Kochi, la porta del Kerala

Un viaggio in Kerala non può prescindere da uno scalo a Kochi (o Cochin). Tutte le agenzie di viaggio organizzano un tour guidato della città, quasi sempre effettuato con estrema rapidità, prima di intraprendere la visita più o meno approfondita dello stato indiano. La tappa di Kochi, peraltro obbligatoria per chi proviene da altri aeroporti indiani, è quindi un modo per accostarsi a questa terra, per molti versi così tipicamente indiana e allo stesso tempo lontana anni luce dal resto del paese. Un gustoso antipasto, insomma, al fine di acclimatarsi e abituarsi ai ritmi sonnolenti del sud tropicale dell’India.

E in effetti, se esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato per permettere a secoli di storia di convivere pacificamente, quel posto è Kochi. Che rappresenta, forse più di altre città indiane, la felice sintesi tra influenze coloniali, tradizioni millenarie e la modernità che avanza – malgrado tutto – anche nel subcontinente. La città è enorme e caotica – come tutte le metropoli indiane – ma conserva un cuore storico tranquillo, a misura d’uomo, dove è possibile passeggiare senza il timore di essere investito da una motoretta puzzolente…

Una via di Fort Cochin (da https://backpackersunited.in)

Questo luogo magico è Fort Cochin. È il vecchio quartiere coloniale, rimasto più o meno come era mille anni fa, quando fu costruito dai primi colonizzatori portoghesi. Le strade non sono state allargate perché gli antichi edifici, un po’ trasandati e rattoppati nel corso dei secoli, sono divenuti intoccabili, perché patrimonio storico della città. Questa parte della città riflette una singolare fusione tra il Portogallo medievale, l’Olanda e la vita rurale inglese; non è un caso che qui si trovino più chiese che templi o moschee.

Kochi è famosa per la sua comunità di pescatori che utilizzano antiche reti da pesca a sbalzo, chiamate reti cinesi. Come si vede dalla foto, la rete è fissata a un palo sulla riva. Durante la pesca, l’intera rete viene calata tramite un primitivo meccanismo a leva che utilizza lunghe canne di bambù. Con lo stesso meccanismo, il palo viene sollevato insieme al pescato. Icone indiscusse della città, queste enormi strutture in legno e bambù risalgono al XV secolo. Vederle in funzione al tramonto, mentre i pescatori le sollevano con un sistema di contrappesi, è uno spettacolo da non perdere.

Reti cinesi al tramonto

Quanto alla spiegazione del perché si chiamino “reti cinesi”, esistono due teorie: la prima, più leggendaria, è che siano state introdotte dall’esploratore cinese Zheng He, che visitò le coste del Kerala durante i suoi viaggi tra il 1405 e il 1433. La seconda, più plausibile, attribuisce la responsabilità ai mercanti cinesi che si recarono in massa in India durante la dinastia Ming. La cosa buffa è che, nonostante siano passati secoli, il nome “cinesi” è rimasto malgrado oggi non se ne trovano quasi più di simili in Cina; in pratica, Kochi è uno dei pochi posti al mondo dove questa tecnologia è ancora di uso quotidiano.

Tornando a Fort Cochin, consiglio di fare una passeggiata – sempre che ne abbiate tempo – per le vie più intricate del quartiere. Qui sorgono numerose piccole aziende che si accalcano in vecchi edifici fatiscenti e l’aria è pervasa dall’aroma di zenzero, cardamomo, cumino, curcuma e chiodi di garofano. La particolarità di questo luogo è l’inaspettata e isolata comunità ebraica, le cui origini risalgono al 52 d.C. Gli ebrei vivono qui praticamente da allora e quindi sono, a tutti gli effetti, una delle comunità cittadine più antiche al mondo. Sono perfettamente integrati, come del resto tutte le comunità religiose, e possiedono una propria sinagoga. L’area intorno alla sinagoga, conosciuta come “Città Ebraica”, è uno dei principali centri del commercio delle spezie.

Interno dell’Heritage Arts

Il tour di Kochi comprende spesso la visita all’Heritage Arts, un celebre showroom di antiquariato e galleria d’arte situato a Mattancherry (nella zona di Jew Town). Sebbene sia tecnicamente un negozio, è spesso considerato dai visitatori un vero e proprio “museo vivente” per la vastità e la qualità della sua collezione. Come si vede nella foto, l’edificio ospita una quantità incredibile di manufatti che riflettono la storia multiculturale del Kerala. Sono presenti crocifissi in legno (eredità portoghese), maschere rituali, statue di divinità indù, elementi architettonici di antiche dimore (“tharavads”) e mobili di epoca coloniale. Il tutto ammucchiato in modo alquanto caotico, devo dire, tanto da rendere difficile persino muoversi all’interno delle sale.

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