Le chiese del Chiapas: alla scoperta del sincretismo religioso Maya

In Chiapas le chiese abbondano. La maggior parte di esse possono rivaleggiare con le più celebri cattedrali europee, quanto a bellezza, architettura, longevità e autorevolezza. Ciò che tuttavia differisce da una qualsiasi altra chiesa cattolica è che in Chiapas non tutti i riti sono propriamente cattolici. O perlomeno non del tutto. In apparenza, ogni aspetto della liturgia, degli addobbi, della disposizione degli elementi sacri e del rito sono senza alcun dubbio in linea con la religione ufficiale. In realtà, mescolati tra i paraventi o inseriti tra una effige sacra e un crocifisso, emergono le credenze pre-cattoliche, sfacciatamente pagane, miracolosamente scampate alla distruzione culturale operata dai conquistadores.

Le chiese del Chiapas sono insomma uno dei meno celati e più tollerati esempi di sicretismo religioso al mondo. Con questo termine mi riferisco alla fusione o combinazione di diverse credenze, pratiche e filosofie religiose in un nuovo sistema di fede unico. Nel contesto del Messico (ma anche del Guatemala), il sincretismo Maya-Cattolico è il risultato (riuscito) di una strategia di resistenza all’imposizione forzata del cattolicesimo da parte dei conquistatori spagnoli a partire dal XVI secolo. In pratica, gli indigeni Maya, obbligati con la forza ad aderire alla nuova fede, non hanno abbandonato affatto le loro antiche credenze; hanno invece adattato gli elementi cattolici (santi, rituali, edifici) per farli coincidere con la loro cosmovisione pre-ispanica, tipicamente pagana.

Ne è scaturita una religione “ibrida”, complessa, all’apparenza assolutamente in linea con i precetti del cattolicesimo, salvo poi discostarsene in tutte quelle forme di liturgia che potremmo definire minori, collaterali, più popolari, ma proprio per questo più sentite dalla popolazione locale.

Le principali rappresentanti di questa fusione religiosa e sociale sono due chiese del Chiapas: la chiesa di San Lorenzo a Zinacantán e la ben più celebre e misteriosa chiesa di San Giovanni Battista a San Juan Chamula. Io le ho visitate tutte e due, ma solo della prima conservo delle immagini; nella seconda, infatti, è assolutamente proibito scattare qualsiasi foto, anche con il cellulare.

La chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo a Zinacantàn è un luogo di profondo significato spirituale e culturale per la comunità locale, composta prevalentemente dall’etnia indigena Tzotzil. Esternamente presenta uno stile coloniale piuttosto convenzionale, con facciata bianca e tetti in tegole rosse, ma il suo interno è molto più di un semplice luogo di culto cattolico. La prima cosa che colpisce, una volta entrati, è che è completamente addobbata con fiori di tutte le specie e colori. Ciò avviene soprattutto in estate, in occasione delle feste patronali, ed è peculiare di questa zona del Chiapas dove la coltivazione dei fiori è una delle attività economiche più rilevanti.

Un altare della chiesa di San Lorenzo invaso dai fiori

I fiori però non sono solo una fonte di reddito, ma rivestono un ruolo fondamentale nelle cerimonie religiose e nelle celebrazioni comunitarie Tzotzil. Sembra infatti che i fiori creino un “ponte simbolico” tra la vita quotidiana e la dimensione spirituale, permeando ogni aspetto dell’esistenza Tzotzil. L’uso esuberante, a volte eccessivo di addobbi floreali è una offerta di bellezza e purezza agli spiriti protettori e ai santi (che nel sincretismo locale sono spesso visti come le stesse entità). In sostanza, la decorazione abbondante riflette l’amore dei locali per l’eccesso decorativo, ma soprattutto l’importanza del fiore sia come elemento sacro nella loro visione del mondo, sia come prodotto simbolo della loro identità economica e culturale.

La chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista

L’altra celebre chiesa del Chiapas, ben più antica di quella di San Lorenzo, si trova a pochi chilometri di distanza, a San Juan Chamula. E’ la chiesa dedicata al santo patrono locale, appunto San Giovanni Battista, ed è anche (purtroppo) l’unico edificio religioso messicano in cui è rigidamente proibito scattare foto al suo interno. Questa chiesa è famosa in tutto il mondo per i particolari riti indigeni che si svolgono al suo interno, che fondono le tradizioni spirituali Tzotzil-Maya con elementi del cattolicesimo, come ho accennato in precedenza.

In realtà, la chiesa non funziona come una normale parrocchia cattolica, ma come un centro di guarigione e di culto spirituale, gestito interamente dalle autorità religiose indigene Tzotzil, gli H’iloletik (sciamani o guaritori locali). Ma le stranezze non finiscono qui. Appena si entra l’atmosfera è travolgente e completamente diversa da qualsiasi chiesa occidentale. In primo luogo, colpisce la totale assenza di banchi: i fedeli si inginocchiano o si siedono direttamente a terra, in questo modo rafforzando probabilmente quel legame con la madre Terra che è uno dei cardini della loro religiosità. L’altro elemento scenico soprendente è che l’intero pavimento è coperto da uno strato spesso di aghi di pino freschi, che emanano un profumo balsamico. Questo simboleggia l’unione con la natura, che è sacra nella cosmovisione Maya. Le statue dei santi cattolici sono disposte lungo le pareti e sono spesso vestite con abiti indigeni.

I riti che si svolgono qui sono principalmente cerimonie di guarigione e purificazione (limpia), guidate dagli sciamani, per ristabilire l’equilibrio della persona (corpo e spirito). Il paziente e la sua famiglia si siedono a terra davanti a una sezione di candele accese. Lo sciamano recita lunghe preghiere e canti in lingua Tzotzil – molto strana, perché composta da suoni simili a schiocchi – per invocare l’aiuto del santo/spirito protettore e individuare la causa della malattia.

Due rituali sono particolarmente curiosi. Il primo consiste nel far rotolare uova fresche sul corpo del malato allo scopo di assorbirne il male. Successivamente vengono rotte su una superficie per “leggere” e diagnosticare la malattia o predirne il decorso. Il secondo, ben più bizzarro, costringe i fedeli a bere grandi quantità di bibite gassate (Coca-cola o una bevanda locale, il pox, leggermente alcolica). Lo scopo è quello di accumulare più aria possibile nello stomaco e poi gettarla fuori tramite possenti e rumorosissimi rutti: si crede infatti che il ruttare forzato espella lo spirito maligno o l’energia negativa dal corpo.

In casi di malattia grave può essere richiesto anche un sacrificio animale, in genere un pollo. Grazie al cielo non ho assistito a questo scempio e mi sono accontentato della sinfonia dei rutti…

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