Munnar viene definita, con un pizzico di esagerazione, il “Kashmir del sud”. L’unico elemento in comune con la regione himalayana è che si trova in altura, a circa 1600 sul livello del mare, ma le analogie finiscono qui. In realtà, Munnar è una località di alta collina che sorge nell’area dei Ghai Occidentali del Kerala, uno dei polmoni verdi dell’India. Per i colonizzatori britannici è stata a lungo la stazione di montagna in cui rifugiarsi durante le asfissianti estati indiane, forse l’unico, se si eccettua, appunto, la regione himalayana.
Che sia un posto fresco e salubre, come raccontano guide di viaggio e agenzie locali, ho i miei dubbi. Io ci sono stato in agosto, in pieno monsone quindi, e ho trovato il luogo piuttosto caldo, a tratti anche afoso, quasi sempre piovoso. D’altronde, solo così si giustifica l’incredibile natura che circonda questa cittadina “montana”. Se non piovesse così tanto, non si spiegherebbero le cupe foreste che la circondano, così come le impetuose cascate, i laghi e soprattutto le sconfinate piantagioni di tè che tappezzano ogni centimetro quadrato visibile a occhio nudo.

L’identità di Munnar è infatti indissolubilmente legata al suo tè. Ovunque vi giri, lo sguardo viene catturato dalle vaste distese di piantagioni che dipingono le colline con infinite sfumature di verde. La visita al locale Museo del tè (“Tata tea“) è una delle mete che non riuscirete ad evitare, per quanti sforzi facciate. Il museo è interessante perché custodisce macchinari, fotografie e cimeli delle varie epoche che hanno caratterizzato questa fiorente produzione agricola, dall’introduzione delle prime piantine dalla Cina a oggi. Immancabile, come del resto è facile immaginare, la visita (forzata) al locale emporio, dove sarete costretti a sorbirvi la solita, lunga e noiosa descrizione di tutte le fasi di produzione del tè e l’assaggio di questa o quella varietà particolare. Io non vado particolarmente pazzo per il tè, quindi scusatemi se ne parlo in questi termini.

Munnar, in sostanza, è considerata dai tour operator del Kerala il “campo base” ideale da cui partire per esplorare questa parte dello stato. Condizione di cui la cittadina non ha francamente approfittato. A differenza di tante altre località indiane ad alta frequentazione turistica, Munnar è ancora una cittadina piuttosto piccola, scorbutica, priva di attrazioni particolari. Gli alberghi di ottimo livello sono molti, è vero, ma sono collocati molto distanti dal centro e dispersi tra le piantagioni e le colline. Insomma, oltre che andare in giro per cascate, piantagioni e foreste c’è poco altro da fare, se non restare in albergo e sorbirsi i numerosi spettacoli di prestigiatori o maghi improvvisati che imperversano da quelle parti.
Munnar, dicevamo, non è solo tè. I suoi dintorni sono disseminati di numerosi parchi e riserve naturali, come il Parco Nazionale di Eravikulam, l’ultimo rifugio di una delle specie più a rischio estinzione della terra, lo stambecco di Nigiri. Il parco è famoso anche per un’altra caratteristica: la fioritura di una particolare pianta, la Neelakurinji, che avviene immancabilmente ogni 12 anni, e ricopre le colline di una favolosa coltre di colore blu intenso. L’ultima fioritura è avvenuta nel 2018; quindi la prossima, se la matematica non è un’opinione, dovrebbe avvenire nel 2030.

Altra attrazione: le cascate. I dintorni di Munnar sono punteggiati da cascate spettacolari, specie durante la stagione dei monsoni. Le più famose sono la cascata di Attukad, un salto di 30 metri che si getta in una piscina naturale, circondato da una fitta vegetazione; le cascate di Cheeyappara e Valara, che si visitano generalmente durante il trasferimento da Kochi a Munnar, e quindi sono una sosta quasi obbligata. La prima è famosa per la sua conformazione a “sette gradini”; la seconda si distingue per essere quella a maggiore portata d’acqua di tutta la regione.
Per concludere: Munnar è la destinazione ideale per chi ama praticare un turismo attivo e poco attento alle comodità. Offre molti sentieri su cui praticare il trekking nella foresta e anche alcune interessanti (e molto faticose) escursioni in mountain bike. Non mancano neppure le attività più rilassanti, come i massaggi ayurvedici, praticati da molti piccoli esercizi a conduzione poco più che familiare o (con altri prezzi) negli alberghi di lusso. E’ quindi un posto ideale dove fare una sosta tonificante, certo: peccato che in agosto piova quasi sempre e il paesaggio sia caratterizzato da un nebbione stabile, opprimente, al limite della sopportazione, che rovina programmi e umore. Per non parlare di quasi tutti gli scatti fotografici…