Il castello di Kerak, l’ultima fortezza crociata in Terrasanta

Il vicino Medio Oriente è stato teatro di numerose guerre “di religione” le cui conseguenze sono evidenti ancora oggi. Crociate e jiad si sono succedute nel corso di secoli senza quasi soluzione di continuità, e questo al solo scopo di conquistare, annientare, ridurre all’impotenza qualsiasi idea contraria alla propria – e allo stesso tempo conquistare ricchi territori e rotte commerciali. Il tutto in nome di un dio unico – adorato da entrambe le parti senza eccezioni – ma che evidentemente non aveva particolari preferenze per l’una o l’altra fazione, visto che ha dispensato gioie e dolori con equità e spensieratezza a tutti i contendenti…

Un po’ di storia

Una veduta geneale del sito con il villaggio sullo sfondo

La Giordania è stata ampiamente coinvolta in tali guerre. Conserva ancora molte vestigia di questo passato tumultuoso: all’epoca, infatti, i suoi territori orientali erano il confine naturale tra la civiltà delle città costiere e il mondo barbaro e sconosciuto del desento arabo. Su questa linea ideale, posta a guardia di Gerusalemme e dei porti mediterranei, sorgevano numerosi castelli crociati, costruiti tutti all’indomani della prima (e unica) conquista della città santa (1099).

Il castello di Kerak (Al-Karak) era una di queste fortezze. Dominava una vasta vallata e controllava le rotte commerciali che collegavano Damasco (allora in mano ai turchi) all’Egitto e alla Mecca, imponendo dazi e imposizioni varie. Finchè i rapporti con i vicini musulmani si limitavano a qualche gabella e poco altro, il castello non rappresentò una minaccia per il circostante mondo arabo.

La situazione cambiò drasticamente quando la fortezza passò sotto il controllo di Reinaldo di Chatillon (1176), uno dei personaggi più controversi e crudeli delle crociate. Il signorotto (che era anche il capo dei Templari), si distinse quasi subito per l’allegra abitudine di assalire e depredare le carovane di pellegrini diretti alla Mecca. Fu proprio l’ultima di queste provocazioni che fece infuriare il famoso condottiero turco Saladino e a decretare, in sostanza, la fine del controllo cristiano della Terrasanta. All’indomani della disfatta crociata a Hattin (1187) – in cui Reinaldo fu giustiziato personalmente da Saladino – il castello fu sottoposto ad un lungo assedio e dopo un anno capitolò definitivamente.

Come si raggiunge Kerak

Il castello di Kerak merita una visita perché è senza dubbio una delle fortezze meglio conservate del Medio Oriente. Si trova a circa 125 km a sud di Amman ed è la tappa intermedia perfetta durante il tragitto verso Petra o il deserto del Wadi Rum. Tuttavia, non è facile da raggiungere. I bus pubblici locali collegano la stazione sud di Amman (Wihdat) con la città di Kerak, ma hanno orari poco flessibili. Molti viaggiatori preferiscono contrattare un taxi privato per l’intera giornata lungo la Strada dei Re o unirsi a un tour organizzato.

L’opzione consigliata è quindi quella di prendere un’auto a nolo, e in questo caso le vie di accesso sono due: la Strada dei Re (Route 35), il percorso più panoramico e suggestivo; la Desert Highway (Route 15), la via più veloce anche se più distante dalla meta. In termini di durata: 2 ore da Amman, 1 ora e mezza dal Mar Morto, 2 ore da Petra.

Cosa vedere all’interno del complesso

L’ingresso è compreso nel Jordan Pass, altrimenti si paga il biglietto (2 JOD). Una volta dentro, non ci sono percorsi predefiniti: si può circolare a proprio piacimento, passando da un ambiente all’altro con leggerezza e disinvoltura. Nessuno verrà mai a disturbare o a offrire servizi non richiesti. Ma occorre anche tenere a mente che gran parte delle attrattive si trovano sotto i nostri piedi. Il castello di Kerak infatti è un vero e proprio labirinto sotterraneo su vari livelli.

Una delle più imponenti gallerie del castello

L’attrazione principale è infatti costituita dai passaggi sotterranei e le gallerie: una intricata rete di cunicoli, scuderie e magazzini sotterranei con maestose volte a botte. Posso affermare che gran parte delle visita consiste proprio nell’intrufolarsi all’interno di questi corridoi, a volte piuttosto oscuri, esplorando ambienti che tutto sembrano meno un luogo idoneo a viverci stabilmente. Eppure, per 46 anni, il castello è stato occupato da una cospicua guarnigione di soldati crociati e templari, con armi e cavalli al seguito, molto spesso in condizioni di disagio o di sovraffollamento per via dei numerosi assedi a cui il castello era soggetto.

Una delle cucine del castello

Una testimonianza di comune vita domestica sono le cucine e i depositi che sorgono lungo i corridoi interni. Ci sono forni e grandi macine di pietra utilizzate le la produzione di olio e farina, alimenti indispensabili per degli uomini di provenienza occidentale. Il cunicolo più suggestivo è la Galleria dei Rosoni, caratterizzato da un finestrone a rosone, appunto, che ne illumina la prima parte. Oltre è visibile un ampio spazio che serviva per il commercio interno e per l’alloggio delle truppe durante i periodi di assedio.

Il panorama su una delle vallate sottostanti

Il momento più esaltante, però, è quando si sale sui resti dei torrioni e si contempla il paesaggio circostante. La vista è magnifica: da qui, nelle giornate limpide, è possibile persino vedere il Mar Morto! Le due valli sottostanti, che si congiungono proprio davanti al castello, sono caratterizzate da numerosi appezzamenti coltivati a ulivi, mandorle e grano. Il tutto in perfetta armonia con la natura circostante.

Il museo archeologico

Una volta terminata la visita al castello è opportuno dare un’occhiata anche al vicino Museo archeologico (compreso anch’esso nel Jordan Pass). Si trova all’interno del complesso ma appena fuori dal profondo fossato che difendeva la fortezza dal resto del villaggio. Non serve fare troppe deviazioni per raggiungerlo: è collocato proprio accanto all’uscita del sito. Raccoglie reperti archeologici della regione che vanno dai tempi remoti del Neolitico all’epoca dei Moabiti e dei Nabatei, passando poi per i Romani, i bizantini, gli arabi e i turchi ottomani. Testimonianza più che efficace del fatto che il luogo è sempre stato frequentato dall’uomo fin dagli albori della civiltà.

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