Alcune mete di viaggio sono più stimolanti di altre, è innegabile. Ciò dipende probabilmente da fattori psicologici: in quel paese mi sento a mio agio, in quell’altro si mangia meglio, sono al sicuro, so come muovermi, gli inconvenienti o i disagi sono ridotti al minimo. Potrei continuare all’infinito con questo elenco, ma ciò che voglio sottolineare è che ci sono luoghi nel mondo che non sembrano all’altezza di soddisfare le nostre esigenze di viaggio, e per motivi che nulla hanno a che vedere con le attrazioni che posseggono.
La Corea del Sud, per molti anni, non ci è sembrata una destinazione appetibile. La ragione principale è che, avendo visto il Giappone ed essendo stati in Cina ben tre volte, la Corea sembrava essere una copia a metà tra i due universi. Una specie di “terra di mezzo”, qualcosa di ibrido e per sua natura, quindi, poco definito, non del tutto originale. Per questo motivo l’abbiamo scartata a lungo dai nostri piani di viaggio.
Quest’anno, complice la mancanza di alternative valide e a buon mercato, abbiamo deciso di affrontare seriamente l’argomento Corea del Sud. Ci siamo continti, come al solito, dando un’occhiata alle tariffe aeree disponibili per le date a nostra disposizione. Quasi tutti i luoghi che avremmo voluto visitare erano ormai fuori portata e tutti – dico tutti – decisamente cari. Restavano solo alcune mete europee, ma comunque non proprio regalate, e un volo diretto per Seul con una sconosciuta compagnia aerea coreana, la T’way. Il costo di questo volo, ad agosto, era allettante: 698€, andata e ritorno; praticamente regalato, vista la distanza. A questo punto non restava altro che verificare se una meta come la Corea del Sud, mai presa seriamente in considerazione negli anni precedenti, avesse i requisiti necessari e sufficienti per soddisfare il nostro desiderio di viaggiare.
A prescindere da cosa vedere e dove andare, la prima domanda che ci siamo posti è stata: è un viaggio fattibile? E solo il web poteva darci delle risposte. La stragrande maggioranza dei blog di viaggio, descrive la Corea del Sud come una destinazione perfetta per un viaggio rilassante, soddisfacente sotto tutti gli aspetti, quasi completamente privo di affanni e inconvenienti dell’ultimo minuto. Una replica del Giappone, si penserà. Forse, ma con una venatura di cinese, il che lo rende un paese affascinante e misterioso allo stesso tempo.
Di conseguenza, una volta stabilito che ne valeva la pena, abbiamo acquistato il volo e d’un tratto ci siamo visti proiettare nella fase più difficile ed esaltante di ogni viaggio: l’organizzazione. Non c’è stato bisogno di consultare molte guide o siti internet specializzati. L’itinerario della Corea del Sud in pratica si compone da solo. Seul, la capitale, assorbe la gran parte del tempo a disposizione; la città di Busan, è un altra base ideale per visitae il sud; la città storica di Gyeongju, a est, è la meta imperdibile per chi ama i monumenti e l’architettura tradizionale; infine, la piccola (per modo di dire) Jeonju, situata a sud-ovest, è il luogo ideale dove vivere l’antica atmosfera di un villaggio coreano del Seicento.
Ma come muoversi? Sulle prime abbiamo pensato di noleggiare un’auto a nolo, ma solo da Busan in poi. A Seul, infatti, la rete dei trasporti pubblici è capillare e non sarebbe saggio utilizzare un’automobile su strade inevitabilmente intasate da un traffico comunque notevole. Tuttavia, procedendo con l’analisi delle destinazioni, ci siamo accorti che il trasporto su strada e su rotaia, in Corea del Sud, copre praticamente tutti i luoghi d’interesse. Autobus e treni veloci potevano fare al cosa nostro, e così abbiamo abbandonato l’idea dell’auto a nolo (per cui occorreva la patente internazionale) e da Busan in poi ci affideremo ai mezzi pubblici coreani. Il primo trasferimento, invece, da Seul a Busan, lo facciamo con l’aereo e per la precisione con un’altra misconosciuta compagnia locale, la Asiana Airlines. Speriamo bene…