Si dice sempre: la salute prima di tutto! Mai come in viaggio, specie all’estero, questo detto è vero! Non c’è incoveniente più fastidioso di un problema di salute durante una vacanza, garantito. Sì, va bene, ma perché parlarne proprio nella sezione dedicata alla Corea del Sud, ovvero uno dei paesi più moderni e civili del mondo? Ci sono pericoli per la nostra salute in Corea del Sud? No davvero. In questo articolo vorrei solo soffermarmi su come comportarsi in modo ragionevole e lungimirante quando si affronta un viaggio all’estero, anche in luoghi dove in teoria le preoccupazioni di natura sanitaria sono pressoché inesistenti.
Perché è chiaro e scontato che mi debba preoccupare se vado in India o in Vietnam: non solo perché non ho ben presente come è strutturato il locale servizio sanitario nazionale; ma soprattutto per le tragiche conseguenze di un mio errato comportamento in materia di regole sanitarie di base, come mangiare in luoghi poco raccomandabili, bere acqua di dubbia provenienza, ecc.. Nei paesi più moderni, come la Corea del Sud, possiamo stare più tranquilli, visto che è altamente improbabile rischiare una gastroenterite o una intossicazione. Ma esistono altre considerazioni da fare, e nel seguito le illustro in sequenza.
Il primo luogo, la Corea del Sud possiede un sistema sanitario nazionale tra i migliori al mondo in quanto a cure e strutture mediche. Che però si fa pagare a peso d’oro. Infatti, il sistema sanitario locale (NHI) copre solo i residenti. In quanto turisti, noi italiani abbiamo pieno accesso a tutte le strutture pubbliche, naturalmente, ma dobbiamo pagare l’intero importo delle prestazioni. Ergo, è assolutamente necessario dotarsi di una assicurazione sanitaria all’altezza della situazione. Il che, in altre parole, significa sottoscrivere una polizza con un massimale per spese mediche elevato: almeno 1 milione di euro! Sembra eccessivo? In Corea una degenza in terapia intensiva (caso limite ma da non escludere mai a priori) può raggiungere tranquillamente questa cifra.
Inoltre, l’assicurazione deve prevedere anche la copertura del volo aereo medicalizzato in caso di rimpatrio sanitario, l’assistenza 24 ore su 24 con un numero verde da chiamare in qualsiasi momento e, cosa più importante ma non sempre garantita, la garanzia che l’ospedale venga pagato direttamente dall’assicurazione (pagamento diretto), così non saremo costretti ad anticipare noi decide di migliaia di euro sull’unghia.
Ma come regolarsi in caso di semplici fastidi fisici, tipo un mal di gola o una influenza leggera? Per problemi non gravi, evitare i pronto soccorso dei grandi ospedali. Sono sovraffollati e più costosi (e soggetti, di tanto in tanto, a prolungati scioperi di medici e infermieri). Meglio rivolgersi alle cliniche locali (의원, uiwon) per ottenere una visita rapida e farsi prescrivere qualche farmaco che ha bisogno della ricetta medica. Le visite sono accurate e i costi accessibili (tra i 20000 e i 50000 won); io stesso ne ho sperimentato l’organizzazione e l’efficacia il primo giorno di soggiorno a Seul, quando mi sono accorto, con grande sgomento, di aver dimenticato a casa un farmaco importante.
Preso dall’angoscia, mi sono rivolto prima al responsabile del nostro albergo, e lui mi ha indicato l’ospedale più vicino. Ma quando l’ho raggiunto mi sono accorto che non era un vero e proprio ospedale, ma un centro di salute di una congregazione evangelica, a quell’ora ostinatamente chiuso. Ho rimandato la ricerca all’indomani mattina e il giorno dopo, di buon’ora, mi sono recato alla farmacia più vicina per provare a chiedere se era possibile acquistare il prodotto mostrando la copia della ricetta che conservavo nel cellulare. Il primo farmacista consultato mi ha frettolosamente congedato facendomi capire, più a gesti che a parole, che per quella prescrizione occorreva una ricetta in coreano. Il secondo farmacista, invece, parlava un buon inglese e, pur ribadendo la necessità di una prescrizione in lingua locale, mi ha consigliato di recarmi alla vicina Cattedrale cattolica di Seul, dove esisteva un ambulatorio privato. Cosa che ho fatto subito.
Ebbene, il centro in questione è quello della foto di questo post. E’ situato proprio al di sotto della maestosa Cattedrale di Seul, un luogo davvero imponente e per certi versi sorprendentemente apprezzato dai residenti, che siano cattolici o no. L’ambulatorio era ancora chiuso, cosa che mi ha permesso di apprezzare il mio primo caffè coreano, accompagnato, come si conviene, da un enorme dolce dalle forme e dal sapore simile al “pan dulce” messicano. Al momento dell’apertura mi sono precipitato dentro l’ambulatorio e subito, senza quasi chiedermi neppure il nome, due solerti signore mi hanno misurato la febbre e la pressione (che hanno trovato un tantino alta). Poi sono passato alla visita medica vera e propria. Il medico parlava inglese e ha subito inserito i dati della mia ricetta nel suo pc. Ne ha tratto la conclusione che da loro, in Corea cioè, quel principio attivo non era utilizzato, pur considerato efficace, e quindi era necessario ordinarlo in farmacia. Mi ha chiesto quanto giorni avrei dovuto prendere quel medicinale e ha prescritto esattamente il numero di pillole da produrre, non una di più. Mi ha dato la ricetta, ci siamo salutati, sono passato dalle signore in anticamera che mi hanno comunicato il costo della visita: appena 12 euro!
Il centro era attrezzato anche di un’ampia e fornitissima farmacia. Ho mostrato al farmacista la ricetta e lui mi ha chiesto di aspettare una mezzoretta, il tempo di assemblare il composto. Cosa che mi ha dato il tempo di visitare tutti gli altri locali presenti nel sotto-cattedrale, compreso un altro bar in cui ci siamo goduti la nostra prima birra coreana (la prima di una lunga serie, ovviamente). Dopo mezzora precisa, sono tornato in farmacia e ho trovato la mia medicina che mi aspettava. Si palesava in un piccolo contenitore bianco, di plastica, che mostrava, sulla sommità del tappo, il nome del farmaco (in coreano), la sigla IT, forse riferente alla mia nazionalità, e il numero 15, ovvero il numero di pillole all’interno. Il tutto per 20 euro circa.
Ho saputo dopo, al ritorno, che esiste un’app a cura dell’Ente governativo coreano che mostra la posizione (in inglese) di tutti i presidi di emergenza, cliniche private, ambulatori, ospedali e farmacie in tempo reale più vicini a noi. Si chiama “Emergency Ready App” ed è scaricabile sia per IOS che per Android. Inoltre, esiste una convenzione tra l’Italia e un ospedale di Seul, il Sung Ae Hospital, che offre sconti importanti ai cittadini italiani. Per usufruirne, è necessario richiedere una dichiarazione scritta all’Ambasciata d’Italia.