Vivere oggi senza il proprio cellulare è inimmaginabile. Le operazioni vitali della nostra esistenza che una volta si svolgevano in modo indipendente l’una dall’altra e su supporti diversi, adesso sono concentrati in un unico dispositivo. L’agenda, il telefono, la fotografia, i pro-memoria, la comunicazione… Tutto ciò si trova in un unico contenitore, peraltro di facile utilizzo, pronto all’uso in qualsiasi momento, disponibile dovunque e comunque. Impossibile pensare solo lontanamente di farne a meno, anche per qualche ora.
La necessità diventa vera e propria dipendenza quando dobbiamo viaggiare. Le app utili sono oramai centinaia e hanno reso il cellulare quasi l’unico mezzo idoneo per affrontare una vacanza. Si pensi alla gestione delle prenotazioni alberghiere, il check-in online, la navigazione con il GPS, la richiesta di informazioni in tempo reale tramite i motori di ricerca… In pratica non c’è attività di viaggio che non venga coinvolta e talvolta condizionata da una app dedicata.
Anche io, lo confesso, sono vittima di questa devastante ossessione per le app di viaggio. Da quando ho iniziato ad apprezzarne le funzionalità, non riesco a farne a meno. Ogni volta mi documento su quali app possano essermi utili a seconda del paese di destinazione, e devo dire che ottengo spesso risultati soddisfacenti. C’è però un aspetto che va adeguatamente considerato: non tutte le app sono disponibili allo stesso modo. Basta guardare alla Cina, per esempio, per cui occorre addirittura programmare un piano di download mirato per poter utilizzare i servizi tramite cellulare. Ne ho parlato diffusamente in questo articolo e quindi invito a leggerlo per farsi un’idea.
La realtà è che le app che funzionano bene in qualsiasi nazione sono poche. Molte vengono “depotenziate” apposta per motivi di sicurezza o di privacy. Altre ancora non sono per niente disponibili perché giudicate pericolose per la stabilità del paese. Questo quadro d’insieme suggerisce che è bene informarsi prima su quali servizi saranno disponibili come a casa nostra e, in caso negativo, pianificare un piano “B” per utilizzare app alternative.
In Corea del Sud ho riscontrato una situazione ibrida: la maggior parte delle applicazioni funziona regolarmente, altre sono limitate, e fra queste c’è l’app più indispensabile di tutti, ovvero Google Maps. Che in realtà funziona, cioè geolocalizza e offre mappe aggiornate, ma non dispone di un servizio essenziale quando si viaggia, la navigazione. Quando si apre Google Maps, infatti, si nota subito che mancano le funzioni di navigazione: non si può scegliere un percorso (a piedi, in auto, in bicicletta) perché appare subito il seguente messaggio: “Il servizio, in questo paese, non è supportato”. Al contrario, la scelta dei mezzi pubblici è attiva, e quindi utilizzabile come e forse meglio che da noi.
Naver App
Di conseguenza, urge disporre di un’app che riempa il vuoto lasciato da Google Maps. E l’applicazione più idonea è il sistema di geolocalizzazione nazionale coreano, ovvero Naver Map. Una volta scaricato (e io l’ho fatto dall’Italia), lascia inizialmente perplessi. L’interfaccia è un misto di inglese e coreano, e la schermata iniziale appare desolatamente vuota. Niente paura: il sistema è tarato solo sulla Corea del Sud, quindi le mappe disponibili nell’app sono limitate alla penisola e poco più.
Naver App è un servizio che potrei definire omnicomprensivo. Non è solo un insieme di mappe aggiornate del paese, ma è anche un efficientissimo sistema di gestione dei propri spostamenti, sia in privato che con i mezzi pubblici. E’ possibile infatti impostare un percorso e controllare quali sono le opzioni disponibili e tutti i mezzi che è possibile prendere per arrivare a destinazione. Una volta attivato un tragitto, l’app ti conduce passo passo verso la meta finale, comunicando fermate, svolte, distanza e tempo rimanente. Le notifiche sono sia visive che sonore. Particolarmente utile l’avviso tramite vibrazione quando manca una fermata o un chilometro alla meta: ciò evita di tenere sempre gli occhi incollati sul cellulare.
Naver App contiene inoltre un enorme archivio di informazioni turistiche vere e proprie. Ogni località visualizzata sulla mappa viene accompagnata da una serie di indicazioni sui luoghi di interesse principali, e questo a seconda della zona in cui ci troviamo. In questo modo è possibile scoprire alcune attrazioni di cui non si aveva cognizione e magari si trovano a pochi passi. Inoltre, è possibile creare una propria “playlist” di località da visitare o da tenere in archivio che l’app memorizzerà nel proprio database. Funzione particolarmente utile in città grandi come Seul o Busan, quando non è sempre facile ritrovare il tuo albergo dopo una giornata di escursioni e caldo asfissiante…
TMoney Tour Card
La seconda app di cui voglio parlare non è altrettanto indispensabile come la Naver, però è davvero molto utile. Si tratta in sostanza dell’estensione virtuale di una tessera da tempo utilizzata in Corea del Sud per pagare i trasporti pubblici. La tessera in questione è la TMoney, appunto, che si acquista in qualsiasi 7-Eleven o negozio simile, negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie. E’ un sistema di pagamento elettronico ricaricabile valido in tutto il paese e accettata anche presso alcuni negozi convenzionati, bar, distributori automatici, convenience store, ecc..
Come si usa? Per salire su autobus o metropolitana si appoggia la carta sul lettore. Quando si scende, o si esce dalla metropolitana, bisogna ripassarla sul lettore, così la carta memorizza il percorso e applica la tariffa giusta in base alla distanza percorsa. Per inciso, il biglietto medio di una corsa in metropolitana costa circa 1 euro e le maggiorazioni sono davvero di poca entità. Tutto bene quindi? Fino a un certo punto. Il limite più evidente e fastidioso di questa carta è che richiede una ricarica in contanti. Occorre quindi disporre ogni volta di won in contanti per ricaricarla. Altro limite: non sai quanto ti resta di credito. Per verificarlo, o ti rechi presso le macchinette di erogazione di biglietti presenti nelle stazioni metro, e in questo modo sei costretto a metterti in fila e vanificare, in sostanza, il motivo per cui hai acquisato la carta; oppure controlli il credito direttamente ai tornelli, ma qui ti esponi al rischio di scoprire di non avere più credito sufficiente e quindi non poter pagare l’eventuale supplemento all’uscita.
Per ovviare a questi inconvenienti, ho preferito utilizzare la TMoney Tour Card, ovvero la versione app della TMoney. Si installa sul cellulare e si ricarica con carta di credito. L’app fornisce in tempo reale il credito residuo e perfino la storia di tutte le transazioni effettuate. Sembra tutto perfetto ma non è così: esiste un grosso, enorme limite che rende problematico l’uso di questa applicazione. Per i non coreani non è possibile ricaricare con carta di credito oltre i 50.000 won (circa 30 euro). E posso assicurare che 30 euro di trasporti pubblici in Corea sono davvero pochi. Superato il limite la TMoney Tour Card torna ad essere fruibile come la sua parente plastificata: bisogna recarsi in un 7-Eleven, o in un CU, tirare fuori le bancanote da 5000 o 1000 won e ricaricare l’applicazione.
Nomad
La terza app che consiglio in realtà sarebbe la prima da prendere in considerazione, perché senza di essa le altre due non sarebbero affatto utilizzabili. E’ la e-sim Nomad, ma anche altri tipi di sim virtuali vanno bene. Io ho utilizzato la Nomad e mia moglie la Airalo e ho riscontrato una differenza di funzionamento (ma non di performance) che mi fanno preferire la prima alla seconda.
La Nomad è una sim dati virtuale. Consente di utilizzare il proprio cellulare esattamente come si fa a casa, con una connessione dati sempre attiva e disponibile. Nei telefoni abilitati sostituisce quel fastidioso e sempre pericoloso cambio di sim fisica che si faceva una volta arrivati a destinazione, in genere in aeroporto. L’acquisto si fa direttamente tramite l’app, scegliendo il paese (o l’area) di destinazione, i giorni di utilizzo e di quanti Giga disporre. Per mia esperienza, 5 Giga per 15 giorni vanno più che bene, se l’uso si limita alla navigazione, alla consultazione anche frequente di Internet e a qualche sporadica videochiamata su WhatsApp. L’app si attiva solo quando ci si trova nel paese di destinazione, ovvero quando il telefono si aggancia al gestore coreano convenzionato. In Corea del Sud tutti i gestori di telefonia mobile usano il protocollo 5G. Quindi si naviga velocemente e senza lag, in città come in montagna.
Perché consiglio la Nomad anziché la Airalo? Fanno esattamente lo stesso lavoro, ma la Nomad installa e configura direttamente l’APN sul telefono, mentre l’Airalo richiede che lo faccia tu in un secondo momento. L’APN (Access Point Name) è l’indirizzo che indica allo smartphone quale gateway usare per collegarsi alla rete dati dell’operatore. È fondamentale perché senza un APN corretto non si riesce a navigare in Internet o usare i servizi dati. Ebbene, con Airalo occorre seguire le istruzioni e modificare/aggiungere l’access point del proprio telefono. Una operazione non proprio alla portata di tutti. Con Nomad, invece, avviene tutto in automatico.
Inoltre, anche dopo aver predisposto correttamente l’APN, ho notato che Airalo fatica un po’ a trovare la connessione, la perde spesso, a volte in luoghi e situazioni in cui, invece, dovrebbe essere stabile (come ai tornelli della Metro utilizzando l’app TMoney vista sopra). Nomad, invece, funziona immediatamente, è subito fruibile e soprattutto resta sempre stabile in qualsiasi circostanza.