Come una bella storia diventa business: la leggenda di Ashima

La Foresta di pietra di Kunming, di cui ho già parlato in questo post, merita davvero i soldi del biglietto. E’ un luogo fatato e allo stesso tempo di enorme interesse geologico. Tuttavia, le orde di turisti cinesi che la invadono ogni giorno sono ben poco interessate alla bizzarra morfologia del panorama. I cinesi vanno a Shilin unicamente perché è il teatro di una sfortunata storia d’amore locale, la leggenda di Ashima.

Si tratta di una storia tanto romantica quanto banale, che ha più di una corrispondenza in tutte le culture del mondo (si pensi al mito di Aretusa). Ashima, una bella ragazza appartenente al popolo Yi (la minoranza del luogo), si innamora di un tipo che non appartiene alla sua etnia. Non ha fatto però i conti con il pretendente locale, il figlio del capo del villaggio. Costui si è invaghito di lei e intende sposarla a tutti i costi.

Secondo una versione della leggenda, il figlio del capo sfida lo straniero a una gara di canto, fidando sulle sue doti e – probabilmente – su qualche sorta di raccomandazione dovuta al suo rango. Chi vince si prende Ashima. Naturalmente vince lo spasimante alieno e il boss locale ci rimane molto male, tanto da invocare un incantesimo che impedisca al rivale di portarsi via la ragazza. L’incantesimo trasforma Ashima e tutta la foresta in cui si è rifugiata in pietra.

Questo è quanto. A Shilin la presenza di Ashima è ben visibile in un’area in cui la concentrazione di turisti si fa parossistica. E’ il luogo in cui troneggia una roccia che assomiglia vagamente a una figura umana. Troppo poco, a parer mio, per giustificare tanto entusiasmo; i cinesi ovviamente non sono d’accordo, fanno la fila e si prendono a spintoni pur di farsi immortalare sotto di essa. Ma non solo.

A corredo di quanto raccontato, si è diffusa un’altra stravagante abitudine – che però devo dire è piuttosto in voga in altri luoghi storici della Cina, come ho appurato io stesso nel mio primo viaggio in Cina del 2010. Le ragazze, ma anche le signore più attempate, noleggiano dai venditori locali un vestito tipico dell’etnia Yi e lo indossano giusto il tempo di farsi fare qualche foto – anche questa rigorosamente a pagamento. L’immagine di questo post ne è un esempio. In alcune zone la densità di ragazze vestite da Ashima è tale che sembra di esser capitati in mezzo a una sfilata di carnevale.

Infine, ad ogni spiazzo libero, ecco che spuntano fuori musicisti e improbabili danzatori locali che improvvisano, senza molta grazia a dir la verità, un balletto locale e qualche canto stridulo. Il tempo di una rappresentazione e poi spariscono, si dileguano tra la folla per riapparire in un altro spiazzo e riprendere la stessa performance di prima. Nel nostro caso, abbiamo incrociato gli artisti di questo filmato ben tre volte, e tutte e tre le volte il signore con la chitarra aveva sempre la stessa sigaretta in bocca… accesa!

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