Passeggiando per i cortili dei palazzi reali di Seul, verrete sorpresi da un fenomeno quanto meno bizzarro. Vedrete infatti molte persone, in gran parte coreane ma anche parecchi turisti, abbigliate in costumi tradizionali, sia maschili che femminili. E’ una scena un tantino surreale, se vogliamo, perché tutto ti aspetti da luoghi così dignitosi fuorché assistere a questa mascherata collettiva.
Eppure si tratta di una abitudine che ultimamente sta prendendo piede a Seul e anche in molte altre città della Corea. In pratica, è possibile evitare di pagare il biglietto di ingresso ai palazzi reali se si indossa un abito tradizionale coreano, l’hanbok. Una abitudine che coinvolge, come detto, anche i turisti stranieri, che si pavoneggiano con i loro magnifici abiti a noleggio, peraltro pesantissimi, anche a dispetto dell’afa mozzafiato e l’umidità al 90% che caratterizza l’estate coreana.
L’hanbok è il vestito tradizionale coreano, un simbolo dell’estetica nazionale che affonda le sue radici in periodi antichissimi. Caratterizzato da linee semplici ed eleganti, che rieccheggiano talvolta i nostri vestiti di fine Ottocento, si compone di una giacca corta, indossata indifferentemente sia dagli uomini che dalle donne, e da una gonna ampia e lunga, spesso merlettata, per le donne, e pantaloni esageratamente larghi per gli uomini.

Si tratta di un vestito con scopi prevalentemente cerimoniali (matrimoni, Capodanno coreano, festa del raccolto, lauree, ecc.) e in questo non si discosta molto dall’analoga funzione del kimono giapponese. Tuttavia, ciò che lo ha reso così famoso e ricercato, in Corea, è il suo utilizzo, peraltro incoraggiato delle autorità locali, al fine di entrare gratis nei principali palazzi della città. E, a differenza del kimono giapponese, questa pratica non viene in alcun modo osteggiata se anche gli stranieri indossano l’hanbok.
Questa politica risale al 2013 e aveva lo scopo di popolarizzare e globalizzare l’hanbok tra i cittadini coreani. Evidentemente la modernità aveva preso il sopravvento sulle tradizioni e l’abito non veniva quasi più utilizzato neppure nelle occasioni speciali per cui era raccomandato. Vestirsi da antico coreano, quindi, è diventato un modo per affermare la propria identità, abbandonando anche solo per qualche ora i jeans o le magliette di origine occidentale.
Se per i coreani l’iniziativa ha senso e non si discute, per i turisti stranieri si tratta probabilmente di un gioco e nulla più. Che però può risultare piuttosto salato. Indossare l’hanbok fa risparmiare i 3000 won del biglietto ai principali palazzi di Seul, è vero, ma il noleggio dell’abito è indubbiamente molto più costoso. Il noleggio base (4 ore) costa tra i 15 mila e i 30 mila won. Il noleggio prolungato (2 giorni) viene a costare tgra i 20 e i 40 mila won. Senza contare i servizi accessori, come le acconciature tradizionali, il trucco, l’utilizzo di accessori e ventagli in tema con il look, che incidono ulteriormente sul budget.

Ciononostante, molti turisti preferiscono accollarsi il costo e il peso di un abito francamente poco estivo, pur di indossare un abito tradizionale che aggiunge all’esperienza un ulteriore significato simbolico, probabilmente senza prezzo. Camminare tra padigliodi dai tetti curvi e ampi cortili indossando un abito tradizionale permette di sentirsi parte della storia del luogo, quasi fossimo i protagonisti di una serie coreana in costume.
Ad ogni modo, che sia per un selfie perfetto o per fare un tuffo nel passato o solo per risparmiare sul biglietto di ingresso, il fenomeno di indossare l’hanbok nei palazzi di Seul è diventato molto più di una moda passeggera. È un fenomeno che ha saputo trasformare un antico simbolo culturale in una moderna esperienza turistica, rendendo la storia dei palazzi reali più viva e accessibile, e contribuendo al rinnovato interesse dei coreani stessi per il loro patrimonio.