Non chiamatele fototessere: il fenomeno dei photo booth coreani

A prima vista sembrano qualcosa a metà tra beauty-shop e negozi di peluche per bambini. In realtà, sono uno dei fenomeni più dirompenti e francamente incomprensibili della cultura giovanile coreana. Si tratta dei cosiddetti Photo Booth, ovvero dei selfie-studio automatizzati, aperti 24 ore su 24, che permettono, per pochi euro, di scattarsi delle fototessere particolari. Il fenomeno è particolarmente visibile a Seul, dove negozi del genere (come quello in foto) sono presenti un po’ dappertutto, nelle vie più trend della città come in periferia. E sono tutti straordinariamente frequentati, da giovani, giovanissimi e addirittura adolescenti.

Ma vediamo di spiegare in che consiste questo business così tipicamente “coreano”. A differenza delle vecchie cabine per fototessere, questi negozi (come si vede nella foto) sono moderni, luminosi e pensati come veri e propri spazi di intrattenimento. Presentano due zone distinte. La “zona trucco” e accessori, quella che si vede a destra nella foto, caratterizzata da ampi specchi retroilluminati e lunghi tavoli, dove i giovani si preparano. Qui i clienti si sistemano i clienti (spesso possono farsi perfino degli shampoo con tanto di asciugacapelli e piastre), si truccano e scelgono l’accessorio con cui abbigliarsi per la foto.

Sono questi ultimi, in fin dei conti, gli elementi più bizzarri del fenomeno. Sugli scaffali o in capienti contenitori, sono presenti centinaia di cerchietti con orecchie di animali, cappelli giganti a forma di cibo (per esempio a forma di pollo fritto o di frutta), occhiali da sole stravaganti e peluche di ogni tipo da tenere in mano. La scelta dell’addobbo perfetto a quanto pare è il momento cruciale di tutta l’operazione. Basta osservare quanto tempo ci mettono i ragazzi e le ragazze per provare decine e decine di accessori, dai più convenzionali a quelli più strambi, a volte con la leggerezza che ci si aspetta, altre con una serietà quantomeno inquietante. Una volta terminata la preparazione, spesso compiuta insieme agli amici, si passa alla foto vera e propria.

Sulla sinistra della foto si vede infatti la prima di una serie di cabine. All’interno ci sono delle macchine fotografiche reflex, nascoste dietro uno specchio e posizionate frontalmente, e luci da studio fotografico di qualità professionale. Il tutto per garantire la massima qualità fotografica e – cosa di non poco conto, in Corea – la riproduzione di una pelle perfetta. Ai clienti viene dunque dato un telecomando per decidere autonomamente il momento esatto in cui scattare, dando loro la massima libertà di scegliere l’atteggiamento e la posa; il tutto senza sottostare all’imbarazzo di trovarsi davanti ad un fotografo in pelle e ossa.

Il formato di stampa più diffuso è chiamato “Insaeng Net-cut”, che si può tradurre letteralmente come “I quattro scatti della vita“. Si tratta di una striscia verticale contenente quattro foto tessera. Prima di stampare, però, è possibile scegliere il colore del bordo cartaceo, applicare i filtri come si fa con gli smartphone e persino aggiungere sticker o gif animate. Inoltre, sulla striscia stampata viene generato anche un QR code, inquadrato il quale (ma non oltre le 24 ore dallo scatto) i clienti possono scaricare gratuitamente la versione digitale della foto ad alta risoluzione. A volte – in base a quanto speso – è possibile avere anche un piccolo video in time-lapse che mostra il “dietro le quinte” e i movimenti avvenuti all’interno della cabina prima, durante e dopo lo scatto.

Ma poi, che fine fanno queste foto? E perché, in un’epoca digitale, questo fenomeno così smaccatamente “vintage” è tanto diffuso? I motivi sono vari e non tutti facilmente comprensibili da noi occidentali. Il più evidente e pacchiano è che l’operazione costa pochissimo, dai 4000 ai 5000 won, e quindi è alla portata di tutti. Per le motivazioni che spingono a fare tutto ciò, alcuni pensano che sia una sorta di nostalgia per un mondo analogico che molti dei clienti, probabilmente, non hanno nemmeno conosciuto. Più realistica appare la spiegazione basata sul fatto che molti giovani desiderano avere qualcosa di fisico, tangibile, da collezionare e allo stesso tempo da condividere online (tramite il QR code). I selfie scattati presso i Photo Booth vengono infatti utilizzati per decorare i retro delle cover dei cellulari, oppure vengono inseriti nelle pagine dei diari personali.

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