Non è probabilmente il sito Maya più famoso del Messico e non ha grandiosi monumenti da fotografare. Tuttavia Yaxchilan offre un mix di avventura, scoperta, esplorazione che nessun altro luogo del Messico possiede. Una conbinazione unica tra archeologia, natura e isolamento che lo rende a mio parere uno dei luoghi più affascinanti da visitare nel Chiapas.
Raggiungere questa antica città Maya non è semplice. Non ci sono strade che conducono direttamente alle rovine e il viaggio prevede una lunga navigazione sul fiume. Ma è proprio questa difficoltà a rendere Yaxchilan così speciale: dopo aver attraversato la giungla e risalito il fiume, ci si ritrova davanti a un’antica città quasi sepolta dalla vegetazione, dove i richiami delle scimmie urlatrici e i rumori della foresta accompagnano la visita.

Yaxchilan si trova praticamente al confine con il Guatemala. Quindi è una escursione da programmare con cura, senza lasciare niente al caso, perché è davvero molto distante da qualsiasi altra città del Chiapas. Sorge su una grande ansa del fiume Usumacinta, nel cuore di una foresta fittissima e lussureggiante, la Selva Lacandona. Per raggiungerlo bisogna arrivare prima al minuscolo centro di Frontera Corozal e da qui prendere una delle piccole imbarcazioni che percorrono il fiume fino al sito archeologico.
Il percorso sul fiume dura poco meno di un’ora. Per lunghi tratti ci si trova a navigare a cavallo del confine tra Messico e Guatemala, nel silenzio più assoluto (a parte il rombo del motore), avvolti da una foresta che incombe su entrambe le rive con la sua minacciosa presenza. Il fiume non è particolarmente largo ma è tranquillo; l’ambiente circostante trasmette una sensazione di isolamento che rende il viaggio un tantino avventuroso. Per qualche decina di minuti non ci sono strade, automobili o grandi centri abitati: soltanto acqua, foresta e il rumore del motore della barca.

Infine si approda su una grande spianata, priva di vegetazione. E’ l’ingresso al sito archeologico, ma di rovine non se ne vede neppure l’ombra. Occorre percorrere un breve sentiero che si insinua nella giungla, sempre più stretto e tortuoso, finchè non si raggiunge un primo complesso appena visibile. Il sentiero lo rasenta per qualche metro e conduce ad una doppia porta che rappresenta, in pratica, l’ingresso ufficiale al sito.

Lo spettacolo che si apre davanti a noi è magnifico. Le rovine degli edifici convivono con la foresta in modo perfetto: sembra quasi che sia intervenuto un paesagista esperto per disporre gli elementi, sia naturali che di origine umana, in ordine e in armonia. Alberi enormi crescono accanto agli edifici e in alcuni punti sembrano quasi avvolgerli. Ciò è più evidente nella spianata più grande, quella che viene chiamata la “Gran Plaza”. In origine era lo spazio cerimoniale più importante della città. Oggi è un bellissimo prato erboso in cui i resti di antichi edifici contendono lo spazio ad alberi e piante rampicanti.

Tra le strutture più interessanti c’è l’Edificio 33, considerato uno dei monumenti più importanti di Yaxchilán. L’edificio domina una parte del complesso e conserva elementi architettonici e decorativi che testimoniano l’importanza della città durante il suo periodo di massimo splendore. Per raggiungerlo bisogna affrontare una delle caratteristiche più curiose della visita: una ripida scalinata che attraversa la vegetazione e conduce verso la parte superiore del complesso.

Un’altra caratteristica del sito sono le numerose pietre scolpite a rilievo. Gli antichi Maya utilizzavano le superfici degli edifici per rappresentare sovrani, divinità, guerrieri e scene legate alla vita politica e religiosa. Le sculture di Yaxchilan sono particolarmente importanti perché hanno permesso agli archeologi di ricostruire numerosi episodi della storia della città. Le iscrizioni raccontano infatti successioni dinastiche, guerre, alleanze e cerimonie.

La struttura forse più suggestiva di Yaxchilan è il cosiddetto Labirinto. Il nome deriva dalla particolare configurazione degli ambienti interni, caratterizzati da corridoi, stanze e passaggi relativamente bui. Entrare al suo interno significa abbandonare per qualche momento la luce intensa della giungla e muoversi attraverso un ambiente quasi completamente immerso nell’oscurità. L’esperienza è molto diversa dalla semplice osservazione di una piramide o di una piazza monumentale. Qui si percepisce maggiormente l’architettura come spazio da attraversare, e non soltanto come qualcosa da osservare dall’esterno.
Attraversare questo luogo procura però un po’ di apprensione. Il cunicolo che si presenta davanti a noi è buio, stretto, dai soffitti bassi, e non si scorge a prima vista l’uscita. Non è adatto quindi a chi soffre di claustrofobia. Si attraversa solo grazie all’ausilio di torce – quindi consiglio di arrivare a Yaxchilan con il cellulare ben carico. Altro consiglio: durante la camminata nell’oscurità, evitare di dare un’occhiata alle pareti circostanti. L’edificio è l’habitat naturale di ragni giganteschi, scolopendre e centinaia di piccoli pipistrelli che ogni tanto si divertono a volteggiare sulle nostre teste. Meglio camminare con la testa bassa, badando solo a dove mettere i piedi.

Durante la visita è possibile incontrare numerosi animali: lucertole, iguane, scoiattoli e piccoli mammiferi, senza contare la miriade di uccelli che cantano e svolazzano tra i rami. Tuttavia, il suono più caratteristico è senza dubbio quello delle scimmie urlatrici. Il loro verso può essere sorprendentemente potente e, quando arriva dalla foresta senza che sia possibile vedere gli animali, contribuisce a creare un’atmosfera quasi surreale. Ho avuto la fortuna di avvistarne un paio, durante la visita, ma l’esperienza non è stata gratificante come speravo. I due individui se ne stavano a cavalcioni sui rispettivi rami e sembravano dormire beatamente, assolutamente incuranti dell’interesse che avevano suscitato tra i loro cugini primati di sotto.

Visitare Yaxchilan richiede una programmazione accurata. E’ consigliabile partire presto, sia per evitare le ore più calde della giornata, sia perché la visita richiede tempo tra navigazione, camminata nella giungla e area archeologica. Non è quindi il luogo ideale per una scappata e via. Inoltre, occorre fare i conti anche con il clima, che il più delle volte è caldo e umido all’inverosimile; una situazione che può stroncare chiunque, specie se alle prese con lunghe camminate su sentieri irregolari e salite su scale sconnesse.
Consiglio quindi di portare scarpe da trekking, o con buona aderenza; acqua in quantità sufficiente; cappello e creme solari; repellente per insetti e un abbigliamento leggero, preferibilmente tecnico.