Due settimane in Corea del Sud: prime impressioni

La Corea del Sud è quel tipico paese che non sai come classificare. Non è la Cina, anche se in alcuni aspetti ci assomiglia molto. Non è il Giappone, ma ne condivide più elementi di quanto si immagini. E’ insomma una cosa a metà, mezza mezza, e per questo, forse, molti turisti non la considerano una meta appetibile.

Ebbene, posso testimoniare, dopo esserci stato, che la Corea del Sud è ben più di una bella copia di entrambi i paesi: è una nazione dinamica, divertente, ricca di luoghi affascinanti. Meno caotica ed esagerata della Cina; più calorosa e moderna del Giappone. Vale sicuramente la pena dedicarci, prima o poi, un po’ di attenzione; come del resto abbiamo fatto noi quest’anno (2025), decidendo di trascorrere 2 settimane in Corea del Sud.

L’immagine di copertina rende bene l’idea di cosa offre questo paese: edifici che lasciano a bocca aperta e antichi templi di legno. Modernità e tradizione, insomma, per la gioia dei nostri occhi e dei nostri sensi. E non c’è luogo, in Corea, in cui non si manifesti questo contrasto. Seul per esempio: è una delle più belle città che abbia mai visto, senza alcun dubbio. Alcuni quartieri (che potrebbero essere benissimo delle città, per noi piccoli europei), offrono spesso un mix di futuro e di passato in pochi chilometri quadrati: si possono ammirare infatti grattacieli dalle forme più estreme accanto ad abitazioni tradizionali Hanok, con i loro cortili ombrosi e i tetti a spiovente. Oppure palazzi avveniristici, dalle forme più strane e improbabili, vicini a templi dalle strutture sobrie e severe, immersi in vere e proprie oasi di verde.

La Corea del Sud è inoltre uno dei pochi luoghi al mondo che è possibile visitare affidandosi interamente al trasporto pubblico. La rete ferroviaria, simile a quella giapponese, è abbastanza capillare e veloce; e dove non arriva il treno, i collegamenti sono assicurati da una efficientissima rete di autobus, che raggiungono praticamente ogni città o villaggio del paese. Nondimeno, molti turisti scelgono di noleggiare un’auto perché in questo modo è più semplice raggiungere alcuni luoghi che sembrano – ma solo sembrano – fuori portata. E’ una scelta senz’altro ragionevole, non si discute, ma posso assicurare che guidare in Corea del Sud è più stressante che farlo in Italia, e non per il traffico o per l’inciviltà degli automobilisti. Il problema risiede piuttosto nel rispettare alla lettera tutti i limiti, i divieti, le regole del codice della strada in un paese che ti fa pagare cara la minima infrazione. Per non parlare dell’esagerata segnaletica stradale a cui prestare attenzione… Ce n’è abbastanza per stressarsi oltre ciò che è ragionevole sopportare nel corso di una vacanza all’estero.

Io e mia moglie abbiamo quindi optato per i tradizionali mezzi di trasporto pubblici: aereo (da Seul a Busan), treno (da Busan a Gyenogju), autobus (da Gyeongju a Jeogju), di nuovo treno (da Jeonju a Seul). Nelle grandi città (fondamentalmente Seul e Busan) ci siamo affidati quasi interamente alla rete metropolitana, tra le più efficienti e capillari al mondo. L’unico disagio, se così si può definire, è la lunghezza a volte eccessiva dei trasferimenti sotto terra. Ci sono stati casi in cui abbiamo trascorso più di un’ora in viaggio in metropolitana utlizzando linee da 20 fermate o più! Garantisco che trascorrere in piedi, appeso ad un corrimano di acciaio, più di un’ora in metropolitana non è così piacevole…

Una nota stonata in questo viaggio è stata la questione cibo. La cucina coreana non mi ha impressionato granché, lo confesso. E so già che solleverò il malumore, se non le proteste, di chi adora invece le pietanze coreane. A parte lo street food, che resta comunque molto simile a ciò che si trova in Cina, la cucina coreana si riduce a poche specialità locali e due o tre piatti che potremmo definire ormai internazionali. Tra questi, il famoso BBQ coreano, ovvero la pratica di potersi cucinare da sé, su una griglia posta al centro del tavolo, alimenti vari preventivamente marinati. Fra questi, quello più celebre è il manzo, vagamente simile al manzo di Kobe giapponese e quindi estremamente grasso, che viene servito a fettine sottili, pronto quindi per essere abbrustolito in pochi minuti sulla griglia incandescente.

Per il resto, ho apprezzato molto alcune ottime zuppe a base di vegetali e carne di maiale, oltre quello che può definirsi a pieno titolo il piatto nazionale coreano, ovvero il Gimbap: un piatto a base di riso con dentro vari ingredienti cotti (verdure, carne, uova, pesce) arrotolati in fogli di alga essiccata (nori) e tagliati a fette, come gli uramaki giapponesi. L’altra specialità nazionale, offerta addirittura nel corso del volo aereo, è il Bibimpap, un piatto che unisce in un’unica ciotola riso, verdure, carne, uovo e una salsa piccante, il tutto da mescolare vigorosamente prima di mangiare. L’uovo, spesso, è crudo.

 

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