Volare con T’way, la compagnia low cost coreana

Una volta deciso per la Corea del Sud come destinazione estiva, mi sono messo alacremente alla ricerca di un volo, possibilmente a basso costo. Ebbene, ho scoperto che non esistono collegamenti diretti tra le due capitali, Roma e Seul. O meglio, nessuna delle due compagnie di bandiera (ITA e KoreanAir) ha in programma voli, con o senza scalo, per andare in Corea del Sud dall’Italia (e viceversa). In sostanza, è necessario affidarsi ad altre compagnie, quasi tutte cinesi, che propongono lo stop tecnico, spesso piuttosto lungo, a Pechino o a Chengdu.

Ma c’era (e c’è tuttora) un’eccezione: la T’way, compagnia a lungo raggio coreana, che offre addirittura un volo giornaliero tra Seul Incheon e Fiumicino. Ed è un volo diretto! Inutile dire che, malgrado il prezzo non fosse proprio da saldi estivi, lo abbiamo acquistato subito. Non ho prestato attenzione, sulle prime, a che tipo di compagnia fosse questa misconosciuta T’way, tanto ero felice di aver compiuto il primo passo, il più importante, in vista del prossimo viaggio estivo.

Ho iniziato a scoprire chi e che cosa fosse realmente la T’way quasi a ridosso della partenza. Mi aveva impensierito il fatto che, a differenza di altre volte, non arrivavano mai comunicazioni da parte della compagnia. Nessuna notizia, buona notizia, si dice, e infatti, la prima volta che sono andato a controllare sul sito, ho scoperto che non c’erano novità e tutto era confermato senza alcuna variazione. Una bel sospiro di sollievo, devo ammettere, dopo anni di voli rimandati o cancellati. L’unica cosa che non funzionava, a mio parere, era il check-in oline, il cui modulo di compilazione restava ogni volta ostinatamente inaccessibile. Ho pensato: sarà perché è troppo presto, e comunque molte compagnie, anche di bandiera, aprono il check-in online appena 48 ore prima del volo…

La lunghissima fila davanti ai counter della T’way a Fiumicino

Non è così. Sulla T’way il check-in oline, pur essendo formalmente raccomandato, è praticamene irrealizzabile. Occorre fare obbligatoriamente il check-in presso il counter dell’aeroporto, che a Fiumicino si trova proprio alla fine del Terminal 3. I motivi possono essere vari, e comunque è una pratica piuttosto frequente, specie in Asia. Le compagnie cinesi, ad esempio, non prevedono il chek-in online neppure sui voli diretti, e così anche le compagnie indiane. Ad ogni modo, si tratta di una seccatura relativa: si tratta solo di fare una fila (più lunga a Fiumicino, molto meno al ritorno a Seul).

Ma le stranezze della T’way non si limitano al mancato check-in online. Che sia una compagnia low cost è evidente non appena metti piede nell’aereo. L’area intrattenimento praticamente non esiste. Non è possibile accedere ad alcun contenuto sugli schermi che ci troviamo di fronte: essi rimangono tristemente spenti per tutto il corso del viaggio (che è lunghissimo, 13 ore filate…) e non c’è verso di riportarli in vita. Il che a dispetto del fatto che sia l’aereo di andata (un Boeing) sia quello di ritorno (un Airbus) sono piuttosto moderni, e quindi, potenzialmente, dotati di tutti i trastulli tecnologici che ci allietano durante i voli.

A peggiorare la situazione contribuisce anche la lacuna più grossa di tutte: sul volo di ritorno (sull’Airbus, cioè), le porte USB del blocco centrale (le file C-D-E-F) non funzionano. Non solo non hai alcun tipo di intrattenimento, quindi, ma su uno dei voli non puoi neppure ricaricare il tuo cellulare, o il tuo tablet, se capiti in una fila sprovvista di connessione USB. I posti laterali, invece, hanno una presa, disposta sotto i due sedili, che ovviamente viene monopolizzata per tutto il tempo dai legittimi proprietari del posto. E così non ti resta altro che affidarti alla tua power bank, se ce l’hai, sperando che non si esaurisca presto, oppure mendicare una presa USB presso qualche vicino.

I famigerato bibimbap coreano

Veniamo all’altra nota dolente: i pasti. Sono limitati ad un cartoccio di alluminio evidentemente preriscaldato che contiene un solo alimento, invariabilmente o Bibimbap (un piatto nazionale coreano a basso costo) o la famigerata combinazione “salsicce con curry”. Da bere, solo acqua. Per caffè, bibite varie, snack e alcolici occorre mettere mano al portafoglio. Proprio come avviene in una low cost europea.

Infine, quella che io considero una vera e propria truffa. Evidenziata nell’immagine sopra, scattata alla brochure ufficiale della compagnia. Date un’occhiata ai prezzi: sono espressi in won, in dollari, in yen, in yuan e in euro. Non notate qualcosa di strano? Il prezzo del primo alimento è di 7000 won, che al cambio attuale equivalgono a 4,30€ – potete fare voi stessi la conversione con il tool qui accanto. Non quindi 7 euro. Viene perpetrato quindi un furto di quasi 3 euro! Stessa situazione per il prezzo in dollari. Per lo yen e lo yuan, invece (e stranamente) il costo è minore rispetto al cambio. L’unica nota positiva è che se hai ancora qualche won in tasca, puoi utilizzarlo senza problemi in aereo per acquistare cibo e bevande.

Quindi il consiglio è: se prendete la T’way, ricordatevi di tenere qualche bancanota won nel portafoglio perché potrà risultare utile per acquistare prodotti all’interno dell’aereo. E in questo caso, a costi decisamente ridotti rispetto al mercato.

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