Bibi Ka Maqbara: visita al “Taj Mahal dei poveri”

Nessun driver di Aurangabad vi porterà di sua iniziativa al complesso del Bibi Ka Maqbara. Non è certo la meta più importante in zona e quasi tutti i turisti occidentali preferisco utilizzare il poco tempo a disposizione per andare a Ellora e Ajanta. Qualsiasi altra opzione disponibile, anche se interessante, non viene minimamente presa in considerazione. Eppure io consiglio di recarsi in questo monumento che sorge nell’immediata periferia della città, non per altro per verificare perché viene scherzosamente – ma anche ingiustamente – definito il “Taj Mahal dei poveri”.

Questo piccolo capolavoro dell’arte Moghul, infatti, con le sue quattro alte torri e la cupola bianca che svetta verso il cielo, sembra davvero una replica fedele del ben più celebre Taj Mahal. Ma mentre il Taj Mahal di Agra fu costruito dall’imperatore Shah Jahan per la sua amata moglie, il Bibi Ka Maqbara ha un’origine diversa. Fu commissionato tra il 1651 e il 1661 dal principe Azam Shah, figlio dell’imperatore Aurangzeb, per onorare la memoria di sua madre, Dilras Banu Begum.

Sebbene a prima vista i due monumenti sembrino gemelli, il Bibi Ka Maqbara rivela qualche piccola magagna a uno sguardo più attento. Ad esempio, nell’utilizzo dei materiali di costruzione. A differenza del Taj Mahal, interamente in marmo bianco, il mausoleo di Aurangabad è un mix di materiali. Solo il basamento e la cupola principale sono in marmo, mentre il resto della struttura è rivestito nel ben più povero stucco di calce lucido, lavorato per imitare la finitura del marmo. Del resto, perché meravigliarsi? L’imperatore Aurangzeb aveva fama di essere piuttosto tirato nelle spese:  l’intera opera fu completata facendo economie su materiali e finiture, risultando però alla fine ugualmente riuscita.

L’ingresso sud al Bibi Ka Maqbara

In effetti, il colpo d’occhio iniziale è grandioso, non c’è che dire. L’intero complesso è racchiuso in un enorme recinto rettangolare di circa 458 x 275 metri caratterizzato da basse mura merlate. Le porte d’ingresso sono due, ma quella predisposta al transito dei turisti si trova a sud del mausoleo. Subito ci accoglie un enorme ed elegante edificiuo esagonale con disegni floreali e grandi nicchie traforate; si paga il biglietto (100 rupie) e, nel caso volessimo anche fare foto o riprese video, si è costretti a versare un piccolo obolo di 25 rupie. Niente di esoso, per carità, se non fosse che qui, come in molti altri posti nel mondo, la stragrande maggioranza dei turisti scattano foto e video con il proprio cellulare, e per quello non è previsto alcuna tariffa…

Il viale centrale del Bibi Ka Maqbara

Una volta entrati, ci si trova davanti un lungo viale al centro del quale spicca una lunghissima vasca con fontane che sembra puntare dritta al mausoleo. I visitatori – proprio come avviene al Taj Mahal – si accalcano proprio all’inizio del percorso, nel punto pià favorevole per scattare la foto che ritrae il monumento, in lontananza, in perfetta simmetria rispetto alla piscina e ai suoi quattro minareti. E’ francamente il momento più irritante di tutta la visita, perché bisogna sgomitare parecchio per trovare il luogo e il momento giusto per realizzare lo scatto perfetto.

Il mausoleo sorge su una piattaforma elevata in pietra scura il cui corpo centrale è più slanciato e “sottile” rispetto al Taj Mahal. Questa scelta, insieme ai minareti più massicci, crea un contrasto visivo unico, davvero molto fotogenico. Quanto alla sua struttura interna, la tomba di Dilras Banu Begum si trova a un livello inferiore rispetto al pavimento principale. Al centro del salone principale c’è un’apertura ottagonale circondata da una balaustra in marmo traforato, che è possibile raggiungere tramite delle scalette interne. Guardando giù da questa apertura, si vede il sarcofago sottostante, rigorosamente esposto agli elementi, così come prescritto da una antica tradizione secondo cui la tomba di un devoto deve essere toccata dalla pioggia o dalla polvere. Ciò permette ai fedeli di gettare fiori e monete in segno di rispetto.

I giardini che circondano il mausoleo

I fedeli, appunto, e qui bisogna fare una precisazione. Il visitatore tipico del Bibi Ka Maqbara non è un pellegrino o un devoto. Gran parte dei turisti sono indiani, probabilmente di religione indù (non ho visto donne velate), che vengono a visitare il complesso per passeggiare, stare in compagnia di famiglia e amici e godersi il panorama. I religiosi islamici sono ben pochi e quasi tutti uomini.

Ciò che differenzia (in meglio) il Bibi Ka Maqbara rispetto al Taj Mahal è la tranquillità che vige al suo interno. Eccetto la zona iniziale, quella che offre il colpo d’occhio generale, il resto del complesso è praticamente deserto. La gente si disperde rapidamente tra i vari edifici e i giardini e per lunghi tratti è possibile persino avere la visuale libera da ogni interferenza umana. L’unico momento di crisi si ha, come del resto avviene in molte parti dell’India, quando vieni accerchiato da intere famiglie che ti chiedono, sempre molto educatamente, un selfie in loro compagnia.

Noi ci eravamo abituati e non abbiamo fatto storie. E così ci siamo prestati, più volte, al rito della foto di gruppo. Si è trattato di un gradevole momento di comunione, anche se, devo dire, di poca o nulla comunicazione: la maggior parte delle persone che ci hanno avvicinato non parlavano neppure una parola di inglese.

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