Le Phi Phi Islands: l’escursione da sogno che i (troppi) turisti rischiano di rovinare

Se c’è un luogo che rappresenta il paradiso sulla terra, quello è senz’altro l’arcipelago delle Phi Phi Islands. Celebrato per le sue spiagge bianche, le enormi falesie che si ergono sul mare, le acque cristalline, le isole sono divenute famose grazie al film “The Beach” con Leonardo di Caprio. Da quel momento l’imperativo di ogni turista è stato: devo andarci, devo verificare di persona che un posto simile esiste davvero sulla terra. L’invasione è iniziata nei primi anni Novanta: dalle poche decine al giorno, più che altro occasionali, si è passato a un flusso continuo di centinaia e centinaia di visitatori ogni giorno, a turni successivi. E il fenomeno non accennava a sgonfiarsi: una escursione alle Phi Phi Islands, anche se solo in giornata, era il tour cui nessuno voleva rinunciare.

Il risultato? La foto di questo post lo chiarisce perfettamente. Nel 2013, anno della mia visita, la situazione era davvero disastrosa, sotto tutti i punti di vista. Imbarcazioni dappertutto, turisti accalcati sulla spiaggia, pochi posti dove balneare, ancor meno dove sedersi e godersi il paesaggio. Oggi non è più così, grazie all’intervento (forse tardivo) delle autorità che hanno via via inibito l’accesso alle aree più belle (e delicate) dell’arcipelago, arrivando perfino a chiudere il parco per qualche mese. Per descrivere cosa sono oggi le Phi Phi Islands, racconto brevemente la mia esperienza; in tal modo sarà più facile comprendere perché oggi non è più così agevole raggiungere quelle aree e come regolarsi per realizzare comunque una visita soddisfacente.

Le Phi Phi Islands nel 2013

Nel 2013, trovandoci a Phuket e avendo molto tempo a disposizione, decidemmo di visitare le Phi Phi Islands con un tour di un giorno. L’arcipelago più famoso della zona si trovava appena 45 chilometri a est ed era facilmente raggiungibile tramite motoscafo veloce, traghetto o perfino catamarano. L’escursione prevedeva la visita a Phi Phi Don, Phi Phi Leh (Maya Bay), la grotta dei Vichinghi e la Monkey Beach, l’isola delle scimmie. L’itinerario classico, insomma, comprensivo di pranzo in un self service di Phi Phi Don e noleggio di maschere e pinne.

Non fu una esperienza, per così dire, indimenticabile. L’organizzazione del viaggio si rivelò ben presto caotica e arrangiata, iniziando dal mezzo di trasporto, un motoscafo piccolo e piuttosto malmesso, per finire con il pranzo al ristorante, in cui mangiammo tutto meno ciò che ci era stato promesso. Ma vabbè, si trattava di un tour economico, ci poteva stare. Il peggio però doveva ancora venire. La tappa cloux dell’escursione, l’arrivo alla celeberrima Phi Phi Leh, fu la delusione più grande della mia carriera di viaggiatore seriale. C’erano tante imbarcazioni, di tutti i tipi e le dimensioni, che praticamente non riusciamo a scorgere la spiaggia. E sulla spiaggia la quantità di turisti che vagava un po’ comicamente senza meta era tale che trovare anche un lembo di sabbia dove sedersi si trasformava in una impresa titanica.

E così, il tanto desiderato approccio con il paradiso terrestre si è risolto in un momento molto imbarazzante, al limite della mortificazione personale. Mi sono trovato su quella spiaggia, con davanti un muro di barche ormeggiate a pochi metri della riva; dietro, una massa informe di vacanzieri che tentavano pateticamente di svolgere tutte le attività da spiaggia ma in un tempo e con spazi limitatissimi. Si cospargevano di crema, si sdraiavano al sole, qualcuno cercava di trovare un varco tra gli scafi delle navi dove potersi fare una nuotata. Ma la maggior parte restava in piedi, attonita, guardando nel vuoto, probabilmente realizzando che qualcosa era andato storto.

Le Phi Phi Islands oggi

Oggi, per fortuna, non è più così. L’accesso a Maya Bay è regolamentato per evitare il sovraffollamento distruttivo del passato. Innanzitutto, è consentito l’ingresso a circa 375-400 persone per turno (ogni ora). Una volta raggiunta la quota, bisogna attendere il turno successivo. Una volta sbarcati a Loh Samah Bay (l’ingresso sul retro, dato che le barche non possono più entrare direttamente nella baia di Maya), si ha a disposizione circa un’ora per esplorare e fare foto. A Maya Bay, infine, è severamente vietato nuotare per proteggere i coralli e gli squali. E’ consentito solo camminare sulla riva, o al massimo immergersi fino alle ginocchia in alcune aree sorvegliate. Esistono peraltro regole ferree da rispettare.  Come il divieto di usare creme solari contenenti sostanze chimiche dannose per il coralli; o il divieto di far volare droni senza un permesso speciale preventivo; o il divieto di portare contenitori di plastica monouso o consumare pasti completi sulla spiaggia.

Una mappa dell’arcipelago delle Phi Phi Islands con le mete più famose

Occorre anche tener presente che ogni anno il Dipartimento dei Parchi Nazionali thailandese chiude completamente l’accesso a Maya Bay per due mesi, solitamente dal primo agosto al 30 settembre. Ciò allo scopo di permettere alla barriera corallina e alla fauna marina (soprattutto i piccoli squali pinnanera) di rigenerarsi senza alcuna interferenza umana. Il resto delle isole dell’arcipelago, invece, rimane aperto tutto l’anno.

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