Thien Mù, la pagoda a sette piani della Signora Celeste

La visita della Pagoda della Signora Celeste (Thien Mù) fa parte del pacchetto di escursioni in giornata che comprende la cittadella di Hué, i bunker di confine tra i due Vietnam pre-guerra e la tomba dell’ultimo imperatore. Non c’è verso di modificare questo programma, neanche volendo, e per certi versi è comprensibile, visto che le tre destinazioni sono una parte importante del patrimonio storico del paese. Thien Mù, in particolare, viene offerto per ultimo, quasi al tramonto, per dar modo di ammirare il sole che scende sulle placide acque del Fiume dei Profumi.

Una dragon boat sul fiume

Il complesso si raggiunge via terra (come abbiamo fatto noi) oppure via fiume noleggiando una barca da Hué (le famose Dragon Boat). In ogni caso, la visita richiede il tempo strettamente necessario per poter ammirare, da tutte le angolazioni possibili, la famosa pagoda, ovvero la Torre Phudoc Duyen, la vera (e francamente unica) attrazione del luogo. Costruita del 1844 dall’imperatore Thien Tri, la torre è alta 21 metri ed è composta da 7 piani, ciascuno dei quali dedicato a una incarnazione del Buddha. Non è ufficialmente il simbolo della città di Hué ma poco ci manca, visto che è rappresentata in ogni dove in città.

Il grande braciere posto di fronte alla pagoda

Il suo nome deriva da una leggenda locale. Si narra che nel 1601 un’anziana donna vestita di rosso e blu apparve sulla collina di Hà Khê, annunciando che un grande signore avrebbe costruito lì una pagoda per portare prosperità al paese. Quando il primo signore della dinastia Nguyen, Nguyen Hoàng, udì la storia, interpretò il segno come un mandato divino e fece erigere il tempio, chiamandolo appunto “Pagoda della Signora Celeste“.

Le altre attrazioni del sito sono la Campana gigante, un pezzo di bronzo da oltre 2 tonnellate fusa nel 1710, il cui rintocco – si dice – può essere udito fino a 10 chilometri di distanza. Rimane un mistero come possa essere azionata, dato che si trova in una posizione così angusta da non consentirle ondulamenti… Poco distante si trova una grande stele sorretta da una tartarga gigante, simbolo di longevità e saggezza nella cultura vietnamita ed elemento fisso di quasi tutti i templi del paese.

Ma l’oggetto più curioso e affascinante del complesso è senza dubbio una vecchia auto, una Austin Westmister di colore azzurro, custodita sotto una tettoia del giardino. Sulle prime non si comprende il motivo di quella presenza all’interno di un complesso templare. L’auto, peraltro, di per sè non è neppure un pezzo d’antiquariato di chissà quale valore. Ebbene, solo dopo sono venuto a sapere cos’era e cosa rappresentava. Si trattava dell’auto che nel 1963 portò il monaco Thích Quang Dùc da Hué a Saigon (l’odierna Ho Chi Minh City). Lì, il monaco compì l’estremo gesto di autoimmolazione (si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco) per protestare contro le repressioni religiose del regime di Diem (il dittatore del Vietnam del Sud di allora, spalleggiato dagli americani). La foto di quel momento fece il giro del mondo, diventando uno dei simboli più potenti del XX secolo, e la macchina è oggi esposta come memoriale della sua lotta.

Il fiume dei Profumi

A parte le leggende o i fatti storici che caratterizzano questo luogo, il complesso della Pagoda della Signora Celeste è oggi soprattutto un luogo di pace e meditazione, con un bellissimo giardino interno e alcuni scorci davvero suggestivi sul vicino Fiume dei Profumi. Ed è tuttora un monastero attivo: è facile incontrare i monaci, vestiti di arancione, che studiano, passeggiano o si occupano dei numerosi bonsai presenti, veri capolavori di ingegnieria botanica.

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