla riva dozzine e dozzine di persone. In maggioranza donne, accompagnate spesso dai figli piccoli o appena adolescenti e da quelle che sembravano delle vecchiette piuttosto arzille. Malgrado fossero circondate da uomini, che le osservavano senza alcun interesse, non hanno mai ottenuto da loro il benché minimo aiuto – né peraltro lo richiedevano. Si caricavano i loro pesnti fardelli sulle spalle, giovani vecchie e bambine, e iniziavano a risalire la riva, che in quella parte del fiume era particolarmente ripida, piegate in due dalla fatica.

Facevano francamente pena. E stimolavano il solito malevolo pensiero di quanto sia diffuso nel mondo lo sfruttamente di genere.

 

 

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