Dove alloggiare in Giappone

Il Giappone, come tutti i paesi moderni e civili, offre una enorme varietà di sistemazioni, per tutti i gusti e le tasche. Dagli ostelli ai capsule hotel, dalle pensioncine ai riokan tradizionali, dagli alberghetti senza bagno agli hotel di lusso a 5 stelle.

Noi abbiamo optato per alberghi mediamente di 3 stelle, tutti collocati vicino a fermate metro o bus o tram, non troppo lontani dalle stazioni dei treni. A lungo abbiamo accarezzato l’idea di alloggiare, ad esempio a Kyoto, in un riokan del centro, animati dalla vaga speranza di poter maggiormente entrare in sintonia con la città e le sue tradizioni. Tuttavia, l’idea di sdraiarsi su un sottile futon, direttamente sul pavimento, con un misero batuffolo di cotone sintetico per cuscino, mi ha sempre impedito, al momento di prenotare, di fare quel clic fatidico… e ho sempre optato per alberghi tradizionali – secondo il metro occidentale – sui quali comunque occorre spendere due parole.

Partendo dal presupposto che non ho cercato mai alberghi al di sopra della categoria che potevo permettermi, ho concentrato la mia ricerca sui seguenti requisiti fondamentali:

  1. Colazione inclusa;
  2. Prezzo entro 80 euro al giorno;
  3. Bagno in camera (sembra un’ovvietà, in Giappone non lo è);
  4. Dimensioni del letto;
  5. Dimensioni della camera;
  6. Presenza del phon per i capelli (esigenza primaria per mia moglie).

Ecco quello che ho scoperto, sia prima, mentre prenotavo, sia dopo, una volta in Giappone.

Colazione. Non tutti gli alberghi giapponesi di una certa fascia forniscono la colazione inclusa. Molti la offrono a pagamento, ma si tratta quasi sempre di colazioni alla giapponese (pesce, vermicelli, riso, varie pietanze marinate, miso, ecc.) e per delle cifre che sono francamente esagerate. Tutti gli alberghi che abbiamo scelto ci hanno offerto una colazione al 90% giapponese, con rare e misere varianti internazionali (qualche cornetto, della marmellata), ma in compenso molto gustosa, almeno per me. E’ vero, qualche volta siamo usciti dalla sala da pranzo più affamati di quando eravamo entrati, ma tutto sommato ci è sempre andata bene. Forse dovrei dire MI è andata bene, visto che io mangio qualsiasi cosa, di mattina e di sera. Mia moglie ha decisamente sofferto la situazione, lei che non sopporta lo sgombro affumicato di mattina, soprattutto quando cerchi di abbinarlo al caffè “blended”.

Prezzo. Naturalmente questa era la sfida per eccellenza, perché non sapevamo se avremmo trovato alberghi che si collocassero nella fascia di prezzo adeguata alle nostre finanze. E invece no, li abbiamo trovati eccome. Ero preparato a lunghe ed estenuanti ricerche, anche a sacrificare, all’occorrenza, qualcuno dei cardini fondamentali elencati sopra, pur di restare sotto gli 80 euro. Ancora una volta la realtà ha smentito le leggende metropolitane. Non è vero che non si trovano alberghi decenti sotto quel prezzo. Mediamente, per 8 alberghi, abbiamo speso 68 euro a notte, e uno di questi era un 4 stelle a Kobe.

Bagno in camera. Quando si cerca un albergo, specie se è di bassa categoria (e qui bisogna includere anche i 3 stelle, soprattutto a Tokyo e Kyoto), può capitare di trovare camere offerte a prezzi favolosi; bisogna prestare attenzione, perché 9 volte su 10 si tratta di camere con bagno in comune, oppure più spesso di veri e propri ostelli.

Dimensione del letto. Le indicazioni sulle dimensioni dei letti sono un’altro degli aspetti fondametali a cui prestare la massima attenzione. In Giappone, infatti, i letti matrimoniali si dividono in 3 sotto-categorie: king size (matrimoniale molto ampio), standard (matrimoniale appena più piccolo dei nostri), alla francese (sensibilmente più stretto dei nostri). Alcune offerte di camere doppie, specie quelle di alcune catene di alberghi, offrono un letto singolo per due, e in questo caso si tratta di un vero letto singolo. Noi abbiamo sempre scelto il letto alla francese, che bene o male ci ha sempre fatti dormire comodi evitando al minimo il rischio di reciproche gomitate e calci notturni. E’ chiaro però che due persone appena più grasse di noi avrebbero avuto un serio problema di coesistenza su un letto così stretto…

Dimensione della camera. Le stanze d’albergo in Giappone sono minuscole, e questo vale sia per l’alberghetto da 2 stelle che per quello da 5. Per questo, se è possibile, sarebbe opportuno scegliere camere con letti doppi (almeno si ha la certezza che lo spazio minimo per due letti c’è), ma non è detto che la situazioni migliori granché. In generale, sopra i 18 metri quadri (booking.com segnala anche questo dato), lo spazio vitale per due persone è garantito. Le camere da 12 mq, (la maggior parte di quelle presenti su booking) sono così anguste da mettere in crisi anche le relazioni più consolidate.

Presenza del phon. Sembra che per gli alberghi giapponesi sia una nota di merito poter esibire, tra i servizi offerti, la presenza di un phon per capelli. Lo si trova sempre in ogni slideshow dedicato a illustrare l’amenità dell’albergo, accanto all’onsen (le terme interne), al ristorante caratteristico, alla sala per convegni, ecc.. Per mia moglie era il requisito base, quindi mi è andata sempre bene.

Ultima considerazione sulle camere in generale. In Giappone è possibile viaggiare senza portarsi dietro alcun kit per l’igiene e la pulizia personale. Ogni albergo, dalle 2 stelle in su, fornisce sempre spazzolino e dentifricio giornaliero, pantofole, veste da camera, prodotti per la doccia al completo, compreso il balsamo, kit per fare il tè o il caffè.

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