Cercate un posto dove collocare il campo base ideale per iniziare a esplorare il Kerala? Niente di meglio che Thekkady, animata cittadina della regione montuosa dei Ghati occidentali, famosa per essere la porta d’accesso al celebre Periyar Tiger Reserve, ovvero una delle riserve naturali più vaste e misteriose dell’India. Thekkady è senza alcun dubbio l’ultimo angolo di civiltà prima di inoltrarsi nelle più profonde e oscure foreste pluviali dell’intero sub-continente. E per questo, ma non solo, vale la pena soggiornarvi.
In realtà, il tour operator al quale ci eravamo rivolti non aveva previsto una tappa così vicina al Periyar. O meglio: non aveva proprio inserito il parco nel suo itinerario ideale, preferendo dedicare più tappe alle Back Waters e al soggiorno al mare. Sono stato io che ho imposto uno stop di almeno 3 giorni a Thekkady per darci modo di esplorare i dintorni, pianificare con calma l’escursione al parco e goderci la vita di una sperduta cittadina di frontiera. Non mi aspettavo né comodità né svaghi tipicamente turistici. E invece sono rimasto sorpreso, perché Thekkady, al contrario, ha proprio tutto ciò che serve per soddisfare i turisti più esigenti e, se possibile, trattenerlo qualche giorno in più.

A cominciare dagli alberghi, alcuni dei quali sono delle vere regge per maraja del passato. Quello scelto dalla nostra agenzia era “The Elephant Court“, un hotel 5 stelle dalle evidenti reminiscenze coloniali. decorato in stile moresco e ricco di addobbi particolarmente pregiati. L’hotel era provvisto di due piscine, all’apparenza invitanti, complice il caldo umido della zona, ma purtroppo mai utilizzate, visto che ogni volta che avevamo un momento libero pioveva.
L’albergo si trova in una zona più riparata e silenziosa rispetto al resto della città: richiede una impegnativa camminata in salita per raggiungelo, però vuoi mettere la tranquillità di poter dormire senza essere infastidito dal rumore del traffico sottostante? Infine, la cena a buffet è semplicemente deliziosa. Per poco più di 10 euro a persona è possibile mangiare a volontà e scegliere tra specialità locali e internazionali, compresa la pasta italiana – peraltro cucinata scotta, come al solito…
Naturalmente, per chi volesse limitarsi a qualche piatto tipico, cucinato alla buona, in paese le alternative sono molte. Alcuni ristoranti sono specializzati in cucina indiana del Sud, e devo dire che non sono niente male, a parte qualche pecca nel servizio. Offrono piatti saporiti, abbondanti e soprattutto a prezzi popolari. In verità non si corre il rischio di fare la fila per entrarci: i turisti stranieri sono pochi e si disperdono abbastanza facilmente in zona; i turisti indiani, essendo tutti mediamente molto facoltosi, preferiscono restare in albergo e godersi qualche piatto meno locale, come la pizza o la bistecca (se la propria religione lo consente).

In questi ristoranti senza pretese vige infine la curiosa abitudine di vendere la birra ma senza farla riconoscere. L’immagine sopra spiega bene il concetto: la birra può essere bevuta, a quanto pare (il boccale resta sul tavolo); ma non può essere mostrata – e per questo viene convenientemente “foderata” da fogli di giornale e sistemata su una sedia, invisibile dall’esterno.
Thekkady, come accennato all’inizio, attrae migliaia di visitatori ogni anno per via del Periyar. E’ il cuore pulsante della sua offerta commerciale, e non è difficile farsi organizzare un’escursione in giornata dalle agenzie locali o dallo stesso albergo in cui si alloggia. Il Parco del Periyar è una delle riserve naturali meglio gestite dell’India. E’ innegabile che la motivazione principale ad affrontare l’avventura sia la possibilità (piuttosto remota) di avvistare la regina del parco, ovvero la tigre. Di questa gita ne parlerò in seguito, ma dico subito che è meglio mettersi il cuore in pace: non vedremo mai la tigre. Se siamo fortunati, potremo avvistare qualche elefante, una mandria di bufali, alcuni coccodrilli e tantissimi uccelli.

L’attività tipica offerta all’interno della riserva si riduce pertanto al safari in barca sul lago Periyar, che consiste nella navigazione placida e un tantino sonnolenta a bordo di enormi navi a due piani. Il percorso è fisso e oltremodo trafficato, con un via vai di imbarcazioni che probabilmente spaventano gli animali e fanno perdere loro la voglia di andare ad abbeverarsi. Per chi preferisce un contatto più diretto con la natura, è possibile organizzare anche il classico Bamboo Rafting, una esperienza divertente che combina la camminata guidata nella giungla con la navigazione silenziosa su zattere di bambù. Per i più avventurosi, infine, esistono persino dei trekking e pattugliamenti notturni: escursioni a piedi, scortati da ranger del parco, per avvistare la fauna nel pieno della sua attività notturna.

Avendo qualche giorno in più a disposizione – e io raccomando fortemente di prenderselo – è possibile visitare una delle eccellenze storiche di questa regione e dell’India: la coltura delle spezie. Perchè molto probabilmente è da questo luogo che è nata la nostra passione per il pepe, il cardamomo e la cannella. Le prime spezie arrivate in Europa, ai tempi dei romani, provenivano da qui. E’ per questi prodotti introvabili, ricercatissimi e per questo preziosi, che le più grandi potenze coloniali si sono fatte la guerra tra il Cinquecento e il Settecento. Basti pensare a quante volte ha cambiato padrone Kochi: dai portoghesi agli olandesi e da questi agli inglesi. Fare un tour guidato in un giardino delle spezie è un’esperienza sensoriale imperdibile: è possibile vedere da vicino come crescono il pepe nero (l’oro nero del Kerala), il cardamomo, la cannella, i chiodi di garofano, la noce moscata e la vaniglia. Inoltre, ogni piantagione ha annesso un negozio in cui è possibile acquistarle freschissime e biologiche direttamente dai produttori.
E’ doveroso a questo punto fare un cenno alla cultura locale, di cui però mi riservo di parlarne più diffusamente altrove. La sera Thekkady si anima con spettacoli culturali tradizionali che offrono uno spaccato profondo delle radici artistiche del Kerala. Sono due, essenzialmente, gli eventi a cui non bisogna mancare: il teatro-danza del Kathakali e lo spettacolo di arte marziale probabilmente più antico del mondo, il Kalaripayattu. Non c’è pericolo di non trovare posto: le manifestazioni si tengono in molti posti e praticamente sono a ciclo continuo, dal pomeriggio fino a notte inoltrata.
Infine, l’ultima peculiarità del Kerala, forse quella più famosa nel mondo: il massaggio ayurvedico. A Thekkadi non c’è albergo, negozio, bugigattolo che non abbia la propria sala massaggi, più o meno attrezzata e pulita. Dopo una giornata passata a camminare nella giungla, con un tasso di umidità vicino al 96%, concedersi un delicato massaggio a base di olii caldi ed erbe aromatiche è probabilmente il modo migliore per rilassarsi, prepararsi all’abbuffata serale e al sonno ristoratore.