Se c’è un luogo che può ambire alla definizione di “centro storico” in Malesia, quello è il centro di Malacca. Questa città, patrimonio dell’UNESCO, non è solo una tappa obbligata di ogni viaggio attraverso la penisola, ma è un vero e proprio museo a cielo aperto. Un luogo dove le tracce di sultani malesi, esploratori portoghesi, mercanti olandesi e coloni britannici si intrecciano come forse in nessun altro posto al mondo. E dove più di altrove il multiculturalismo si è elevato ad arte.
Per capire Malacca bisogna conoscere la sua storia. La sua posizione strategica sullo Stretto omonimo, una delle vie marittime più importanti al mondo, ne ha decretato il destino. La città infatti si trova al crocevia di una via commerciale che da secoli unisce i mercati dell’Asia all’Europa. Fondata (secondo la leggenda) da un principe fuoriuscito di Sumatra, il sultanato di Malacca divenne incredibilmente ricco dopo la conquista musulmana, favorendo il commercio tra Arabia, India e Cina. Tale ricchezza non poteva che attirare le rapaci mire degli europei, i primi dei quali, i portoghesi, l’assediarono e conquistarono nel 1511. Non la tennero per molto: a metà del Seicento fu la volta degli olandesi occupare la città, per poi tenerla fino al termine del XVIII secolo, quando passò definitivamente sotto la corona britannica.
Questa stratificazione di culture ha creato due comunità uniche: i Baba-Nyonya (cinesi assimilati alla cultura malese) e i Kristang (discendenti di portoghesi e malesi), la cui eredità vive ancora oggi nella cucina e nelle tradizioni. Le due culture sono altresì evidenti nell’architettura cittadina. Il centro storico, infatti, è piuttosto ristretto e si può esplorare magnificamente a piedi (caldo permettendo). Si divide grosso modo in tre aree: la Piazza Olandese, il Quartiere Cinese e la Collina di St. Paul, che corrispondono, guarda caso, ai tre momenti storici delle varie occupazioni straniere, sia politiche che culturali.
La Piazza Olandese (quella dell’immagine di copertina) è il cuore della città. Gli edifici di un rosso vivace, costruiti dagli olandesi nel XVII secolo, creano uno scenario da cartolina e disorientano un poco, data la collocazione non propriamente nordica. Tra tutte le costruzioni esistenti, si distingue senza dubbio lo Stadthuys, cioè l’ex municipio olandese, che è l’edificio coloniale olandese più antico del sud-est asiatico. Oggi ospita un museo di storia ed etnografia. Di lato, sorge un altro monumento da guinness dei primati: la Christ Church, la chiesa protestante più antica della Malesia (1753), con le sue massicce travi in legno e le placche tombali olandesi sul pavimento.
Arrampicandosi sulla Collina di St. Paul si raggiunge un luogo da cui si può ammirare una parte del panorama della città. Qui sorge una antica chiesa cattolica, in rovina, costruita all’epoca della dominazione portoghese e trasformata successivamente dagli olandesi in cimitero. E’ interessante vagare tra le lapidi di pietra, alcune davvero molto antiche, e individuare gli anni di vita di ciascun occupante: vi sorprenderete di quanto vivessero poco questi sfortunati colonizzatori.
Più giù, verso il mare, ecco Jonker Street, ovvero il quartiere cinese di Malacca. Uno dei luoghi più vivaci e affascinanti della città, lo garantisco, dove non sarà difficile trascorrere molte ore, vagando tra le stradine strette e le abitazioni con i lampioni rossi, assaporando i tipici odori e sapori del mondo cinese. Di giorno, il quartiere è un vivacissimo centro commerciale a cielo aperto; di notte, specie il venerdì, sabato e domenica sera, le sue strade si trasformano in un frenetico e delizioso mercato notturno. Un tripudio di cibo di strada, bancarelle di souvenir e musica dal vivo. Da non perdere il Cheng Hoon Teng Temple, il tempio cinese più antico della Malesia, un capolavoro di architettura e spiritualità.
Infine, il simbolo più iconico del sincretismo religioso malese: i due templi affiancati, quello di Kampung Kling (indù) e la Moschea di Kampung Hulu (islamica). Sono a pochi passi l’uno dall’altra, nel vero senso della parola, e simboleggiano l’armonia religiosa di Malacca. Il tempio indù, con la sua gopiam (torre) intricatamente scolpita, e l’antica moschea malese, con il suo tetto a più livelli, coesistono infatti pacificamente da secoli.