Un galeone a Malacca: la tragica storia della Flor de la Mar

Passeggiando per il lungofiume di Malacca è impossibile non notare una delle attrazioni più bizzarre della città: la presenza di un galeone del Cinquecento, in perfette condizioni, i cui alberi e pennoni svettano sul panorama circostante. Si tratta della replica a dimensioni quasi originali della “Flor de la Mar“, uno dei vascelli più possenti della flotta coloniale portoghese. Oggi è un museo, ma la storia di questa nave è antica, tragica e intimamente connessa con le vicende collegate all’epoca delle grandi esplorazioni. È la storia di un vascello leggendario, di un tesoro inestimabile inghiottito dall’oceano e di tutti i tentativi – fino ad oggi infruttuosi – per recuperarlo.

La Flor de la Mar in realtà non è un galeone, ma una caracca, ovvero un vascello di grandi dimensioni predisposto al trasporto di merci. Fu costruita a Lisbona nel 1502, durante l’epoca d’oro delle esplorazioni portoghesi. Con le sue 400 tonnellate e 36 metri di lunghezza, era una delle più grandi e imponenti imbarcazioni della sua epoca. Ebbe anche un ruolo cruciale nella storia dell’Oriente portoghese: partecipò alla conquista di Goa nel 1510 sotto il comando di Afonso de Albuquerque e fu fondamentale nella presa di Malacca nel 1511, evento che segnò l’inizio del dominio portoghese sullo strategico Stretto omonimo.

La leggenda della Flor de la Mar è inseparabile dal suo tragico destino, che si compì nel novembre del 1511: dopo aver partecipato alla conquista di Malacca, la nave salpò verso il Portogallo carica di un bottino leggendario. Su cosa trasportasse realmente i pareri sono discordi. Alcune fonti citano tonnellate d’oro requisito al sultano di Malacca, compresi 4 leoni d’oro massiccio con occhi di rubino; altre fonti parlano genericamente di grandi quantità di gioelli, porcellane cinesi e perfino di un trono intarsiato d’oro proveniente dal Siam.

Fatto sta che mentre navigava verso l’Europa, al largo delle coste di Sumatra, il vascello fu investito da una violenta tempesta tropicale. La nave, già in condizioni precarie dopo anni di servizio, si spezzò in due e affondò con tutto il suo favoloso carico. Il comandantge Albuquerque si salvò miracolosamente, ma il tesoro – oggi stimato in oltre 2,6 miliardi di dollari – affondò nel fango e tra le barriere coralline. Ad oggi, il relitto non è mai stato ritrovato.

Per secoli, il tesoro della Flor de la Mar ha attirato centinaia di cacciatori di tesori e avventurieri, alimentando peraltro anche una disputa tra Malesia, Indonesia e Portogallo su chi abbia il diritto di rivendicarlo, semmai lo si trovasse. Tuttavia, nonostante numerose spedizioni, il relitto non è stato mai localizzato con certezza. Negli anni novanta un famoso cacciatore di tesori americano dichiarò di aver individuato il luogo esatto del naufragio. Affermò che la nave era effettivamente al largo di Sumatra ma che era sepolta da uno spesso strato di fango. Ogni suo tentativo per sollecitare un intervento più massiccio da parte delle autorità indonesiane non portò a nulla e anzi, dopo qualche anno fu addirittura estromesso dalle ricerche.

Il problema di fondo, in realtà, è che il mare intorno a Sumatra non è limpido. Il relitto è probabilmente sprofondato nel fango accumulato in 500 anni di correnti e sedimenti fluviali. Questo rende i sonar meno efficaci e lo scavo subacqueo estremamente costoso e pericoloso. Inoltre, è probabile che la nave si sia sbriciolata. Il tesoro potrebbe essere sparso su un’area vastissima invece che concentrato in un unico punto. Negli ultimi anni, diverse compagnie di recupero hanno monitorato l’area con tecnologie moderne, ma le tensioni geopolitiche e i costi proibitivi hanno congelato gran parte dei progetti. Ad oggi, la Flor de la Mar rimane un fantasma che continua a dormire sotto il fango dello Stretto di Malacca e ad agitare i sogni degli avventurieri. E c’è chi afferma che gran parte del tesoro sia già stato recuperato (e utilizzato in modo certamente più proficuo) dalle popolazioni locali…

La riproduzione del vascello che si può ammirare oggi a Malacca è stata costruita nel 1990 come parte del Muzium Samudra (Museo Marittimo). Sebbene sia una ricostruzione in scala ridotta (la nave originale era più grande), offre ai visitatori un’idea impressionante di come apparissero questi giganti del mare. Inoltre, rappresenta un simbolo dell’ambizione imperiale portoghese e del colonialismo europeo in genere, nonché una metafora della fragilità umana e delle sue opere di fronte alla potenza della natura.

La caracca si trova nel quartiere Jalan Merdeka, Bandar Hilir. Le visite (a pagamento) sono consentite dalle 9:00 circa alle 17:00, fino alle 18:00 nei weekend. Il consiglio è di tornare ad ammirarla di sera, quando viene illuminata in ogni sua parte ed è uno dei momenti più suggestivi per una passeggiata lungo il fiume.

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