Raggiungere le grotte di Ajanta: il percorso più suggestivo

Ajanta sta a Ellora come la pittura sta alla scultura. Sebbene entrambi siano complessi rupestri scavati nella roccia, Ajanta è celebre nel mondo soprattutto per i suoi incredibili affreschi e murales buddisti, mentre Ellora è famosa per la sua maestosa architettura scultorea (come il tempio di Kailasa, scavato da un unico blocco di pietra). Per questo e per una serie innumerevole di motivi, i due siti religiosi ed archeologici vanno visitati insieme, possibilmente in sequenza, uno giorno l’uno, un giorno l’altro.

Le grotte di Ajanta si trovano nello stato indiano del Maharashtra, incassate in una gola a forma di ferro di cavallo lungo il fiume Waghora (o Waghura). Sono trenta cavità scavate nella roccia a partire dal II secolo avanti Cristo fino al 650 dopo Cristo, abbandonate per secoli e riscoperte per caso nel 1819 da un ufficiale britannico a caccia di tigri. Oggi sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO e custodiscono alcuni dei più spettacolari esempi di arte buddhista del mondo.

Come ci si arriva? La base è Aurangabad, come ho già raccontato in un articolo precedente. Da lì, Ajanta è a un centinaio di chilometri, due ore e mezza buone di macchina. Ci sono essenzialmente tre modi per arrivarci: il taxi privato (che è la scelta migliore, a patto di negoziare bene la sera prima); il bus governativo che parte la mattina presto (ma è sempre affollatissimo e si rischia di fare il tragitto in piedi); o tentare l’avventura prendendo un treno via Jalgaon (sconsigliatissimo, ci mette una vita!). Il mio consiglio è di noleggiare un taxi privato, o meglio, farsi abbordare da un conducente all’aeroporto e contrattare entrambe le visite (Ellora e Ajanta), possibilmente in giorni separati. La cifra sarà più alta, senz’altro, ma si tratta della strategia più adeguata per raggiungere entrambi i siti senza eccessivi strapazzi.

Il panorama che si gode dal viewpoint antistante le grotte di Ajanta

Il taxi privato ha inoltre un’altro indiscutibile vantaggio: ti porta dove vuoi tu. In questo caso, invece che lasciarti davanti all’ingresso principale del sito, intasato all’inverosimile di bus, navette e altri veicoli più o meno inquinanti, è possibile scegliere un altro luogo dove poter ammirare il panorama che si vede nella foto sopra. Basta chiedere del “higher viewpoint” di fronte ad Ajanta, e l’autista capirà perfettamente dove recarsi.

Mappa di Ajanta

Da qui inizia un percorso in discesa che è indiscutibilmente più lungo e faticoso di quello che scelgono gli altri turisti, ma senza dubbio più spettacolare. La mappa sopra mostra l’intero percorso. Il viewpoint di partenza sta fuori inquadratura, in basso, e corrisponde all’inizio di quel lungo sentiero che conduce al ponte.

Malgrado non ce ne sia bisogno, per affrontare la discesa è bene affidarsi ad una delle tante guide improvvisate che affollano il belvedere. E non perché la camminata verso il fiume presenti qualche difficoltà: al contrario, si tratta di una comoda scalinata, per nulla ripida, con molte zone di sosta dove prendere fiato e scattare foto. In realtà, lo possiamo considerare un semplice ed equo compromesso con gli abitanti del luogo, che forniscono un posto auto all’ombra, una toilette e molti generi di conforto, ma anche un servizio di accompagnamento personalizzato.

Il percorso ufficiale per entrare ad Ajanta

Ecco cosa avviene. Appena arrivati, i turisti vengono abbordati da sciami di ragazzi, a volte molto giovani, che ti chiedono se desideri essere accompagnato giù in mezzo alla foresta. E se rifiuti e inizi a scendere, non c’è problema: ecco che immediatamente un ragazzo, a volte appena maggiorenne, inizia a camminarti davanti, o dietro, con fare noncurante, come se andasse per i fatti suoi. In breve, però, inizia il lento e subdolo avvicinamento a quello che ritiene il capo (o il gestore della borsa): lo scopo è ingraziarselo e guadagnarsi la sua fiducia. Cosa che avviene facilmente perché questi giovani sono prodighi di consigli, indicazioni sui luoghi più suggestivi da fotografare, qualche nota storica o naturalistica, o anche di chiacchiere fini a se stesse. Inoltre, si offrono spesso per dare un aiuto fisico alle persone più anziane o a quelle che mostrano più difficoltà a scendere.

Devo dire che in fin dei conti non si tratta di un fardello insopportabile. I ragazzi predisposti a questo compito sono in genere molto svegli, parlano un buon inglese e sono davvero competenti su tutto ciò che descrivono. Il compenso non è trattato in anticipo: si paga alla fine, una volta superato il ponte e giunti all’ingresso secondario di Ajanta, e non è mai una cifra da svuotare il portafoglio. Da qui in poi si resta da soli. Per evitare di rifare tutta la strada da capo, ma questa volta in salita, basta comunicare al proprio autista (o mandarglielo a dire tramite il ragazzo accompagnatore) di spostarsi al parcheggio ufficiale e aspettarci lì.

La scalinata che conduce ad Ajanta dal viewpoint

L’avvicinamento alla meta è di per sé una avventura. La scalinata si snoda lungo il crinale e procede più o meno a zig-zag tra enormi blocchi di granito e macchie di foresta pluviale. Una passeggiata davvero gradevole, se non fosse per il caldo e l’umidità, sempre molto alta da quelle parti. Se piove è ancora peggio, perché si rischia seriamente di scivolare. Pertanto il consiglio è di non intraprendere questa via se non si è assolutamente certi del proprio stato fisico e delle proprie calzature.

Il percorso attraversa la foresta e per molti minuti non si scorge altro che alberi, arbusti e rivoli d’acqua che si precipitano giù creando pozzanghere di varia dimensione e profondità. Solo dopo aver sorpassato un ripido gomito che sfocia in una spianata, molto accidentata, si inizia a scorgere il grandioso scenario delle grotte di Ajanta. Siamo arrivati al cosiddetto “lower viewpoint” (vedi mappa sopra), il posto più favorevole per avere una visione d’insieme dell’intero sito. Il belvedere, in realtà, non è proprio indicato a chi soffre di vertigini, dal momento che si sporge su un ripido dirupo che precipita direttamente nel fiume sottostante. Le misure di sicurezza sono ridotte a una balconata di metallo piuttosto male in arnese, con larghi tratti in disfacimento e numerosi varchi sul vuoto che procurano la pelle d’oca. Quindi occhio a non avvicinarsi troppo al bordo.

La più spettacolare cascata di Ajanta

E’ l’ultima zona relativamente pianeggiante per prendere fiato prima di scendere giù al fiume e attraversarlo. Ma vale la pena fermarsi un attimo per ammirare il grandioso panorama che si apre davanti ai nostri occhi. La vista è stupenda. La gola a ferro di cavallo si dispiega ai nostri piedi, enorme e magnifica. A destra si intravede il ponticello che conduce all’entrata secondaria del sito, la nostra meta. A sinistra (ma bisogna sporgersi un poco, quindi attenzione), si scorge una serie di cascate che alimentano il fianco del fiume. Ripeto, non è facile osservarla in tutta la sua altezza, a meno di non prendere un sentiero secondario che conduce ad un altro belvedere, in parte nascosto dai massi neri che spuntano dal terreno.

Non resta altro quindi che percorrere gli ultimi passi che conducono al ponte sul fiume, attraversarlo, salire i pochi scalini che conducono all’ingresso, pagare il biglietto ed entrare nel sito. Ma di cosa riservano le grotte di Ajanta ne parlerò in un altro articolo.

 

 

 

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