Il piccolo bar che si affaccia proprio davanti al “Il Monastero”, a Petra, è senza dubbio il primo edificio che i turisti scorgono una volta terminata la terribile ascesa che li ha portati fin lassù. Dopo due ore di scalata ininterrotta, sotto un sole implacabile, quel baretto insulso, che in qualsiasi altro posto non degneresti neppure di uno sguardo, appare come un miraggio, una specie di oasi in mezzo al deserto. Dopo tanta fatica e sudore, rappresenta l’unica e sola meta finale, il punto di arrivo dove rifocillarsi, riposarsi, mangiare qualcosa, guardarsi attorno, fare qualche selfie. E poi sì, con tutta calma, dare un’occhiata anche al Monastero, perché no, ma dopo.
Non sorprendetevi quindi se il locale è estremamente affollato, al punto di dover sottostare a lunghe attese per acquistare una Coca Cola o un ghiacciolo. In certi momenti della giornata è perfino impossibile riuscire a trovare qualcosa da mettere sotto i denti e bisogna aspettare che giungano dal basso, a dorso di muli, i nuovi rifornimenti. La sua posizione, tuttavia, lo rende perfetto per sedersi un attimo a ammirare lo splendido monumento che si trova di fronte, stando all’ombra e sorseggiando qualcosa di fresco.

Una volta arrivati fin lassù, direte, l’escursione sembrerebbe terminata. La salita l’abbiamo affrontata; il Monastero lo abbiamo visto; cosa ci resta ancora da fare (a parte raccogliere il coraggio per affrontare l’altrettanto terribile discesa)? Niente di più sbagliato. I giordani, il cui senso del marketing turistico è particolarmente sviluppato, si sono inventati un’ulteriore appendice all’attività principale: la visita al sito che loro chiamano “la fine del mondo“. Il cartello sopra, che si trova all’inizio di un sentiero sabbioso a pocchi passi dal bar, penso renda l’idea della situazione.

Percorrendo con lo sguardo il sentiero, vi accorgerete che si inerpica su un enorme blocco di roccia sulla cui sommità appare una sorta di belvedere coperto da una tettoia. Sembra a portata di mano, quindi fattibile. Nondimeno, esorto tutti a dei nostri sensi quando interpretano le distanze in un deserto. La purezza dell’aria e l’estrema luminosità del paesaggio, possono trarre in inganno: ciò che sembra vicino in realtà è distante parecche centinaia di metri. D’altronde, basta dare un’occhiata alla foto sopra, e focalizzare l’attenzione sulle figure umane, per rendersene conto: sulla sommità sono così piccole da sembrare dei puntini!…
Ma tant’è… sei arrivati fino a lì, ti senti ancora in grado di salire qualche scalino e – cosa da non trascurare – vedi gente sovrappeso e più anziana di te che affronta la salita senza battere ciglio… non puoi esimerti dall’impresa. Devi arrivare fin lassù, a ogni costo!

L’immagine sopra mostra in che condizioni si trova il percorso verso la cima. La prima parte, è vero, è un semplice sentiero che si snoda a zig zag lungo la parte iniziale del pendio, quella meno ripida. La seconda parte, però, è praticamente una salita al Monastero bis, dovendo affrontare gradini smussati e in più parti crollati. La meta finale è la bandiera che si vede in alto a sinistra.
Ci vuole almeno mezzora prima di arrivare in cima, fra sezioni dissestate, scale franate, le inevitabili file quando il percorso si stringe e rende difficile il passaggio a più di una persona per volta: assicuro comunque che l’ascesa esaurisce le ultime riserve di energia rimaste. In cima si trova il belvedere, come detto, che non è altro che l’ennesima attività commerciale semi-legale gestita dai beduini a Petra. In questo caso si tratta di un bar che offre i seguenti servizi, tutti a pagamento: una foto con il tuo cellulare a te e il panorama tutto intorno (notevole); bevande ghiacciate prelevate da frigoriferi da camper, tutte offerte a caro prezzo; il permesso di poter scattare le tue foto da quella posizione privilegiata; la possibilità di sdraiarsi su tappeti logori e pieni di sabbia per assaporare un improvvisato té nel deserto. Pochi, in realtà, sottostanno a tali pretese, anche perché ci si accorge subito che da quella posizione partono altri due sentieri, uno a est e uno a ovest. E tutti e due conducono a ulteriori punti di osservazione che sembrano, a tutti gli effetti, migliori di quello in cui ci troviamo.

Non è da meravigliarsi, dunque, se quasi tutti i turisti utilizzano quella piattaforma come una meta provvisoria, un pit-stop dove riposarsi un attimo all’ombra prima di procedere oltre, evitando di acquistare alcunché. Io mi sono fermato proprio un attimo, per prendere fiato, e poi mi sono rivolto verso il belvedere successivo, quello della foto sopra, da dove la vista senbrava decisamente più ampia e appagante. Raggiungerlo mi è costato un altro quarto d’ora di sole a picco e gambe tremanti, ma ne è valso la pena. Da lì, davvero, sembrava di essere giunti alla “fine del mondo”…