Il trishaw è un tradizionale mezzo di locomozione malese, del tutto simile ai risciò classici ma a tre ruote. Praticamente sparito nel resto del paese, a Malacca non solo è sopravvissuto, ma si è evoluto in qualcosa di totalmente inaspettato – e per certi versi agghiacciante. I trishaw di Malacca sono infatti installazioni d’arte pop in movimento. La loro caratteristica più evidente è l’esplosione floreale: centinaia di fiori artificiali ricoprono ogni centimetro del telo e del tetto del sidecar, creando archi, cuori e ghirlande che trasformano il veicolo in un giardino ambulante. E se non bastasse, l’allestimento comprende anche filari di luce al neon e impianti stereo perfettamente funzionanti!
Ripeto, è un fenomeno riscontrabile solo a Malacca, dove la concorrenza ha causato una “corsa agli armamenti estetici” che è rapidamente scaduta nel kitsch e nell’eccessivo. Oggi i proprietari di trishaw trascorrono ore e investono somme considerevoli per decorare i propri mezzi con tutto ciò che possa attrarre il turista. La regola d’oro? Più è appariscente, meglio è.
Cosa rende questi veicoli così particolari? Gli elementi che non possono mancare sono innanzitutto i fiori: rose, ibischi e garofani di plastica ricoprono ogni centimetro del telaio e del tettuccio, trasformando il mezzo in una sorta di “giardino semovente” su ruote. Ma non ci si limita ai fiori: spesso le decorazioni includono personaggi dei cartoni animati, da Hello Kitty ai Pokémon, fino ai supereroi Marvel. Inoltre, ogni trishaw è dotato di casse che trasmettono musica a tutto volume, dal pop malese alle hit internazionali degli anni ’90, trasformando il mezzo in una mini-discoteca itinerante. Al calare del sole, infine, i trishaw si trasformano. Centinaia di luci colorate iniziano a lampeggiare, rendendo le strade di Malacca un fiume di colori elettrici.
Affrontare uno di questi trishaw non è come salire su un taxi. Non si tratta di farsi portare da un punto A a un punto B cercando di ottimizzare tempo e denaro. Qui parliamo di una autentica esperienza sensoriale, alla quale è meglio essere preparati in anticipo. I conducenti stazionano principalmente davanti allo Stadthuys, l’imponente municipio olandese di colore terracotta, pronti ad agganciare i turisti. Il prezzo standard per un giro turistico di mezz’ora si aggira intorno ai 25 Ringgit. Non caro, ma neppure a buon mercato.
Molti turisti commettono l’errore di fare il giro durante il giorno, sotto il sole cocente. Sbagliano. Il divertimento (si fa per dire) inizia dopo il tramonto. Con il buio, le lucine si accendono e la città coloniale si fa più intima. Lasciarsi trasportare per le stradine di Jonker Street, magari con in sottofondo un successo di Bollywood o un ballo liscio italiano (anche questo avviene), è il modo più surreale per visitare le botteghe d’antiquariato e le case Peranakan (la cultura ibrida cino-malese). Ma che vuoi farci: salire su un trishaw di Malacca è un’esperienza totalizzante. È cacofonico, è stucchevole, è eccessivo. Ma in un mondo in cui molti viaggi si assomigliano tutti, sedersi su quel sedile di plastica rosa, circondati da fiori finti e con la musica a palla, è l’unico modo per capire davvero lo spirito di questa città.
Ma c’è una faccia della medaglia che non è – sembra paradossale – tutto rose e fiori. Sollevando la sovrastruttura fatta di luci, musica, colori sgargianti, emerge una verità più complessa e per certi versi anche più triste. Molti veicoli sono spesso vecchi, sgangherati, ereditati o acquistati usati a cifre simboliche e rimessi a nuovo alla belle e meglio. Il guidatore, spesso un signore anziano dalle gambe muscolose, per quanto provi a mascherare la sua reale condizione, facendosi passare per una guida turistica che condivide storia e aneddoti mentre pedala, in fin dei conti è solo un povero cristo che fatica tutto il giorno sotto il peso dei fiori e del turista di turno.